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La Penna degli Altri

Davide Baiocco: “Salvarsi con il Catania è stato il momento più toccante della mia carriera calcistica”

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SUPERNEWS (Francesca Capone) – SuperNews ha intervistato Davide Baiocco, ex centrocampista, tra le altre, di Juventus, Perugia, Catania, Piacenza, Siena, Brescia.

Di seguito le sue dichiarazioni:

Con il Perugia disputi il tuo primo campionato di Serie B nella stagione 1995-1996, conclusosi con la promozione in Serie A. Che esperienza è stata quella di Perugia?
Quella fu la mia prima esperienza. Era il periodo in cui svolgevo anche il servizio militare, quindi non ho avuto la possibilità di giocare tanto. Sono stato “parte poco attiva”. Tuttavia, ho provato una grande emozione. Soprattutto, sono stato a contatto con giocatori di grande spessore, da cui ho imparato tutto quello che potevo, quindi credo sia stata un’importante esperienza di crescita formativa.

Con la Viterbese, nel campionato di C1, sfiori la promozione in Serie B nell’annata 1999-2000, dopo aver giocato al fianco di Fabio Liverani. Cosa ti ha lasciato l’esperienza nel campionato di Serie C1? E che ne pensi dell’operato di Liverani allenatore?
Viterbo è stata una bellissima parentesi. Sono stato per tanti anni un giocatore del Perugia, e da lì sono partito per fare diverse nuove esperienze, tra cui quella nella Viterbese, sotto la stessa proprietà di Gaucci. Con il Viterbo, il primo anno abbiamo vinto il campionato di Serie C2, per poi sfiorare la promozione in Serie B. Ho avuto la fortuna di giocare con Fabio Liverani e tantissimi altri giocatori molto forti, come Di Loreto, e di essere allenato anche da Carolina Morace. Ho collezionato una miriade di esperienze, come capita spesso quando si è parte della famiglia Gaucci. Per me, Viterbo è stata la mia prima esperienza da protagonista, dopo due anni di gavetta a Fano e Siena. Nella Viterbese sono cresciuto tanto e ho dei bellissimi ricordi di quel periodo. Per quanto riguarda Fabio, si vedeva già in campo che fosse predisposto al ruolo di allenatore. Spesso, Fabio organizzava il gioco e ci dava indicazioni. Chi se ne intende dal punto di vista tattico e vede prima le cose, ha un vantaggio importante quando indossa i panni di allenatore. Poi, ovviamente, nulla è scontato, poiché quello del calciatore e quello dell’allenatore sono due mestieri differenti.

Nel 2002 vieni acquistato dalla Juventus, senza però aver giocato e dimostrato quanto avresti voluto. E’ stata una parentesi che ti ha destabilizzato dal punto di vista professionale? La Supercoppa vinta nello stesso anno è un titolo che senti anche tuo oppure no?
L’esperienza alla Juventus è stata importantissima a livello formativo, poiché riesce ad inculcarti una mentalità vincente. Con la maglia bianconera comprendi cosa vuol dire “vincere”. Sono stato a contatto con campioni del calibro di Del Piero, Trezeguet, Buffon, Thuram e tantissimi altri grandissimi giocatori grazie ai quali sono cresciuto in fretta. E credo che sia nelle difficoltà che si diventa più bravi, non quando le cose vanno bene. Sì, in parte il titolo lo sento anche un po’ mio: ho giocato tutta la prima parte della stagione, ho giocato in Coppa Campioni, abbiamo vinto lo scudetto. Ricordo, inoltre, il grande gesto dell’uomo Del Piero, che in una trasmissione televisiva menzionò me ed Emiliano Moretti, che a gennaio avevamo deciso di andare via, tra i giocatori che hanno preso parte alla conquista dello scudetto. Ho imparato veramente tanto nella Juventus. Mi dispiace di come sia andata, perché probabilmente non ero pronto ad adattarmi al ruolo richiestomi, senza aver potuto mostrare tutto il mio potenziale.

[…]

Il tuo ricordo calcistico più bello?
Non vorrei fare un torto a nessuno, ma ho avuto il privilegio di poter giocare nella mia squadra e rappresentare la mia città in Serie A. Non tutti hanno questa possibilità. Altri momenti stupendi sono quelli della vittoria del campionato di Serie B e della conseguente promozione in Serie A con il Catania, dopo 23 anni, e la salvezza conquistata contro il Chievo sul campo neutro di Bologna. Quest’ultima la ricordo in maniera emotivamente molto forte, dal momento che veniva dopo sei mesi di squalifica del campo a causa degli incidenti avvenuti in Catania-Palermo del 2 febbraio 2007, in cui è stato ucciso l’ispettore di polizia Raciti. Abbiamo giocato sei mesi lontano dal pubblico e, da quarti in classifica, stavamo retrocedendo. E’ stata un’emozione fortissima salvarsi e rimanere in Serie A. E’ stato il momento più toccante della mia carriera calcistica […]

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