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La Penna degli Altri

#Prequel, prima del Professionismo: Intervista a Nick “Dinamite” Amoruso

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IOGIOCOPULITO.IT (Antonio D’Avanzo) – Nick Amoruso racconta a iogiocopulito.it il suo sogno chiamato calcio, l’infanzia in un piccolo centro della Puglia, l’adolescenza a Genova lontano dalla famiglia, le amicizie che restano tali anche quando le strade si dividono.

Sampdoria, Fidelis Andria, Padova, Juventus, Perugia, Napoli, Como, Modena, Messina, Reggina, Torino, Siena, Parma e Atalanta. Quattordici sono le maglie indossate da Nicola Amoruso in tutta la sua carriera calcistica, […]. Tredici le squadre di Serie A, dodici le maglie con cui è andato a segno, un record condiviso insieme a Marco Borriello. Con 113 reti è inoltre il calciatore più prolifico della storia tra gli attaccanti che non hanno mai indossato la maglia della Nazionale Maggiore. Tre scudetti, una Coppa Italia, una Supercoppa Italiana, una Coppa Intercontinentale, una Supercoppa Europea, un Campionato d’Europa Under 21 nel suo palmares.

[…] Siamo una famiglia numerosa, 5 fratelli, 4 maschi e una femmina. Noi maschietti, con mio fratello Luca in particolare, giocavamo con la classica pallina di carta rappezzata con lo scotch. Nel nostro condominio a Cerignola, in provincia di Foggia, per fortuna, avevamo un campetto da calcio.

[…] Il mio ricordo più bello di bambino con la passione del calcio è legato alle domeniche passate ad ascoltare la radio.  Altri tempi… “Tutto il Calcio minuto per minuto” era un appuntamento fisso, ci chiudevamo in macchina con gli altri amichetti per ascoltare le radiocronache partite. 

[…] erano i tempi in cui Michel Platini faceva innamorare le folle, poi anche i miei amici erano tutti juventini.

[…] E’ stato soprattutto il mio papà ad assecondare il mio sogno, ma sempre cercando di farmi tenere i piedi per terra. A 13 anni e mezzo mi ha contattato la Sampdoria ed effettivamente nella mia famiglia c’è stato il grande momento della scelta e del confronto tra i miei genitori. Mia madre non era molto entusiasta, mentre mio padre le disse che non voleva togliermi questa possibilità perché un giorno avrei potuto anche rinfacciargli il loro rifiuto. Mio padre era un imprenditore, mia madre laureata in Scienze Biologiche. Fu una scelta piuttosto sofferta per mia madre che avrebbe preferito che mi dedicassi esclusivamente agli studi. Trovammo un compromesso con lei in cambio della mia scelta di continuare a giocare a calcio in una squadra importante, un club che lasciava intravedere una speranza: avrei dovuto diplomarmi al liceo scientifico come desiderava lei e nel frattempo potevo coltivare il mio sogno di giovane calciatore. 

[…] riuscii a terminare a Genova le scuole superiori senza troppi intoppi, tranne nel primo anno, quando fui rimandato in latino e matematica. In quella circostanza i miei mi obbligarono a studiare per un’estate intera, mattino e sera, per rimediare all’errore e per arrivare preparato agli esami di riparazione di settembre! Devo ammettere che dopo quella piccola lezione di vita venni sempre promosso. In realtà, a parte quel breve periodo di difficoltà, a me piaceva studiare[…] E’ stata un’esperienza umana fantastica, nonostante i sacrifici e la lontananza dagli affetti familiari. Dovevo badare a me stesso, avevo già grandi responsabilità, una condizione non certo semplicissima per un adolescente. Sotto il punto di vista della crescita umana è stata una delle mie migliori esperienze, dovevo confrontarmi con altri 25 compagni che vivevano la mia stessa situazione, sospesi tra il sogno e il sacrificio. Eravamo molto uniti e dormivamo tutti nella stessa pensione. Con alcuni, anche con quelli che non sono riusciti a diventare calciatori famosi, è rimasto un bel rapporto di amicizia.

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