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La Penna degli Altri

Addio al Maestro Gianni Mura

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È di qualche minuto fa la notizia della scomparsa di Gianni Mura, una delle penne storiche sportive più amate, il Maestro. È deceduto all’ospedale di Senigallia…

Lo omaggiamo con quello che è il ricordo di Repubblica giornale per il quale ancora scriveva, a firma Francesco Saverio Intorcia.

[…] Raccontava, Gianni, di aver cominciato il mestiere per caso, quand’era studente di liceo classico. La sua compagna di banco lo incoraggiò: “Lo sai che alla Gazzetta cercano giovani?”. Era il più bravo in italiano, approdò alla Rosea. Il primo articolo, dopo la gavetta, finì nel cestino. Doveva scrivere un paio di cartelle di intervista a Germano, brasiliano del Milan, ala sinistra. Ci mise tutta la sua arte, svariando dal tedesco al dialetto. Il direttore Gualtiero Zanetti non gradì. “Mi disse che potevo ficcarmelo proprio lì. Ricordati, aggiunse, che con il tuo pezzo il muratore della Bovisa ci si fa un cappello di carta”. Riscrisse il pezzo. Non capitò mai più. 
 
Mura si avvicinò presto a Gianni Brera, diventandone l’allievo prediletto. La prima volta gli domandò un appuntamento per avere consigli, capirne i segreti del mestiere. Brera lo invitò sul lago e gli chiese una mano nel raccogliere le uova, con l’avvertenza di fare attenzione a un’oca feroce ribattezzata da lui De Gaulle. Condividevano tutto, lo stile, l’acume, l’amore per la letteratura e la buona tavola. Si sarebbero ritrovati molti anni dopo a Repubblica, dopo che Mura era passato dalla Gazzetta dello Sport a Epoca e poi all’Occhio, il quotidiano di Maurizio Costanzo.

Al Mundial ’82 Repubblica poteva schierarli entrambi, in una squadra fantastica e irripetibile. Brera sull’Italia, Mura sulle altre. Dopo la vittoria degli azzurri di Bearzot, Mura si divertì a pubblicare insieme, a fronte, quello che era stato detto prima e dopo su quell’Italia. Al Mondiale del ’90, combatté una crociata contro il divieto di alcolici nei locali imposto come misura anti-hooligans: un ristoratore di Cagliari gli portò il vino a tavola nascosto in una caraffa da caffellatte. 
 
Nel ’92, quando Brera morì in un incidente stradale, toccò a Mura il pezzo più difficile. Lo dettò in lacrime, a braccio, da Malta, mentre raggiungeva lo stadio per una partita della Nazionale. Cominciava così: “Ti sia lieve la terra, Giovanni. Comincio come avresti concluso tu se fossi morto io, come hai concluso tante volte i coccodrilli” […]  
Il mondo di Mura era la sua casa milanese alla Stazione Centrale, i suoi libri, le sigarette, alcuni locali selezionati di cui era gelosissimo […] 
  
Adesso, c’è un’altra generazione che piange. Adesso, siamo i senza Mura.

Vai all’articolo originale e a tutto lo speciale di Repubblica sul “Maestro” Gianni Mura

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