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Storie di Calcio

28 marzo 1965 – L’Inter travolge il Milan (5-2) e si porta ad un punto dai rossoneri

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Luca Negro) – Una bella giornata di sole, quasi calda, quella domenica 28 marzo del 1965. Giornata speciale per Milano. Atmosfera densa di emozioni, come quelle che tradizionalmente accompagnano i derby della Madunina. Il derby ufficiale numero 92, per la precisione. Derby arbitrato dal signor Sbardella di Roma. Il Milan, allenato da Nils Liedholm e con Viani a capo della direzione tecnica, era in testa alla classifica di serie A con tre punti di vantaggio sui nerazzurri campioni d’Europa in carica e con tutta probabilità, in quel preciso momento storico, la squadra più forte del mondo. Era la grande Inter di Helenio Herrera, il “Mago”, che 10 mesi prima, al Prater di Vienna, aveva schiantato il Real Madrid e alzato la sua prima Coppa dei Campioni, dopo un cammino trionfale che l’aveva vista prevalere su ottime squadre come Everton, Monaco, Partizan e Borussia Dortmund. La formazione nerazzurra dopo la clamorosa e inaspettata sconfitta di Foggia del 31 gennaio 1965 per 3-2, non si era più fermata. Aveva iniziato un ciclo di vittorie, spinta dalla rabbia di chi si sentiva ferito nell’orgoglio e doveva dimostrare al mondo intero tutto ciò di cui era capace. Quell’Inter non era un fuoco di paglia ma un vero e proprio incendio che sarebbe divampato in lungo e in largo per il mondo. E quella domenica 28 marzo 1965, il Milan primo in classifica, era l’avversario da battere, perfetto per imporre una supremazia di gioco, cittadina e nazionale, in una corsa inarrestabile verso il nono scudetto. Che l’Inter sembrasse in migliori condizioni atletiche era piuttosto evidente. Più che il calo del Milan, che aveva avuto 7 punti di vantaggio ad un certo punto del campionato, era la crescita costante dei nerazzurri che, in quella vigilia, faceva pendere il pronostico a favore della “Beneamata”. Inoltre, l’asso del Milan, Josè Altafini, era reduce da un lungo e stancante viaggio di ritorno dal Brasile. C’era la sensazione tangibile, nell’aria, che il campionato si sarebbe aperto e che sarebbe stato un testa a testa all’ultimo punto fino alla fine. E fu così che andò. In uno stadio gremito in ogni ordine di posto, davanti al pubblico delle migliori occasioni che ha reso celebre San Siro, la “Scala del calcio”, il Milan nervoso e imballato fu trafitto già dopo cinque minuti da Jair al volo sugli sviluppi di un calcio d’angolo. La reazione rossonera fu più di pancia, dettata da cattiveria agonistica, scaturita in falli violenti e spesso gratuiti. Le cronache di quei giorni raccontano di un Milan addirittura in confusione e mai apparso tanto nervoso. Dinanzi ai rossoneri si distingueva la calma dell’internazionale, squadra che aveva raggiunto consapevolezza e piena maturazione. Altafini tentò invano di entrare in partita, ma si distinse solo per un brutto intervento da dietro su Suarez, dopo una rincorsa di venti metri. Lo stesso Suarez aveva già subito un paio di entrate dal peruviano Benitez, già richiamato dall’arbitro Sbardella.  Al 17° minuto il furore agonistico del Milan diede i suoi frutti. Cesare Maldini lanciò in fascia Pelagalli, dimenticato dalla retroguardia nerazzurra.  L’assist del terzino rossonero venne raccolto e concretizzato in rete da Amarildo per il momentaneo pari. Al 36° minuto l’episodio che cambiò il match, quando successivamente all’ennesimo scontro di gioco fra Benitez e Suarez, con gioco interrotto dall’arbitro, i due giocatori si affrontarono. Suarez cadde a terra e Sbardella si diresse in direzione del suo assistente di linea che segnalò il calcio di Benitez nei confronti dello spagnolo.  Sbardella decise di cacciare negli spogliatoi anzitempo il peruviano. Milan in inferiorità numerica e in grave affanno a centrocampo ma che riuscì a chiudere il primo tempo sul punteggio di parità. Nella ripresa, Liedholm tentò, arretrando di trenta metri il raggio di azione di Rivera, di arginare le avanzate nerazzurre, ma inutilmente. In meno di dieci minuti, l’Inter sfiorò il gol addirittura sette volte, coi vari Jair, Corso, Mazzola, Domenghini e Suarez, non trovandolo un po’ per imprecisione e un po’ per bravura del portiere Barluzzi, il quale divenne titolare alla sesta giornata a Messina e non lasciò più il suo posto tra i pali al “Kamikaze” Ghezzi.  Per fronteggiare quell’imbarazzante assedio e salvare il salvabile, cioè un punto prezioso che avrebbe permesso di mantenere a debita distanza di classifica i nerazzurri, Liedholm arretrò in mediana anche Altafini lasciando il solo Amarildo avanti. La porta del Milan sembrò di colpo stregata e proprio i rossoneri rischiarono di passare in vantaggio al 60° minuto, quando una splendida punizione di Rivera fu girata in rete da Amarildo costringendo al miracolo Sarti. E poi ancora Amarildo si vide annullare un gol per fuorigioco. Il gol annullato fu una mazzata per il diavolo.

