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La Penna degli Altri

Fabio Calcaterra: “Simoni allenatore meritocratico. A Cesena anni incredibili”

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SuperNews ha intervistato Fabio Calcaterra, ex difensore di Inter, Siena, Lazio, Cesena e altri club, ora Dirigente sportivo e anche ex allenatore.

Nell’intervista si ripercorrono alcune fasi della sua carriera, di seguito un estratto:

Quando e come sei arrivato ad indossare la maglia dell’Inter?
Sono andato all’Inter all’età di 12 anni. Ho trascorso sette anni nel settore giovanile nerazzurro. Poi, uscito dalla primavera, sono andato a giocare in Serie C2, dove ho avuto un ottimo rendimento. Successivamente, dopo una buona esperienza in Serie C, mi ha comprato la Lazio. In Serie B ho disputato un buon campionato. Quando feci ritorno all’Inter, l’anno successivo all’arrivo di Trapattoni c’erano Bergomi e Ferri come giocatori titolari, ma i nerazzurri avevano bisogno di un profilo difensivo non ingombrante e affidabile, così hanno deciso di prendere me.

Nel 1985 vieni ceduto in prestito alla Lazio. Che tipo di esperienza hai vissuto in biancoceleste?
E’ stata un’esperienza incredibile. Arrivavo dal Siena in un grandissimo club come quello biancoceleste, all’epoca guidato da Gigi Simoni, una persona meravigliosa. Mi ritrovavo in una squadra di giocatori già affermati, con grande esperienza. Nonostante questo, Simoni si dimostrò un allenatore meritocratico: per le sue scelte teneva in considerazione il rendimento dei calciatori, nessun’altra cosa. Ricordo che, dopo la prima partita di Coppa Italia, decise di schierarmi come titolare fisso.

Con il Cesena hai collezionato il numero più alto di presenze, circa 180 tra le annate 1988-1991 e 1993-1995. Qual è la cosa che ti è rimasta più a cuore dell’esperienza in questo club?
Più di ogni altra cosa, la gente. Ho trascorso cinque anni in Romagna, sono stati degli anni incredibili. In quel periodo, ho giocato più di 180 partite, ovvero 34 partite su 34. Su 180 match, con la maglia del Cesena ne ho disputati 110 in Serie A. La cosa più bella di Cesena era l’ambiente, la sua gente. Vivevo in centro, e conducevo la carriera da giocatore come una persona normalissima. Non c’era il problema della notorietà. Riuscivi a vivere normalmente la città nonostante fossi un calciatore professionista. Oggi questo risulta un po’ più complicato […]

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