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La Penna degli Altri

#Prequel, prima del Professionismo: Intervista a Claudio Sclosa

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IOGIOGOPULITO.IT (Antonio D’Avanzo) – […] La sua storia di vita inizia a Latisana il 28 febbraio del 1961, nella provincia costiera di un Nord Est ancora incontaminato e agli albori di uno sviluppo economico e industriale. Il piccolo Claudio cresce nei vicoli e sulla spiaggia di Lignano Sabbiadoro, centro balneare che negli anni successivi sarebbe diventato uno dei più frequentati dai vacanzieri nel Nord Italia. Un luogo dove la dimensione umana era vissuta visceralmente e i legami costituivano un porto sicuro in cui rifugiarsi. Sclosa ci racconterà quella fase primordiale che ha preceduto il suo distacco dalla famiglia, quando da giovanissimo ha dovuto preparare la valigia di cartone per trasferirsi in una grande città come Torino.

[…] Sicuramente vivere a Lignano Sabbiadoro in quel periodo mi ha permesso di crescere in un ambiente sano e tranquillo, ma con un grande culto del lavoro. In questa cittadina tutti si danno da fare, dai più piccoli ai più grandi, perché bisogna sfruttare al massimo i pochi mesi della stagione estiva. Ed è proprio nei primi anni ’70 che nasce la Polisportiva Lignanese, la mia prima società. Tra l’altro con me giocava Edy Bivi (calciatore di serie A) e altri due ragazzi (Giorgio Martinis e Fulvio Venturuzzo che hanno giocato in serie B). In quella società ha esordito anche Gianluca Pessotto.

[…] Avevo un fratello, Giovanni, purtroppo è venuto a mancare diversi anni fa. Aveva 46 anni. Era più vecchio di me di 8 anni, stesso mio amore per il calcio. Lo adoravo come fratello, lo ammiravo come calciatore, il mio sogno da piccolo era un giorno poter giocare al suo fianco. E’ stato una figura importante per il mio percorso calcistico, sotto tutti i punti di vista. Mi spronava e mi bacchettava, non mi ha mai regalato niente, ma credo che quando ho esordito in serie A fosse più felice di me.

[…] A 14 anni mi sono trasferito a Torino, vivevo nei primi due anni in una pensione con gli altri ragazzi che provenivano come me da altre regioni. Frequentavo l’Istituto per Geometri, mi allenavo quasi i tutti i giorni. Tranne i primi mesi dove soprattutto la sera saliva la malinconia e la mancanza della famiglia, ho vissuto questa situazione abbastanza serenamente, la mia passione per il calcio mi faceva dimenticare tutto.

[…]Non parlerei almeno per il mio caso alle rinunce, la passione per questo sport faceva passare in secondo ordine tutte questioni relative al distacco, alla lontananza, ma nello stesso tempo mi faceva apprezzare in maniera esponenziale il valore della famiglia. Probabilmente tutto ciò ha influito nel volere crearne una mia: sono sposato da 36 anni con una gran donna, Stefania, e ho una splendida figlia di 32 anni, Giorgia. Sono la mia vita. 

[…] Ad un bambino personalmente direi di pensare soprattutto a divertirsi ed impegnarsi, impegnarsi e divertirsi, il resto viene da se.

[…] Gascoigne, mio grande compagno di squadra, è stato un calciatore diverso da tutti gli altri, era un personaggio sia dentro che fuori dal campo. Sicuramente ha dato una sua interpretazione al modo di vivere il gioco del calcio, solo lui e Maradona potevano farlo. 

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