Connect with us

La Penna degli Altri

L’inferno del Catania fra i dilettanti

Published

on

MEDIAPOLITIKA.COM (Marco Milan) – […] Il 31 luglio 1993 il presidente della FIGC Antonio Mataresse revoca l’affiliazione del Catania, lo esclude dalla serie C1 1993-94 e ne boccia l’iscrizione; inutile il disperato tentativo di Massimino di presentarsi a Roma con due assegni dal valore complessivo di 2 miliardi di lire, così come inutili si rivelano i ricorsi catanesi che sono costretti ad arrendersi e a ripartire clamorosamente dall’Eccellenza siciliana, ma senza fallimento societario e con Massimino ancora in sella.

La botta è pesantissima a Catania: il caldo estivo non viene neanche avvertito dai tifosi rossoazzurri, gelati da una retrocessione che significa andare a giocare in un campionato regionale, sesto livello del calcio italiano, un’onta troppo grande per una città come Catania e per uno stadio come il Cibali che può contenere oltre 20.000 spettatori. L’Eccellenza siciliana 1993-94 diventa così un torneo a cui butta l’occhio più di un tifoso neutrale, più di un giornale e più di una televisione nazionale, perché il Catania ha giocato in serie A fino a metà anni ottanta, perché c’è tanta curiosità di vedere una squadra totalmente rivoluzionata e ridimensionata calarsi in un contesto dai contorni così piccoli. Massimino prova a costruire un organico di categoria, a stringere i denti per quei 2-3 anni di sofferenza che ci vorranno a riportare i rossoazzurri almeno in C1, almeno lì dove erano fino a poche settimane prima. In panchina arriva Franco Indelicato, mentre fra i calciatori spicca il centrocampista Giorgio Biondelli, piedi buoni, ottima visione di gioco e rigorista infallibile, oggi proprietario di un ristorante assieme al fratello. Il Catania è inserito nel girone A dell’Eccellenza, forse qualcuno nemmeno legge i nomi delle rivali, forse qualcuno crede che basti il nome Catania per vincere tutte le partite. Ma non è così.

L’Eccellenza è un campionato duro, non c’è professionismo, ci sono pochi impianti a norma, anzi, sono quasi tutti in terra battuta, con recinzioni da giardino condominiale a fare da barriera fra campo e spalti, automobili parcheggiate dietro le porte, spogliatoi angusti con l’acqua delle docce che allaga i pavimenti. Ma soprattutto nessun calciatore è retribuito a tal punto dal potersi permettere di non svolgere un altro mestiere: i rimborsi spese per la benzina e poco altro, infatti, non bastano e allora spesso e volentieri gli atleti si allenano di sera dopo aver magari sgobbato in fabbrica, o nei bar o nei cantieri per il resto della giornata. Il Catania si ritrova così immerso in una realtà sconosciuta che non risparmia neanche i tifosi che solamente una decina d’anni prima invadevano lo stadio Olimpico di Roma per gli spareggi contro Como e Cremonese che avrebbero riportato gli etnei in serie A per l’ultima volta […]

Ma la strada è lunga ed il cammino impervio e pieno di insidie: il Catania vince all’esordio a Piazza Armerina il 26 settembre 1993, 1-0 in casa del Nuova Plutia, vince le prime 4 gare stagionali battendo anche per 6-1 il Rosolini davanti a 10.000 spettatori (record per l’Eccellenza), 1-0 il Caltagirone, 2-0 il Gela e 2-0 il Libertas Palestro. Il pareggio a reti bianche contro il Paternò sembra fisiologico, ma la successiva sconfitta per 3-1 in casa del Viagrande (paesino di neanche 8 mila anime ai piedi di Catania) lancia qualche campanello d’allarme in città e nella squadra: il campionato non è così facile come sembra, anzi, contro i rossoazzurri tutti vogliono fare più del massimo[…] Il ko per 1-0 a Gravina di Catania del 10 aprile, poi, sancisce il fallimento di una stagione infernale per i rossoazzurri, costretti al terzo posto finale in campionato con 45 punti, 7 in meno del Gravina primo classificato e 6 meno del Gela secondo. Città e tifosi sono sconcertati, non possono sopportare un’altra annata in Eccellenza, così come Massimino, sempre più provato nel fisico e nella mente, non sa più a che santo votarsi per risollevare la sua squadra, ormai relegata nei bassifondi della geografia calcistica nazionale. È a questo punto il destino a tendere la mano al Catania: nel rimpasto generale del calcio italiano nell’estate del 1994, a seguito di un’altra ondata di fallimenti ai piani superiori, diverse società vengono ripescate, fra cui gli stessi siciliani, ammessi al Campionato Nazionale Dilettanti (ovvero la serie D), pur non avendo vinto il proprio girone di Eccellenza. C’è poco da festeggiare, i problemi rimangono, ma un passo almeno è stato fatto, pur senza meriti sportivi.

Lasciata l’Eccellenza, il Catania si appresta a vivere la stagione 1994-95 fra i dilettanti, inserito nel girone I del C.N.D. e con una rosa da favorita assoluta […] L’avvio è incoraggiante con 2 vittorie e 2 pareggi nelle prime 4 giornate, poi la clamorosa caduta casalinga al quinto turno per mano del Gravina, proprio il grande rivale dell’anno prima, che passa 3-0 in casa dei rossoazzurri […]

Non è certo la serie C2 il traguardo più ambito dal Catania e da Catania, eppure la sera del 13 maggio 1995 tutta la città si riversa per le principali strade per festeggiare con bandiere e sciarpe il ritorno al professionismo, l’uscita da quei due gironi infernali che rischiavano di intrappolare il blasone e la storia catanese per tanto, forse troppo tempo. Il Catania ritroverà pochi anni dopo anche la C1, nel 2002 la serie B e nel 2006 quella serie A che farà impazzire una città a secco di gloria calcistica da un’eternità. Il tutto iniziato in una calda estate del 1993 che ha visto crollare il lussuoso appartamento del Catania da un attico caldo a umide e buie cantine.

Vai all’articolo originale

Compila il form sottostante ed iscriviti alla newsletter de Gli Eroi del Calcio.

più letti

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: