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La Penna degli Altri

Tanti auguri Sampdoria, oggi sono 72, ma non li dimostri

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Il 12 agosto del 1946 nasceva la Sampdoria: Le origini

FOOTBALLNEWS24.IT (Dario Pittaluga) – Il cuore blucerchiato batte forte, sempre. Batte ancor di più oggi 12 agosto 2018. 72 anni or sono infatti, da una fusione tra Sampierdarenese e Andrea Doria nasceva la UC Sampdoria. E con lei nasceva quella che è universalmente riconosciuta come la maglia più bella del mondo. Blu come l’acqua del mare che bagna la liguria, bianca come la sua schiuma che si infrange sulla battigia, rossa come il sangue e la passione che alberga nel cuore dei tifosi, nera come un cielo colmo di pioggia prima di un temporale. Da quell’estate del 1946 ne è passata tanta di acqua sotto i ponti. La fusione nacque per salvare entrambe le società che avevano ripreso faticosamente le attività nel dopoguerra ma che avevano problemi economici e rischiavano di fallire entrambe. Per la neonata società venne appunto studiata una maglia che unisse i colori di entrambe le squadre, bianco e blu dell’Andrea Doria e Rosso-Nero della Sampierdarenese. Nacque una maglia unica con la caratteristica striscia bianco-rosso-nera su campo blu sormontata dalla croce di San Giorgio. La neonata Sampdoria, grazie alla fusione, poté iscriversi subito alla Serie A. Quella prima formazione ottenne apprezzamenti e simpatia fin da subito, con un gioco offensivo che veniva finalizzato dal mitico “attacco atomico” formato da Baldini, Bassetto e Gei. La Sampdoria impose subito il primato cittadino ai dirimpettai del Genoa vincendo il primo derby per 3-0. Vittoria che diventerà un’abitudine consolidata nel corso della storia blucerchiata. La squadra fin da subito raggiunse buoni piazzamenti chiudendo ad esempio al quinto posto nella stagione 48/49

L’era del presidente Alberto Ravano

Negli anni successivi la Sampdoria si assestò invece nella bassa classifica, lottando per la salvezza, fino all’avvento di un presidente che forse si può considerare il primo realmente ambizioso della storia blucerchiata: l’armatore Alberto Ravano. Questo presidente allargò i cordoni della borsa e acquistò giocatori di livello come Bernasconi, roccioso difensore, Tortul, prolifica mezzala, e Edwin “Eddie” Firmani, bomber italo-sudafricano detto il tacchino freddo. Grazie agli investimenti di Ravano la squadra si attestò su una buona qualità e rimase quasi sempre nelle zone nobili del campionato. Nel 1956 venne messo sotto contratto Ernst Ocwirk, capitano e regista della nazionale austriaca, 2 anni dopo arrivò l’argentino Ernesto “Tito” Cucchiaroni, che ha dato poi il nome alla frangia storica dell tifoseria blucerchiata. Nel ’60 poi arrivò Sergio Brighenti, attaccante della nazionale azzurra. Grazie a questi nuovi arrivi, aggiunti ai precedenti, la Sampdoria raggiunse il piazzamento che rimase per tanti anni il migliore della sua storia, un quarto posto nel 60/61. Purtroppo la società fu praticamente costretta a vendere la talentuosa ala Bruno Mora alla Juventus a metà stagione. E così pregiudicò un poco le sue possibilità di raggiungere un piazzamento migliore. In quella stagione la Samp fu superata solo da Juventus, Milan e Inter, e laureò capocannoniere con 28 reti il suo attaccante Sergio Brighenti. L’anno successivo debuttò in Europa per la prima volta della propria storia, nell’allora Coppa delle Fiere.

La prima dolorosa retrocessione in Serie B e il periodo pre-Mantovani

Questo picco così alto non venne più raggiunto dai blucerchiati, dati i successivi ridimensionamenti apportati dai presidenti che vennero dopo Ravano. La Sampdoria quindi, dovette subire anche l’onta della prima retrocessione in Serie B nel 65/66. Ma risalì prontamente l’anno successivo. In quegli anni la Samp poté avvalersi dei servigi di giocatori che passarono alla storia come Bob Vieri (padre di Christian), Luis Suarez, Mario Frustalupi, Romeo Benetti e Marcello Lippi, che vestì a lungo la fascia di capitano. Come detto prima però, la squadra non riuscì mai più ad eguagliare lo storico piazzamento del ’61, e, sopratutto negli anni ’70, passo alcuni anni in Serie B. E proprio in quegli anni arrivò la vera svolta per la società blucerchiata.

