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La Penna degli Altri

Quando Nicolò Carosio venne ingiustamente allontanato dal suo mondo

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(RIVISTACONTRASTI.IT di Mattia Di Lorenzo – Foto AVVENIRE)

Il sito Rivista Contrasti racconta l’allontanamento di Nicolò Carosio dal mondo delle telecronache sportive.

[…] 11 Giugno, mondiale messicano del 1970, Italia v Israele. Cinquant’anni fa Nicolò Carosio commenta per l’ultima volta una gara della nostra nazionale di calcio, dovendosi poi congedare a malincuore dal “suo” pubblico.

[…] L’incidente nel quale incappa Carosio […] ha il volto fino ad allora anonimo del beffardo Seyoun Tarekegn, guardalinee di colore e di nazionalità etiope. L’attimo fatale in cui si compie la parabola estintiva di Carosio è invece il minuto 29: Gigi Riva, punta di diamante dell’attacco azzurro, si smarca alla sua maniera e insacca nella porta presidiata dell’estremo difensore israeliano. È un gol di solare regolarità che regala a milioni di telespettatori italiani una sospirata esultanza, immediatamente strozzata dall’inspiegabile intervento di Tarekegn che segnala al direttore di gara, il brasiliano Vieira de Moraes, un fuorigioco a dir poco inesistente.

[…] Carosio, che per due volte aveva definito il guardalinee “l’etiope”, non smarrisce lo stile elegante che lo aveva contraddistinto per anni di onorato servizio e si limita a notare: “Rete! L’arbitro ha convalidato il punto. Però il guardalinee ha alzato la bandiera…L’arbitro aveva convalidato il punto e il guardalinee… no: niente convalida!… Ma siamo proprio sfortunati!”.

[…] È il tanto che basta per scatenare all’indomani una indegna gazzarra […] culminata con l’assurda decisione di Ettore Banabei che lo sostituisce col suo vice, Nando Martellini.

[…] Non c’è nulla fare, l’inventore del “quasi goal” diventa agnello sacrificale di una giustizia sommaria, votata al linciaggio ed ovviamente per nulla interessata alla verità. La sua vicenda professionale si chiude lì, nel peggiore dei modi. Ci vorranno anni prima di chiarire l’ “innocenza” di Carosio.

[…] Nicolò Carosio, “il padre di tutti noi radio e telecronisti sportivi”, come ebbe a definirlo Riccardo Cucchi, muore a Milano nel 1984 e nel quasi generale silenzio. Non lo dimenticò Nando Martellini nella gloriosa notte di Madrid, quando il cielo della capitale spagnola, l’11 luglio del 1982, si tinse di meravigliosi corimbi azzurri: “Ed ora mi rendo conto di quello che provò l’amico Nicolò Carosio nel 1934 e nel 1938 quando disse dal microfono dell’EIAR quello che questa sera modestamente posso ripetere io. L’Italia è campione del mondo! Campione del mondo! Il titolo più grande che possa essere conquistato nello sport più popolare del mondo. Una vittoria limpida, campione del mondo, campione del mondo”.

 

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