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Storie di Calcio

Cinquantadue anni dopo… la “Farfalla Granata” vola ancora

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Lorenzo Tassi) – Siamo a Torino, estate ’67, e non è un’estate come le altre. La 128 esce dalle fabbriche torinesi, ma alcuni modelli sono privi di pezzi o presentano ammaccature e graffi sulle fiancate. Gli operai, di fede granata, si rifiutano di lavorare e boicottano la catena di montaggio. Sì, di fede granata, e non protestano per le condizioni lavorative o il salario. Il presidente del Torino, Orfeo Pianelli, è in procinto di vendere il “7”. Quasi mai come in quegli anni, il numero 7, entra prepotentemente nella storia del calcio. Un nordirlandese, gracile e di bassa statura, sta letteralmente facendo impazzire il football d’oltre manica. È, senza dubbio, il migliore, come recita il suo cognome nella lingua di Shakespeare. È il migliore in tutto, anche fuori dal campo. Di lui non rimane, oggi, che il rimpianto di ciò che avrebbe potuto essere. Ma, in fondo, il mito necessita di finali insoliti che tracimano in scenografie spettacolari. La nostra storia si concentra su di un altro ragazzo, anch’egli macilento, con la maglia fuori dai pantaloncini ed una fantastica visione del mondo. Le sue gambe esili si muovono ad un ritmo frenetico ed il suo capo è sempre chino. Si chiama Luigi, ma tutti lo chiamano Gigi, di cognome fa Meroni. La farfalla del calcio nostrano.

Ritorniamo all’estate del ’67: “Agnelli, giù le mani dal Torino!” recitano i volantini nelle fabbriche torinesi. Ma Gigi aveva prestato giuramento qualche anno prima: “Per fortuna sono finito sulla sponda giusta di Torino”. Così rimane. In ottobre il Torino vince la gara casalinga contro la Sampdoria per 4 a 2 e Nestor Combin sigla una tripletta. Lo stesso Nestor Combin che due anni dopo, con altri colori, avrà ruolo da protagonista in una delle partite più violente della storia del calcio: Estudiantes-Milan.

La partita contro il Doria finisce e Meroni si volta verso l’argentino naturalizzato francese e dice: “Al derby ne farai altri tre”. Inutile dire che Combin realizza tre gol contro la Juventus una settimana dopo. Sì, perché il Torino vince 4 a 0, ma il Derby della Mole non è sentito, lo stadio è di ghiaccio. Il numero 7 è sulle spalle di Alberto Carelli e la farfalla non vola più.

Gigi era stato investito una settimana prima; scaraventato su di una macchina dopo esser stato tamponato da un giovane Attilio Romero, il quale segnerà la storia del Torino (in negativo) circa trent’anni più tardi.

Luigi Meroni muore a 24 anni e lascia dietro di sé una scia di comportamenti, bizzarrie e fascino che nessuno ha più replicato. La Diocesi di Torino avrà da ridire quando Don Francesco Ferraudo celebrerà i suoi funerali, funerali di un peccatore pubblico, anticonformista e anarchico. “Per anarchia non s’intende la noncuranza delle regole, bensì, imporsi regole prima che te le impongano altri” frase di deandriana memoria che può riassumere la breve esistenza di Meroni. Era solito girovagare con al guinzaglio una gallina, o chiedere alle persone incontrate per strada cosa pensassero di Meroni. La barba incolta, la relazione con una donna sposata, la pittura… tutto ciò che lo ha reso rivoluzionario in un’epoca di rivoluzioni.

Circa ventimila persone parteciparono al funerale di Gigi ignorando le lamentele ecclesiastiche.

“…In una sera di mezzo ottobre, il sorriso si stinse nel tramonto, presto… troppo presto…”, così lo ha ricordato Ermanno Eandi nella poesia a lui dedicata. E come quel nordirlandese che aveva smesso troppo presto di giocare bene a pallone favorendo l’alcool prima di ogni altra cosa, non rimane il rimpianto di ciò che avrebbe potuto essere. Ma vi è la consapevolezza che uno come Gigi, innamorato del dribbling tanto quanto della vita fuori dal comune, non tornerà più.

 

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