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Storie

3 luglio 1935 – Nasce Osvaldo Bagnoli

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GLIEROIDELCALCIO.COM – Come potevamo raccontare e omaggiare al contempo Osvaldo Bagnoli nel giorno del suo ottantacinquesimo compleanno? Abbiamo trovato tanti articoli che ne hanno narrato gesta e pensieri, prima da calciatore e poi da allenatore. Ne abbiamo scovato uno, secondo noi, davvero particolare, dove c’è tutta la sua filosofia, il suo credo, il suo genio e la sua semplicità. Una intervista pubblicata su La Stampa del 14 maggio 1985, due giorni dopo aver “concretizzato” il capolavoro con il suo Verona… lo scudetto. Parole riportate da Bruno Bernardi… il titolo? Un difensivista offensivo.

“Osvaldo Bagnoli, l’uomo che ha dato il primo storico scudetto al Triveneto, è la quintessenza della semplicità. Un meneghino della Bovisa, sulla soglia del 50 anni, che a Verona sta da Re ed ha trasformato una città di provincia, tempio della lirica, in capitale del calcio. Ispirandosi alla Nazionale azzurra del Mundial ’82, ha esaltato il gioco all’italiana più moderno: squadra corta e contropiede collettivo. Primo non perdere, per vincere. «Se mi reputate difensivista offensivo mi sta bene: il contropiede classico è basato sui lanci profondi alle punte mentre con me lo fa chi capita ed ha ragione De Sisti quando sostiene che il primo del nostri contropiedisti è il libero Tricella», disse Bagnoli all’indomani della sofferta vittoria sulla Cremonese alla 22′ giornata. Aveva capito che il titolo non sarebbe più sfuggito. Ci sono voluti quattro anni a Bagnoli per plasmare la sua creatura: un mosaico perfetto con tessere «scartate» dagli altri. Anche Briegel ed Elkjaer sono stranieri di seconda scelta, se si paragonano a Platini o a Maradona, a Zico o a Boniek, a Souness o a Socrates. L’allenatore dalle poche parole ammette solo ora che ci sono pure meriti suoi in questo scudetto, ma subito precisa: «Davanti, però, ci sono quelli della squadra. Ho sempre sostenuto che l’allenatore incide solo per il 15-20 per cento e non cambio idea. Non ho inventato niente. Zona mista, pressing o marcamento a uomo non sono innovazioni anche se ho cercato di adeguarle al tipo di avversario. Ha funzionato. Se ad agosto m’avessero detto che il Verona vinceva, mi sarei messo a ridere. Pensavo che gli scudetti si potessero programmare solo a Milano, Torino e Roma. La novità arriva dalla provincia ed è qualcosa di meraviglioso anche se non rientra nella logica». — C’è chi parla di miracolo: qual è stato il segreto? «Non ce ne sono. Gli stranieri hanno dato il contributo degli altri. Ed Elkjaer, per infortunio, è stato fermo tre mesi. Piuttosto hanno offerto qualcosa di più Di Gennaro e Tricella, entrambi promossi in Nazionale. La svolta? Alla 20° giornata, quando pareggiammo sul campo della Juventus mettendola fuori corsa mentre a San Siro Altobelli si faceva parare il rigore da Martina. Ce ne sono state altre ma quella, forse, ha avuto un peso psicologico decisivo». A Bagnoli, che nove mesi fa era disposto a sbronzarsi per un posto in Uefa, sembra di sognare adesso che nel domani c’è la Coppa Campioni. Ma l’uomo della Bovisa, l’antimago («non ho la bacchetta magica»), presto tornerà con i piedi per terra com’è nel suo animo proletario: «Uno scudetto, nella vita e nei modi di un tecnico, cambia pochissimo. Sul piano personale, gestire il successo non mi preoccupa anche perché un nuovo scudetto, a Verona, non potrà essere preventivato in tempi molto brevi».

Parole e pensieri che sembrano lontane da noi anni luce… invece Bagnoli vince uno scudetto con il Verona e il giorno dopo dichiara… “Sono arrivato a casa a notte, da Bergamo, con mia moglie non ho brindato neppure con acqua minerale”…

Buon Compleanno Mister…

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