L’ineguagliabile era Mantovani

Nel ’79 arrivò un petroliere romano trapiantato a Genova, che aveva già avuto altri ruoli nell’organigramma blucerchiato. Paolo Mantovani, appena prese la Sampdoria fece subito capire che aveva grandi ambizioni. I suoi investimenti permisero alla società blucerchiata, dopo pochi anni, di tornare in Serie A. All’indomani della conclusione del mondiale vinto dalla nazionale italiana in Spagna nel 1982 la neopromossa Sampdoria debutto quindi nella massima seria, allenata da Renzo Ulivieri, e si presentò battendo in casa la Juventus con un gol di Mauro Ferroni. L’opera di miglioramento della squadra era già iniziata ma prosegui anno dopo anno, tassello dopo tassello con l’ingaggio di giocatori importanti come Luca Pellegrini, Trevor Francis, Roberto Mancini, Liam Brady, Pietro Vierchowood, Gianluca Vialli, Fausto Salsano, e tanti altri. Il solo vero grande rimpianto è stato il marziano Alviero Chiorri, che avrebbe potuto diventare uno dei migliori giocatori italiani, ma che purtroppo aveva una testa un po’ “matta” e un carattere sopra le righe che non gli permisero di sfondare. La Samp grazie a questo sapiente mix tra esperti e giovani calciatori cominciò a vincere e convincere su tutti i palcoscenici e, con allenatore Bersellini, nell’85 conquistò la sua prima Coppa Italia, in finale contro il Milan. L’altro importante tassello aggiunto alla squadra fu quello dell’allenatore serbo Vujadin Boskov che permise alla Samp di vincere in fila nell’88 e nell’89, 2 coppe Italia. purtroppo nell’89, una rimaneggiatissima Sampdoria venne sconfitta in finale di Coppa delle Coppe dal Barcellona. Ma si rifece l’anno dopo, nel ’90, andando a vincere 2-0 in finale contro l’Anderlecht allo stadio Ullevi di Göteborg, con Gol di Vialli e Mancini nei tempi supplementari. L’anno successivo i giocatori blucerchiati reduci dal mondiale con la nazionale italiana, e delusi dal ridicolmente basso impiego da parte dell’allenatore Azeglio Vicini, con sentimenti di rivalsa posero le basi per un campionato che passò alla storia per questi colori. Vialli e Mancini su tutti avevano un gran voglia di dimostrare al CT azzurro e all’Italia calcistica che i migliori attaccanti italiani erano loro, non altri. E così fecero grazie a una cavalcata esaltante, con meriti da parte di tutti. Gianluca Pagliuca portiere miracoloso, Lo Zar Pietro Vierchowood, miglior stopper italiano dell’epoca, Moreno Mannini, il capitano Luca Pellegrini, Pari, Katanec, l’inossidabile, simpaticissimo e fortissimo Cerezo, la velocissima ala Attilio Lombardo, l’esperto Beppe Dossena, e i gemelli del Gol Mancini e Vialli, completavano un formazione titolare supportata in panchina da giocatori come il giovane Marco Lanna, Alexei Mikhailichenko, Giovanni Invernizzi, Ivano Bonetti e Marco Branca. Questa squadra sbaragliò la concorrenza di Inter, Juventus, Milan, tutte più favorite dal pronostico rispetto ai blucerchiati, e vinse il suo primo e unico scudetto nel maggio del 1991, laureando anche Gianluca Vialli capocannoniere del campionato con 19 reti. Nella successiva stagione i blucerchiati, iniziarono vincendo la Supercoppa italiana contro la Roma. In Europa invece, dopo una sorprendente cavalcata in Coppa dei Campioni dove sbaragliarono squadre come la Stella Rossa di Belgrado, che annoverava tra le proprie fila giocatori come Mihailovic, Savicevic e Jugovic, arrivarono in finale. Di fronte avevano nuovamente il Barcellona, che all’epoca veniva considerato di certo alla portata dei fortissimi blucerchiati. Purtroppo la partita non fu fortunata. Si sentiva aria di fine ciclo, con Vialli promesso alla Juventus e il nuovo allenatore già pronto a subentrare a Boskov. Vialli e Mancini sbagliarono gol incredibili, che raramente sbagliavano, e poi un errore dell’arbitro, che invertì una punizione al limite dell’aria blucerchiata, quando già si pensava ai calci di rigore, spianò la strada alle capacità balistiche di Ronald Koeman che infilò Pagliuca e regalò una immeritata vittoria al Barcellona, sprofondando nel baratro i tifosi blucerchiati e donando tanta felicità ai tifosi rossoblù del Genoa per lo scampato pericolo di dover dividere lo stadio con i Campioni d’Europa. Dopo quella stagione iniziò un nuovo ciclo che portò a Genova, oltre al nuovo allenatore Eriksson, altri splendidi giocatori come Jugovic, e poi in seguito Platt, Evani e Gullit, ultimi acquisti del presidente Mantovani prima della sua prematura scomparsa per via di un male incurabile nell’ottobre del 1993.

