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Storie di Calcio

28 ottobre 1984 – L’indimenticabile volo di Mark Hateley

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Luca Negro) – Era la settima giornata di un campionato per sempre scolpito nella storia del calcio italiano, la settima giornata di un campionato fra i più amati da tutti gli sportivi, una giornata autunnale che sarebbe rimasta congelata nel tempo. La giornata di un volo simbolico per il popolo rossonero, per tutti i tifosi milanisti. Il giorno in cui iniziò a mostrarsi una luce fuori dal tunnel. Una più romantica risalita dall’inferno per un diavolo tornato a far paura. Il 28 ottobre 1984 fu il giorno del derby della Madonnina n° 202, ma n° 139 tenendo conto solo dei derby ufficiali. Lo scenario era una Serie A fra le più competitive ed equilibrate di sempre, insomma la SERIE A, come vorremmo che fosse. Dopo 6 giornate guidava il Verona con 10 punti seguito dal Torino a 9 e poi Fiorentina, Samp, Milan e Inter a 8. Dopo tanti anni Milano tornava ad avere una stracittadina d’alta classifica. Le due retrocessioni del 79-80 e dell’81-82 avevano stravolto il Milan sia dal punto di vista societario che puramente tecnico. Nonostante la permanenza in rossonero di uomini forgiati nel ferro come Franco Baresi, Mauro Tassotti e Sergio Battistini, il ritorno del “Barone” e indiscutibile maestro di calcio, Nils Liedholm e un settore giovanile che continuava a lanciare giovani di talento come Alberigo Evani e Filippo Galli, la Milano rossonera era rimasta ferita profondamente dal passaggio all’Inter di Fulvio Collovati, proprio nell’anno della seconda retrocessione. Altrettanto difficile da digerire fu l’approdo in nerazzurro di mister Ilario Castagner, il tecnico che guidò il Milan alla vittoria della serie B 82-83. Il Milan andava rifondandosi però anche con un duo inglese, Raymond Wilkins e Mark Hateley ma soprattutto Agostino Di Bartolomei e Pietro Paolo Virdis. Sull’altra sponda del naviglio, non meno entusiasmo avevano portato in estate gli arrivi di Karl-Heinz Rummenigge, Liam Brady e Franco Causio e l’inatteso ritardo di classifica della Juventus, aveva fatto balzare proprio l’Inter in testa ai pronostici sulla vittoria finale del campionato. Così come in quel derby di 35 anni fa, che vedevano i nerazzurri come i grandi favoriti per la vittoria. Il Milan infatti non vinceva un derby ufficiale dal 12 novembre 1978, quasi 6 anni prima, 1-0 firmato da Maldera nella stagione dello storico scudetto della stella. Lo stadio di San Siro, intitolato a Giuseppe Meazza, era gremito. 79520 gli spettatori del match. Record di incasso per l’epoca con oltre un miliardo e duecento milioni e tribuna vip che mostrava alcuni fra i più celebri volti della politica e dello spettacolo. Al fischio di inizio dell’arbitro Paolo Bergamo da Collesalvetti c’erano tutti gli ingredienti per una grande giornata di sport. All’avvio Walter Zenga, il “deltaplano” così come lo aveva soprannominato lo storico giornalista Gianni Brera, venne impegnato da un calcio di punizione di Agostino di Bartolomei, ma al decimo minuto di gioco, Rummenigge sgusciò via dalla marcatura di Sergio Battistini, scodellò un superbo pallone al centro che trovò pronto all’impatto col pallone di testa, dal vertice dell’area piccola, “spillo” Altobelli, nell’occasione, imprendibile per Mauro Tassotti. Il derby sembrò prendere la direzione che molti ipotizzavano alla vigilia. Il Milan non si scoraggiò. Baresi, da buon capitano, suonò la carica e diede l’esempio avviando una splendida azione partendo dal centro destra e conclusa con un diagonale di poco a lato. Al 32° minuto, Liedholm, accortosi della poco efficace marcatura di Battistini su Rummenigge, corse ai ripari inserendo il dinamico Andrea Icardi al posto del roccioso Sergio, non al top della condizione e spostando Tassotti in marcatura sul tedesco e Filippo Galli su Altobelli. Le mosse sortirono gli effetti sperati, anche perché le fatiche di coppa per i nerazzurri, iniziarono, un po’ alla volta, a farsi sentire. Il pressing e l’intensità di gioco dei rossoneri portarono al pareggio Di Bartolomei dopo appena un paio di minuti dal cambio tattico. Azione spettacolare. Hateley servito, uscì dall’area sulla destra inseguito da Mandorlini e Bini, servì così Wilkins, cross vellutato dell’inglese che andò a trovare la sponda aerea di Virdis per la corrente “Diba”. Destro al volo e 1-1. Non meno spettacolare l’azione che al 45° minuto venne confezionata da tre fuoriclasse nerazzurri. Verticalizzazione di Brady per Altobelli. Deliziosa palombella di “spillo” per Rummenigge che da una ventina di metri tentò con un potente destro al volo di infilare la rete, ma invece trovò la reattiva risposta di Giuliano Terraneo. Si andò dunque al riposo sul risultato di 1-1. Nella ripresa, mentre il Milan cresceva, l’Inter diventava sempre più piccola. Pressing e geometrie del Milan in salsa Liedholm, prosciugarono le energie nerazzurre un po’ alla volta, senza impensierire però Zenga. 