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La Penna degli Altri

I calciatori al fronte che morirono per l’Italia

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IL GIORNALE DI VICENZA (Alessandro Lancellotti) – Correva l’anno 1916. L’Italia era entrata in guerra contro l’Impero austroungarico e quello tedesco solo 11 mesi prima. Il fronte italiano partiva dal lago di Garda e arrivava a Gorizia: tutto l’Altopiano di Asiago e la pianura vicentina furono interessati dagli eventi bellici. La provincia berica infatti confinava direttamente con I’Impero austroungarico (il Trentino era in Austria) e sulle montagne e in particolare tra i paesi dei Sette Comuni si cercò di contenere la Strafexpedition, ovvero la spedizione punitiva nemica, che di contro rappresentò la prima grande battaglia difensiva italiana. Nella Grande Guerra partirono alla volta del fronte anche moltissimi sportivi e calciatori dell’epoca. E anche sulle montagne vicentine ne arrivarono molti. Il 30 aprile dello stesso anno si era disputata, nonostante tutto, la finale della coppa federale vinta dal Milan sul Genoa: il calcio era già uno sport di massa e ne parlavano tutti i giornali. Dopo questa finale tanti calciatori appesero le scarpe al chiodo e infilarono gli scarponi per partire alla volta del fronte. Il primo calciatore a cadere fu Luigi Ferraris, giocatore del Genoa e tenente d’Artiglieria da Fortezza. Morì sul Monte Maggio al confine tra Arsiero e Folgaria il 23 agosto del 1915. Decorato con medaglia d’argento al Valor Militare, a lui il 1 gennaio 1933 verrà intitolato lo stadio e la sua medaglia venne sotterrata vicino a una porta. Ferraris fu cremato a Vicenza e vi rimase fino al 1919 per poi essere portato nella tomba di famiglia a Saluzzo. Il 1916 fu invece l’anno più infelice per i calciatori italiani al fronte con tredici caduti: tra i primi a morire il 29 maggio sul Monte Pasubio fu il sottotenente Salvatore Caputi della Brigata Volturno, calciatore dell’Ideale Bari. Morì anche Ezio Calvi sotto-tenente dell’8° Reggimento Alpini, calciatore del Vicenza: morì il 1° giugno all’ospedale militare di Thiene. Cadde anche Ruggero Valle, sottotenente della Brigata Catanzaro e calciatore del Naples, decorato con medaglia d’argento al Valor Militare. Tre giorni dopo perì un altro pioniere dello sport campano, di ruolo portiere, nel Naples e sottotenente dei Granatieri di Sardegna: Teodoro Capocci fu ucciso sul Monte Cengio e fu decorato con medaglia d’oro al valor militare e due medaglie d’argento.

Il 16 di giugno perì ad Asiago il capitano del 5° Reggimento Bersaglieri l’irredento Giovanni Grion, nato a Pola in Istria: a lui nel dopo guerra fu intitolata la squadra di calcio della città. Il 26 dello stesso mese a soli 19 anni cadeva anche Erminio Giana, nato e vissuto a Gorgonzola. Giana perì sul Monte Zugna, tra l’Adige e la Vallarsa: era sottotenente del 4° Reggimento Alpini decorato di medaglia d’argento. La squadra della sua città porta il suo nome. Il primo luglio fu ucciso sul Monte Interrotto il sottotenente della 162° Brigata Ivrea Benigno Dalmazzo, calciatore e cannoniere della Juventus con 49 presenze e 25 reti tra il 1910 e il 1915: a lui dedicarono un cippo tuttora visibile nel luogo della sua dipartita dove c’è scritta la frase: “Guidando i suoi fanti all’assalto qui periva da prode”.

L’ultima vittima di quell’anno fu il calciatore del Vicenza Valentino Giaretta del 6° Reggimento Alpini: esalò l’ultimo respiro sul Dente austriaco del Monte Pasubio il 10 settembre. Giaretta fu decorato con medaglia d’argento e sepolto presso l’Ossario monumentale del Pasubio di fianco alla tomba del Maresciallo d’Italia Guglielmo Pecori Giraldi.

Nel 1917 ci furono altri dieci caduti: il primo perse la vita sul Pasubio il 17 aprile. Era il geniere Rinaldo Rossi, grigiorosso della Cremonese. Il 10 giugno perirono due medaglie d’argento: ad Asiago  il nero azzurro pisano Eschini, tenente del 1° Reggimento Alpini. Sul Monte Zebio perse la vita l’attaccante del Vicenza Umberto Vallesella, sottotenente della Brigata Sassari e fratello del capitano e pioniere bianco-rosso Gino Vallesella. Da giugno a dicembre morirono calciatori dei club più famosi dell’epoca. Dell’Udinese era il mitragliere Gino Baletti, e del Modena gli ufficiali Zorzi e Vigevani, tutti periti sull’Ortigara. Ad Asiago, il 4 dicembre, cadeva disperso in combattimento il capitano del 7° Reg- gimento Alpini Val Cismon Enrico Busa calciatore del Vicenza e istruttore di sci: sarà decorato di medaglia d’argento.

Alla fine del mese di dicembre il giorno 26 periva all’ospedale da campo di Ravenna dopo le ferite riportate a Monte Valderoa nei pressi del Montegrappa, il tenente del 7° Reggimento Alpini Giuseppe Caimi: pioniere del calcio meneghino fu prima calciatore dell’Unione sportiva Milanese e poi calciatore dell’Internazionale. Caimi, 25 presenze e 2 reti con i neroazzurri, fu compagno di squadra di Virgilio Fossati perito nel 1916 a Monfalcone. Tra i calciatori che parteciparono al conflitto in Altopiano fu il più decorato con una medaglia d’oro al valor militare e tre medaglie d’argento.

Nell’ultimo anno di guerra, il 1918, vi furono altri otto caduti: il 28 gennaio durante la battaglia dei Tre Monti, sul Monte Valbella tra Sasso di Asiago e cima Ekar, il destino fece incontrare le sorti di Julio Bavastro italo-paraguaiano ex giocatore di Milan e Internazionale, e tenente del 20° Reggimento Bersaglieri. Sempre in Valbella morì Egidio Rovelli, aspirante del 5° Reggimento Bersaglieri. Entrambi perirono in quella battaglia ed entrambi avevano militato nel Milan: a tutti e due la medaglia d’argento al valor militare. Il 21 maggio morì il capitano aviatore Franco Scarioni, medaglia d’argento e bronzo: calciatore dell’Ardita Ausonia di Milano, a lui fu dedicata una società dilettantistica e una piscina nel capoluogo meneghino. L’ultimo calciatore soldato a cadere fu il sottotenente dei Bombardieri e portiere del Bologna Aldo Brivio, che morì sul Monte Grappa il 15 giugno: cinque mesi dopo il conflitto finì e oggi dopo cento anni ricordiamo coloro che lasciarono il pallone e i campi da calcio per partire per il fronte e non far più ritorno a casa.

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