Il periodo di presidenza Enrico Mantovani e l’era Garrone

L’onda lunga degli investimenti del defunto presidente permise al figlio Enrico nel 1995, di piazzare la squadra terza, e di vincere la quarta e ultima Coppa Italia contro l’Ancona. E così si concluse il decennio migliore della squadra blucerchiata, che la portò ad essere la squadra italiana più vincente dopo il Milan, in quell’arco temporale. Nel proseguo della sua avventura la Sampdoria ha affrontato alterne vicissitudini, la crescita e la consacrazione di Enrico Chiesa, prodotto delle giovanili, la sua cessione, l’arrivo di Vincenzo Montella, l’abbandono di Mancini, l’ingaggio di Flachi alla vigilia della retrocessione in Serie B nel ’99, il passaggio di proprietà da Enrico Mantovani alla famiglia Garrone, che ingaggiando Beppe Marotta ha riportato la Sampdoria in Serie A e in Europa. In seguito l’ingaggio di Antonio Cassano e i suoi 4 anni ad altissimi livelli e l’abbandono di Marotta all’indomani della qualificazione in Champions League. Poi la sorprendente retrocessione in Serie B l’anno successivo, per colpa di strategie societarie fallimentari, come la cessione di Pazzini e la rinuncia a Cassano. L’anno successivo il ritorno in Serie A grazie alla cavalcata miracolosa di Beppe Iachini che, subentrato al fallimentare Atzori, è riuscito nell’impresa di qualificarsi ai play off e di vincerli da ultima tra le squadre qualificate, cosa mai successa prima e mai avvenuta in seguito. La finale di ritorno contro il Varese è ancora negli occhi dei tifosi blucerchiati, come la cavalcata di Rispoli e il gol di Pozzi che sancì il ritorno nella massima serie.

Storia recente e auguri tinti di blucerchiato

Il resto è storia recente, la gestione di Edoardo Garrone dopo la scomparsa del padre Riccardo, l’arrivo di Massimo Ferrero, e gli ultimi anni gestiti dalla sua dirigenza.
In questi 72 anni la squadra blucerchiata ha portato in giro per Italia ed Europa la sua inconfondibile maglia, i suoi splendidi colori, e il suo modo di vivere il calcio, insegnatole da quello che a mio modo di vedere è stato il più grande presidente della storia di questo sport. Paolo Mantovani ci ha insegnato che tutti dovrebbero poter sperare nella vittoria di qualcosa di importante, e non solo i soliti noti. Ha educato i propri tifosi ad essere corretti con gli avversari e a portare fair play ovunque siano andati. Dalla sua scomparsa un po’ di questi valori si sono andati perdendo anche tra i tifosi blucerchiati. La speranza è che si possa fare in modo di recuperarli. Perché come amava dire il grande Paolo Mantovani “i tifosi della Sampdoria hanno perduto a Wembley, e hanno cantato, hanno visto Vialli andare via e hanno cantato. Fino a quando i tifosi della Sampdoria continueranno a cantare non vi saranno problemi per il futuro”. Buon Compleanno Sampdoria, il tuo cuore batterà forte, Sempre.

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