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La Penna degli Altri

26 agosto, la cura di mister Invernizzi

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LAGIORNATASPORTIVA.IT (Daniele Errera) – Il 26 agosto 1931 nacque Giovanni Invernizzi (scomparso nel 2005), tecnico dell’Inter che riuscì incredibilmente a rimontare Milan e Napoli nel 1970/1971

Presidente, non lo so. Ci devo pensare. Non posso darle una risposta in questo momento. Ci vediamo qua fra un paio d’ore, due tre ore. Lei mi deve dare questo lasso di tempo perché ci devo pensare bene. Ma non l’ho detto a nessuno, nemmeno alla moglie. Ho preso la mia macchinetta, la 500, e giravo, giravo”. Parole d’altri tempi. Era la sesta giornata della stagione 1970/1971 e presidente dell’Inter, Ivanoe Fraizzoli, aveva appena esonerato Heriberto Herrera. Per trovare velocemente una soluzione, chiese la disponibilità all’allenatore della Primavera meneghina, un passato in maglia nerazzurra, Giovanni Invernizzi. Che accettò. Cominciò così una delle pagine più liete della storia dell’Inter.

La stagione precedente era terminata con lo scudetto del Cagliari di Albertosi, Domenghini e bomber Riva. Inter al secondo posto, a soli 4 punti. Ma i metodi del sergente di ferro Herrera (Heriberto, non che Helenio fosse uno facile da sopportare) non andavano giù alla squadra e quando nella seconda stagione le modalità cominciarono a farsi insostenibili, il presidente Fraizzoli lo esonerò. Probabilmente a quel punto, nonostante fosse solo inizio stagione, la dirigenza interista non credeva più nello scudetto e così mise Invernizzi a traghettare la squadra. A Napoli poi, una grande squadra allora, l’Inter perse, ma sull’aeroplano che li stava riportando a casa si presentò la svolta della stagione: riunione dei giocatori che contano, la vecchia guardia.

Ma cosa abbiamo noi di meno degli altri avversari?”, chiese Mazzola. “Lo so, è il solito discorso che fanno le squadre quando le cose vanno male, ma ci mettemmo con Facchetti, Burgnich, forse anche con Bertini a dare i risultati possibili di noi, Napoli e Milan (le contendenti di allora, ndr). Alla fine, da quella nostra idea, risultava che potevamo vincere il campionato. In un primo momento lo dicemmo ad Invernizzi che ci guardò un po’ così. Poi vedemmo il presidente un po’ abbacchiato e così lo andammo a dire anche lui che ci rispose: <<siete giovani, voi ragazzi>>. E invece …”

La sconfitta con Napoli è la vera svolta della stagione. Quell’Invernizzi che guardò così mestamente i campioni nerazzurri nascondeva dentro il fatto che sapeva come quella fosse una squadra tutt’altro che da buttare. Aveva Mazzola, Corso, Facchetti, Boninsegna, Burgnich. Recuperò Jair che Heriberto Herrera aveva ‘prepensionato’. Durante la rincorsa a Napoli e Milan salì in cattedra proprio Invernizzi: “Ragazzi, questo è il momento buono. Se rimaniamo uniti in questo momento, vinciamo lo scudetto”. Vittorie con le dirette avversarie e quella chimera divenne realtà.

Aveva vinto il gruppo. La cura Invernizzi aveva funzionato. L’uomo giusto al posto giusto. L’unico uomo in casa Inter che poteva toccare psicologicamente la squadra e riassemblare un gruppo che da molto tempo era disunito: con Helenio Herrera avevano vinto tutto, ma ormai i trofei in bacheca non arrivavano da parecchio. Poi alcune cessioni (capitan Picchi e Luis Suarez, ad esempio), alcuni ritiri, il cambio di presidenza, la gestione povera d’umanità come quella che raccontano di Heriberto Herrera. Insomma, il gruppo era quasi allo sfascio. Secondo Burgnich la vittoria dello scudetto fu possibile grazie all’amalgama del gruppo. Fu possibile grazie a Giovanni Invernizzi, che oggi avrebbe compiuto 87 anni.

 

 

 

 

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