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Donne in Gi(u)oco

ESCLUSIVO – Intervista a Melania Gabbiadini: “Hall of Fame? Premio prestigioso e … motivo d’orgoglio”

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Giovanni Di Salvo) – Una delle calciatrici più iconiche della recente storia del calcio femminile è stata, senza ombra di dubbio, Melania Gabbiadini. Attaccante di razza, col vizio del gol impresso nel DNA di famiglia (il fratello minore Manolo è tra i centravanti della rosa attualmente a disposizione di Mister Ranieri nella Sampdoria), la calciatrice originaria di Calcinate ha collezionato più di cento presenze con la maglia azzurra ed ha partecipato a quattro fasi finali degli Europei (2005 in Inghilterra, 2009 in Finlandia, 2013 in Svezia e 2017 in Olanda, dove portava la fascia da capitano).

Tra i tanti riconoscimenti ottenuti a livello personale vi è il premio AIC di migliore calciatrice dell’anno vinto in quattro occasioni (dal 2012 al 2015), il pallone azzurro ricevuto nel 2016 e il premio “Player of the match” per la partita Italia- Danimarca agli Europei del 2013.

Dopo aver tolto, tre anni fa, gli scarpini da gioco, Melania è rimasta nel mondo del calcio femminile ed attualmente fa parte dello staff del settore giovanile del Cittadella, ricoprendo anche il ruolo di allenatrice in seconda della squadra Primavera.

Come è nata la sua passione per il calcio?

“A casa giocavo sempre con i miei cugini finché mio padre, quando avevo nove anni, mi ha portato nella squadra di calcio a sette femminile della Bolgare, che era affiliata alla CSI. Per poter disputare le partite di campionato bisognava avere almeno dodici anni così un anno ho fatto solo allenamenti, poi sono stata per due anni in una squadra maschile fatta dai miei compagni di classi e quindi sono ritornata alla Bolgare. Da lì, poi, è iniziato tutto.”

C’era un modello di calciatrice a cui si ispirava?

“Quando ho iniziato no, ero piccola e non conoscevo il mondo del calcio femminile. Tifavo Milan e quindi mi ispiravo ai calciatori della mia squadra del cuore. Quando divenni più grande ed approdai nel calcio a undici capii che c’era tutta una realtà legata al calcio femminile e quindi iniziai ad avere dei riferimenti da seguire. Con le prime convocazioni in nazionale conobbi le attaccanti Chiara Gazzoli e Patrizia Panico e loro divennero miei modelli.”

La svolta nella sua carriera avviene col trasferimento a Verona, prima nel Bardolino e poi nell’AGSM Verona. Dei tanti trofei vinti, tra scudetti, Coppa Italia e Supercoppa, a quale è legata maggiormente?

“Quando vinci qualcosa, per un motivo o per un altro, c’è sempre qualche bel ricordo che ti porti dietro. Se devo dirne uno scelgo l’ultimo scudetto, con l’AGSM Verona nella stagione 2014/15, perché è venuto dopo tanti anni di assenza di vittorie e perché la squadra in quegli anni era cambiata molto. Quel tricolore fu quello più inaspettato e sudato.”

Ancora oggi le calciatrici hanno lo status di dilettanti e spesso sono costrette ad affiancare all’attività calcistica anche un lavoro. Può raccontarci la sua esperienza personale?

“Anche io inizialmente, oltre a giocare a calcio, avevo un lavoro. Poi, tra club e nazionale, avere un lavoro fisso divenne molto difficile, tenendo anche conto che i raduni della nazionale erano a cadenza quasi mensile. Perciò ho fatto sempre qualche lavoretto ma il “lavoro principale” è diventato, per me, il calcio.”

Quale tecnico ha inciso maggiormente nella sua crescita?

“Tutti quanti alla fine ti danno un qualcosa di suo perché ogni allenatore ha una sua idea ed un suo modo di lavorare. Diciamo che, bene o male, ho sempre preso da tutti quanti qualcosa. Forse la svolta è stata con Carolina Morace. Erano i miei primi anni di nazionale e l’ho avuta per due anni. Sebbene fossero le mie prime convocazioni sono riuscita a captare molto da Lei e sono cambiata parecchio come giocatrice. Mi è dispiaciuto averla avuta per poco tempo perché è un’allenatrice che riesce a tirar fuori il meglio in ogni giocatrice.”

In Nazionale

Quali sono state le più grandi soddisfazioni che si è tolta da calciatrice?

“Sicuramente i trofei vinti, sia con la squadra che individualmente, perché sono cose che ti rimangono e ti danno un segnale di quanto di buono hai lasciato in questo sport.”

Dovendo scegliere una tra le sue tantissime reti, per importanza o per bellezza, quale indicherebbe?

“Come importanza direi quella realizzata col Bardolino, nella finale della Supercoppa del 2008 contro la Torres, perché fu decisiva per la vittoria del trofeo.”

Se ci fosse una partita che vorrebbe rigiocare, quale sarebbe?

“Sicuramente la partita contro la Russia, alla fase finale degli Europei del 2017. Era la prima gara del girone e dovevamo e potevamo vincerla perché era nelle nostre corde. Purtroppo aver sbagliato questa partita ha compromesso il nostro cammino. Pertanto la rigiocherei molto molto volentieri”

Cosa ha rappresentato per Lei entrare, nel 2016, nella Hall of Fame del calcio italiano?

“Ha rappresentato tanto perché è un premio molto prestigioso in quanto non è da tutti entrare a far parte nel novero di quei grandi campioni che ne hanno fatto la storia. Perciò ritrovarmi lì è veramente motivo d’orgoglio per quello che, spero, di avere lasciato nel nostro calcio.” 

C’è del rammarico per essersi ritirata proprio quando stava avvenendo la svolta decisiva con il passaggio di tanti club professionisti maschili in “club universali”, aventi al proprio interno anche una sezione femminile?

“Forse aver fatto un altro anno in una squadra dove venivi trattata da professionista sarebbe stato un bel coronamento alla mia carriera. Di contro quella era la scelta che avevo maturato e continuare un altro anno avrebbe significato tirare avanti una cosa che, probabilmente, ormai non sentivo più mia. Penso che la decisione del mio ritiro, alla fine, sia stata presa nel momento giusto. È chiaro che vedere che il calcio cambia proprio quando hai deciso già di smettere può far sorgere questi pensieri. Ma alla fine va bene così, io ho dato e avuto tantissimo dal calcio e sono contenta di ciò”.

Gli scarpini di Melania Gabbiadini al Museo del Calcio

 

Si ringrazia Melania Gabbiadini per la documentazione fotografica messa a disposizione.

Per chi volesse approfondire l’argomento:

“Le pioniere del calcio. La storia di un gruppo di donne che sfidò il regime fascista” della Bradipolibri (Prefazione scritta dal CT della nazionale Milena Bertolini)

“Quando le ballerine danzavano col pallone.”  della GEO Edizioni (Prefazione scritta dal Vice Presidente L.N.D. Delegato per il Calcio Femminile Sandro Morgana).

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Ingegnere palermitano con la passione per il giornalismo e il calcio femminile. Autore di due libri: "Le pioniere del calcio. La storia di un gruppo di donne che sfidò il regime fascista" e "Quando le ballerine danzavano col pallone. La storia del calcio femminile".

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