16 minuti circa trascorsi dall’inizio della ripresa del gioco e, dopo un piccolo spavento per un petardo lanciato dalla curva del Milan, esploso poco distante da Zenga, un pallone lanciato da 40 metri da Franco Baresi, venne raccolto di testa da Hateley che nello stacco superò Collovati, senza riuscire a dare sufficiente forza al pallone che venne smanacciato da Zenga alla sua sinistra e raccolto sul palo più distante dal libero nerazzurro Graziano Bini. Prove generali di un gesto tecnico che sarebbe rimasto nella storia. Perché sugli sviluppi della stessa azione, Altobelli, dopo essere stato servito dallo stesso Bini, fu perfettamente contrastato, tanto per cambiare, da Franco Baresi. Il pallone fu raccolto da Pietro Paolo Virdis che scattò sulla fascia alla sua destra e scodellò uno splendido pallone al centro dell’area di rigore nerazzurra. Le lancette dell’orologio segnavano le ore 15 e 48 minuti quando, a raccogliere quel pallone, salì in cielo, con uno stacco aereo stupefacente, il centravanti, l’ariete inglese, Mark Hateley, “Attila” per tutti i suoi sostenitori, al suo quinto gol in campionato, sempre decisivo, sovrastando ancora Fulvio Collovati, il grande e contestato ex. Al 63° minuto di gioco Milan in vantaggio per 2-1. L’Inter si buttò in un arrembante forcing a testa bassa alla ricerca del pari, ma quando dopo qualche minuto Antonio Sabato, impegnò, prima severamente, Giuliano Terraneo ad un efficace intervento in tuffo, su una sua girata di testa e poi ciccò, tuffandosi goffamente, un pallone invitante su cross di Rummenigge e quando ancora Altobelli, protagonista del derby nel bene e nel male, mancò clamorosamente un aggancio in area di rigore, solo davanti al portiere rossonero, si materializzò la certezza che la lunga imbattibilità dei nerazzurri nei derby, stava cessando. E così fu. Il punteggio non mutò al triplice fischio dell’arbitro Paolo Bergamo. Il Milan tornò a vincere un derby in una partita ufficiale dopo i quasi sei anni trascorsi dal decisivo gol di Maldera del 1978. Giussy Farina, il presidente rossonero, festoso, intervistato a fine partita, rivelò il premio doppio promesso ai suoi giocatori. Il diavolo era uscito dall’inferno. La vittoria di quella stracittadina non soltanto aveva permesso di staccare l’Inter ma aveva lanciato i rossoneri al secondo posto alla pari del Torino, due punti dietro al Verona, che sconfiggendo la Fiorentina, aveva permesso al Milan di lasciarsi alle spalle anche la “Viola”. Tanta, tantissima euforia. Forse troppa da gestire, in quel momento, per Liedholm, per il presidente ma anche per l’uomo del giorno, Mark Hateley, sempre più “Attila”. I guai erano in agguato, come avrebbe poi narrato la storia, ma quella domenica, quel 28 ottobre, di quel 1984, resteranno per sempre la domenica del fantastico volo, di Hateley e del Milan.

 Il tabellino dell’incontro

MILAN vs INTERNAZIONALE    2-1
Reti: 10′ Altobelli, 33′ Di Bartolomei, 63′ Hateley

MILAN: Terraneo, Baresi II, F. Galli, Battistini (32′ Icardi), Di Bartolomei, Tassotti, Verza, Wilkins, Hateley, Evani, Virdis – All.: Liedholm
INTERNAZIONALE: Zenga, Bergomi, Baresi I, Mandorlini, Collovati, Bini, Causio (46′ Pasinato), Sabato, Altobelli, Brady, Rummenigge – All.: Castagner
Arbitro: Bergamo

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Nato nel 1976, ho iniziato ad amare il calcio, dal 1983, da quelle prime figurine attaccate al mio primo album Panini. Un calcio romantico ormai scomparso che aveva il potere di far sognare tutti, proprio tutti. Fotografo artistico, fotoreporter e opinionista sportivo. Racconto la realtà ma amo scrivere di quel passato che mi fa tornar bambino.

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