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La Penna degli Altri

Salvatore Bagni, “Diego, la rivolta dell’88 e la camorra: dico tutto”

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Salvatore Bagni “Il guerriero”, questo il titolo dell’autobiografia scritta con lo psichiatra napoletano Ignazio Senatore. Il racconto della storia della sua vita, la partenza da Correggio in provincia di Reggio Emilia a cercare fortuna altrove.

L’arrivo a Napoli e l’incontro con Diego Armando Maradona in ritiro, dove diventarono amici… non subito però. Avvenne dopo un duro scontro nel ritiro di Vietri sul Mare, un ritiro forzato voluto dall’allenatore Marchesi: “Ho sempre detto che da un punto di vista sportivo lui è un campione inavvicinabile. Non ha eguali nella storia del calcio. Ma quando si parla di persone, io sono Salvatore e lui Diego”.

Senza qual compagno fidato, forse Diego non sarebbe riuscito a fare ciò che ha fatto. Amici ma…”Penso che a Napoli nessuno mi abbia mai visto in giro dopo le nove di sera”, come a voler marcare una linea di frontiera, invalicabile, seppur nell’amicizia.

Altre storie strane e particolari nel corso della sua carriera, a cominciare dai compagni del Perugia coinvolti nello scandalo scommesse a quelli dell’Inter che non lo abbracciarono dopo il gol della vittoria sul Genoa perché, scoprì poi, c’era un accordo per il pareggio a Marassi.

E ancora una presa di posizione forte, decisa: “Molti napoletani hanno un’idea fissa su quello scudetto perso. Sono convinti che la camorra non avesse ritenuto possibile che il Napoli vincesse per il secondo anno consecutivo e si fosse comportata di conseguenza nella gestione delle scommesse clandestine. Molti pensano che alla camorra sarebbe saltato il banco se il Napoli fosse arrivato nuovamente primo. Dicevano che non avrebbero mai fatto vincere quel campionato al Napoli. La realtà è che abbiamo commesso un errore, abbiamo pensato troppo a Ottavio Bianchi. Eravamo una squadra molto unita e nelle ultime gare ci siamo ritrovati a corto di energie. Eravamo morti, non stavamo più in piedi», le sue parole per quello scudetto perso nel 1988.

Ancora storie di spogliatoio come la sfida a Ottavio Bianchi. Poi la vita da commentatore sportivo e osservatore… “vagabondo che non sono altro”.

Fonte Il Mattino del 26 aprile 2019

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