Altafini in affanno e in chiaro debito di ossigeno ne era l’emblema. Il brasiliano fu costretto a rincorrere da marcatore puro, Mario Corso per tutto il campo. Un inedito deciso dall’emergenza.  Il Milan sembrò avere esaurito la buona sorte oltre al fiato e al 68° minuto la supremazia territoriale nerazzurra fu concretizzata da Domenghini con un tagliatissimo diagonale volante, sul filo del fuorigioco, su sponda aerea su cross di Suarez, proprio di Mario Corso, sfuggito ad Altafini. L’Inter in vantaggio dilagò trovando il terzo gol con un Mario Corso inarrestabile ottimamente servito da Bedin al 73°. L’orgoglio milanista dopo due minuti si materializzò in una splendida azione di Mora che trovò pronto Amarildo con un guizzo vincente per il 2-3. Herrera spronò i suoi a non fermarsi, a non perdere la concentrazione. La distrazione lo fece andare su tutte le furie. L’Inter riprese in mano saldamente le redini dell’incontro e lo chiuse definitivamente a dieci minuti dalla fine con un capolavoro di Sandro Mazzola. Servito da Mario Corso, autentico uomo partita, Mazzola puntò la porta, mise a sedere con una finta il capitano rossonero Cesare Maldini, puntò Barluzzi in uscita disperata e lo trafisse per il 4-2. Milan a terra, annichilito, in attesa solo del fischio finale. Un fischio a sancire la fine dell’incubo. Un incubo, forse il peggiore quei dieci minuti finali per i rossoneri. Il diavolo è frastornato dal biscione. All’84° Pelagalli deviò involontariamente con un braccio a fondo campo una conclusione di Domenghini. I nerazzurri reclamarono il rigore ma l’arbitro Sbardella concesse solo calcio d’angolo e proprio sugli sviluppi del calcio piazzato Mazzola trovò la deviazione vincente per il 5-2. Clamoroso. Impronosticabile alla vigilia. Ma i guai per i rossoneri non finirono. Nella peggiore delle domeniche e dinanzi ad una disfatta terribile dal punto di vista psicologico, gli dei del calcio continuarono a mostrarsi ostili ai rossoneri. Così a un paio di minuti dalla fine, Gianni Rivera fu costretto ad abbandonare il campo per uno stiramento, lui che fu costretto dalle dinamiche dell’incontro, a sacrificarsi per la squadra. Milan in nove uomini, in attesa del novantesimo minuto, sottoposto agli “olè” di scherno del pubblico nerazzurro che accompagnava i passaggi dei giocatori dell’Inter nella melina finale. Una melina attesa da tre anni, come sottolineò il capitano Armando Picchi a fine partita. Tre anni, infatti, erano trascorsi dall’ultima vittoria della “Beneamata” nel derby della Madunina. Vi era la consapevolezza della forza di un gruppo che aveva vinto molto più di una stracittadina. Un team che nei sei mesi successivi, avrebbe riempito pagine di storia e sarebbe entrato nella leggenda del calcio mondiale.

Milano 28 Marzo 1965

Inter-Milan 5-2
Inter: Sarti; Burgnich, Facchetti; Bedin, Guarneri, Picchi; Jair, Mazzola, Domenghini, Suarez, Corso;

Milan: Barluzzi; Noletti, Pelagalli; Benitez, Maldini, Trapattoni; Mora, Lodetti, Altafini, Rivera, Amarildo;

Arbitro: Sig. Sbardella di Roma
Reti: p.t. Jair 5′ Amarildo 17′  Domenghini 68′ Corso 73′ Amarildo 75′ Mazzola 81′ e 85′

Espulso: Benitez 36’

Ammoniti : Burgnich e Altafini

Spettatori Paganti : 62855 per un incasso di 100.255.000 lire

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Nato nel 1976, ho iniziato ad amare il calcio, dal 1983, da quelle prime figurine attaccate al mio primo album Panini. Un calcio romantico ormai scomparso che aveva il potere di far sognare tutti, proprio tutti. Fotografo artistico, fotoreporter e opinionista sportivo. Racconto la realtà ma amo scrivere di quel passato che mi fa tornar bambino.

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