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La Penna degli Altri

Calori: “Il mio gol del 14 Maggio 2000 fa parte del professionismo”

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(ILPOSTICIPO.IT di Simone Lo Giudice)

Il Posticipo intervista Calori. Ecco un estratto.

[…] Lei ha avuto come modelli Zaccheroni e Mazzone: che cose le hanno dato?

[…] Zaccheroni è arrivato all’Udinese dal Cosenza: al primo anno abbiamo fatto abbastanza bene, al secondo ci siamo qualificati in Coppa Uefa per la prima volta nella storia della società. Zaccheroni era un allenatore giovane e ambizioso, molto meticoloso.

[…] Al Milan c’era già Costacurta che aveva la mia età: siamo entrambi del ’66 e Billy poteva dargli qualcosa come ha fatto, era un professionista e un giocatore ancora efficace.

[…] E Mazzone?

[…] Una persona fantastica per come gestiva il gruppo. Ti faceva capire tante cose con le battute, per noi era un padre. Guai a chi toccava i suoi giocatori, con noi però era severo. […] Abbiamo fatto grandi cose insieme al Brescia con Guardiola, Baggio e Pirlo.

[…] Lei ha giocato anche con Simeone al Pisa: che differenze ci sono tra il Cholo e Pep?

[…] Già all’epoca erano molto diversi. Io e Simeone eravamo compagni di stanza quando lui aveva vent’anni. Al Pisa nel 1990 c’era anche Chamot, un altro argentino come il Cholo, un ragazzo perbene che dove lo mettevi stava. Simeone invece era già esuberante, uno sveglio, aveva cattiveria e determinazione nel fare le cose, era un ragazzo di grande carattere. 

[…] E Guardiola invece?

[…] Pep era un ragazzo molto intelligente e avanti per tanti aspetti, smanioso di fare un certo tipo di calcio quando giocava ancora. Voleva sempre il pallone: glielo avevano insegnato alla scuola di Cruijff al Barça. 

[…] Lei ha giocato con Pirlo prossimo allenatore della Juve: è stato Mazzone ad ‘inventarlo’ regista?

[…] Sì, è stato Mazzone a mettere Pirlo regista: al Brescia c’era già Baggio così il mister mise Andrea davanti alla difesa. Mazzone ci teneva a farlo giocare perché aveva qualità. Così è iniziata la carriera di Pirlo: poi si infortunò, con noi ha giocato poco ma lo ha fatto bene, poi è andato al Milan e con Ancelotti è andato avanti lungo quel percorso.

[…] Che rapporto c’è tra lei e la Juve?

[…] Io sono nato in un paese dove ho sempre tifato per i bianconeri. Mio padre era juventino. Da ragazzino avevo un idolo, un esempio, una figura che mi ha sempre affascinato: Gaetano Scirea, il suo silenzio e la sua classe, un uomo che non parlava mai ma che in campo era unico. Scirea era un libero stramoderno: partiva dalla difesa, faceva il regista, confezionava assist e andava a fare gol. Lo vedevo giocare a testa alta: è sempre stato un mio punto di riferimento. 

[…] Lei ha segnato alla Juve il 14 maggio del 2000: che cosa ha significato quel gol?

[…] Il mio gol fa parte del professionismo: quando lavori segni e basta. Quel giorno la Juve ha perso dopo aver sbagliato 6-7 gol incredibili: c’è stata anche casualità dietro quel risultato. Noi abbiamo segnato con l’unico tiro in porta. Mi hanno sempre ricordato quello che ho fatto e me lo ricordano ancora. Quel gol me lo hanno anche rinfacciato. In Italia o sei juventino oppure sei anti-juventino: non ci sono vie di mezzo. Mi porto dietro questa cosa, se ne parla dopo vent’anni. Evidentemente ha colpito qualcuno…

[…] Pensa che quel gol l’abbia danneggiata in un certo senso?

[…] No, questo non lo so e non voglio neanche pensarlo. Adesso faccio un’altra carriera e mi piacerebbe arrivare in Serie A.

[…] Quel pomeriggio di vent’anni fa c’è stato un intervallo infinito sotto il diluvio: come è stato viverlo in campo?

[…] Nel primo tempo c’era il sole, all’improvviso è arrivato il diluvio universale, un temporale incredibile. Poi c’è stato questo tentennare dell’arbitro, siamo rimasti fermi un’ora e un quarto. Noi come Perugia non avevamo niente da perdere: dovevamo solo cercare di chiudere il campionato nel miglior modo possibile. Quel giorno invece la Juve si giocava lo scudetto.

[…] Una persona non scontata era Gaucci: è stato il presidente più istrionico che ha avuto?

[…] No, io ho avuto anche Romeo Anconetani al Pisa, un personaggio col quale c’era poco da ridere: con lui abbiamo fatto 6 mesi di ritiro in un anno, roba da esaurimento nervoso. Dopo Anconetani ho avuto Gaucci che però con Mazzone non è stato il Gaucci che tutti conoscevano: questo perché Mazzone era un decisionista, uno che sceglieva se andare in ritiro o meno. Forse io non ho conosciuto il vero Gaucci.

 

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Foto WORLDFOOTBALL

 

 

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