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La Penna degli Altri

Marco Nappi:”Baggio un compagnone…Zidane? …grande umiltà”

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ILPOSTICIPO.IT (Simone Lo Giudice) – Marco Nappi, ex bomber tra le altre di Genoa, Fiorentina e Atalanta invece ha scelto l’Estremo Oriente per continuare a vivere nel mondo del calcio. Ha rilasciato una lunga intervista a ilposticipo.it, di seguito le dichiarazioni più interessanti secondo il profilo storico…:
[…] Lei ha giocato col Genoa: perché c’è ancora un legame speciale tra lei e la piazza?
Quando sono arrivato sono entrato subito nel cuore dei tifosi: a Genova apprezzano i giocatori che non mollano mai, che corrono fino alle fine e danno sempre tutto anche se magari sbagliano tanto sotto porta. Tutte le volte in cui sono andato via dal Genoa è stata una scelta della società. Quando sono ritornato l’ho fatto con piacere rinunciando anche a contratti importanti. Le mie figlie sono nate a Genova, lì c’è la mia famiglia. La città rimarrà sempre nel mio cuore.
[…] Lei ha giocato anche nella Fiorentina: che cosa ha significato per lei?
Mi ha dato la possibilità di esordire in Serie A. Devo ringraziare il mister Bruno Giorgi che purtroppo non c’è più: mi ha voluto a Firenze, mi ha fatto esordire anche nelle coppe europee. La Fiorentina mi ha permesso di consacrarmi nel grande calcio, la ricordo sempre con affetto: i tifosi mi facevano i cori “Nappi-gol”, per strada mi chiamavano “Nappino”. Ovunque sono stato, sono stato amato e rispettato perché io ho sempre onorato la maglia che ho vestito.
Ha un ricordo di Roberto Baggio?
Sono arrivato a Firenze un venerdì mattina: mi sono spogliato per l’allenamento, ho fatto il torello coi miei nuovi compagni e poi siamo andati in ritiro. Ho mangiato insieme a Baggio, Dunga e Di Chiara: tutta gente che avevo visto quindici giorni prima dalla televisione giocare contro l’Atletico Madrid in Coppa Uefa. A tavola hanno portato un bicchiere di vino a testa, ma Roberto mi aveva messo dentro tanto di quell’aceto che non sapevo se vomitare oppure sputarglielo in faccia. Alla fine l’ho buttato giù. A Roberto piaceva scherzare, era un ragazzo divertente e simpatico. Baggio era un compagnone. L’ho rivisto l’ultima volta quando abbiamo organizzato la partita in onore di Stefano Borgonovo a Firenze: quel giorno io giocavo, lui purtroppo non lo ha potuto fare per i problemi al ginocchio.
A proposito di Borgonovo: che cosa ne pensa della SLA?
Se ne parla quando viene colpito qualche personaggio famoso, ma è un problema che c’è da sempre e io l’ho vissuto con Stefano Borgonovo e con Gianluca Signorini: due miei ex compagni se ne sono andati per questa brutta malattia. Dopo la partita di Firenze sono andato da Stefano e gli ho detto che avrei provato in tutti i modi a organizzarne una a Genova: lui mi ha guardato, era contento. Mi sono messo subito sotto: ho chiesto lo stadio al sindaco e all’assessore, sono andato dalla polizia e dai vigili del fuoco. Il primo giocatore che ho chiamato è stato Roberto Mancini: gli ho detto che volevo organizzare una sfida tra vecchi giocatori e nuovi con uno slogan tipo “Ieri e oggi, uniti contro la SLA”. Mancio mi ha detto che ci sarebbe stato. Poi ho chiamato Antonio Cassano, anche Genoa e Samp mi hanno aiutato per contattare i giocatori. Sono riuscito a portare 22mila persone allo stadio ed è stata una festa bellissima.
Secondo me chiunque può ammalarsi di SLA: a Genova è mancato anche un mio amico che non era famoso. Per me non c’entra niente il fatto di essere stato un calciatore. Questa malattia la prende chi è più sfortunato.
Lei ha giocato anche con l’Atalanta […]Ho ricordi fantastici, sono arrivato al Bergamo nel 1999-2000: all’epoca la squadra giocava in Serie B. Abbiamo vinto il campionato e l’anno dopo siamo arrivati settimi in A. I tifosi stravedono per me e io stravedo per loro perché mi hanno fatto sentire un giocatore importantissimo sia nell’anno della B che in quello della A. Ho segnato anche due gol al Milan nei quarti di finale di Coppa Italia: è stato fantastico. […]
Lei ha affrontato grandi avversari nella sua carriera
Negli Anni ’90 c’era gente come Maradona, Van Basten, Careca, Matthäus, Brehme, Karl-Heinz Riedle. Poi anche Weah, Shevchenko, Leonardo, Fernando Couto, Zidane e Trezeguet. Ho fatto gol a Van der Sar. Per me è impossibile paragonare i giocatori di allora con quelli di oggi: scelgo gli Anni Novanta. I miei anni di A e B sono stati fantastici. Quando noi giocavamo in B c’erano squadre veramente importanti con giocatori incredibili, non è la B di oggi.
Ha un ricordo particolare legato a un avversario?
Ne ho uno legato a Zinedine Zidane. Nella stagione 2000-01 Juve-Atalanta è finita 2-1: gol di Trezeguet e Tacchinardi per loro, poi ho segnato io. Dopo mezz’ora Zizou è uscito per un problema al polpaccio. Alla fine del primo tempo sono andato a chiedergli la maglia: me l’ha data e me ne sono andato. Zizou mi ha richiamato, mi ha fatto togliere la mia e l’ha presa. Era il mio idolo, quel giorno lo è diventato di più: è stato un gesto fantastico, di una grande umiltà.

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