La storia di Leandro Arpinati - Gli Eroi del Calcio
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La Penna degli Altri

La storia di Leandro Arpinati

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(RIVISTACONTRASTI.IT di Diego D’Avanzo – Foto WIKIPEDIA)

La Rivista Contrasti dedica un articolo alla figura di Leandro Arpinati, centrale nel calcio e nello sport della prima parte del ventennio. Ecco un estratto.

[…] Il 15-18 rende quel bimbo libero un angelo scapigliato lunatico e non maritabile, il matrimonio con l’Italia lo pagherà il fascismo: divinità e vestiti non li sceglieranno i due sposi. Arpinati realizza la comunione dei beni tra Bologna e la sua gente, vogliosa di assaggiare gli sport che i Gruppi Rionali offrono: calcio, tamburello, scherma, tiro a segno, ciclismo. Senza nulla chiedere in cambio se non fedeltà, così come le nozze-modello impongono. Nel frattempo le umili vene di Leandro si tingono anche con il blu del Bologna, vincente nel campionato 1924/25, delle “cinque finali” o “delle pistole”, sicuro non quelle del suo futuro podestà. Perché le mani in pasta le aveva eccome, ma soprattutto per regolarne la forma. Difatti l’impasto si rimesta l’anno seguente, da Presidente FIGC fa uscire dal forno la Carta di Viareggio: blocco degli stranieri, riconoscimento dei “non dilettanti” e campionato unico. Tutto perfetto, da lontano. Le nolenti Americhe ci forniscono di “rimpatriati”, di “professionismo” non si parla nonostante ci si viva e l’unità del pallone italiano non fa tacere i campanilismi tra le città. Suonano sempre a guerra in campionato, Arpinati silenzia i batacchi senza toccarli, serve un Leandro di campo: testardo, patriottico, onesto, brutale, vincente. Lui e Vittorio Pozzo diventano grandi amici. I frutti della Nazionale hanno il loro seminatore, quelli bolognesi stanno per avere il loro giardino, lo Stadio Littoriale. […] Le radici architettoniche del Littoriale affondando invece nelle Terme di Caracalla, espatriano con Reno e Danubio per attingere dalle falde sotto stadi stranieri, rincasano poi in Emilia per rampicarsi sulle mura di Bologna: portanti proprio perché estetiche, a sorreggere un regime di apparenze complete.

[…] La messa all’ampio credo si celebra il 29 maggio 1927, Italia-Spagna è il giubileo, più pellegrini che panche in chiesa, più bocche che tortellini in brodo. Bologna è il vangelo. E chi non la imita, diventa apocrifo.

[…]  Negli stessi giorni il Toro vince la corrida del campionato ma si è fatto prestare le corna dal torero, la coccarda andrebbe al Bologna che paga le origini del suo patrono in FIGC, lo Scudetto è nullo.

[…] Nel trambusto romano Arpinati dirige l’orchestra dello sport dal 1931, ora suona anche lo strumento del CONI; il crescendo dell’opera culmina nell’aria mondiale del ’34. Note pensate da Leandro ed eseguite nel ‘32 dal delegato FIFA Giovanni Mauro, pioniere ed eminenza variopinta del calcio italiano. L’atto finale, però, Arpinati non lo vede.

 

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