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La Penna degli Altri

Maldini e l’esordio in A del 20 Gennaio 1985

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(QUATTROTRETRE.IT di Diego Mariottini – Foto PIANETAMILAN)

[…] Il 20 gennaio 1985  il Milan gioca in trasferta a Udine. In panchina si siede un ragazzo di 16 anni dall’aspetto mite e dalle generalità ingombranti. Perché quello di Maldini è un cognome difficile da portarsi dietro.

[…] Longilineo, scattante, di una naturale eleganza nei movimenti. Il piglio è un po’ quello di Cesare Maldini, suo padre: grinta, umiltà, capacità di farsi trovare pronto in ogni momento. […] Unisce senso tattico e forza fisica, manca l’esperienza ma di certo non ha paura di nessuno. Sembra possedere una personalità strutturata e dalla linea della difesa non sbaglia un intervento. In anticipo è impeccabile, così come nel gioco aereo. Giocherà perché è bravo, non perché di cognome si chiama Maldini.

[…] Quella di Udine sarà l’unica presenza nel campionato 1984/85. La concorrenza è spietata e Liedholm non vuole mandare allo sbaraglio un esordiente di quelle potenzialità. Il ragazzo è intelligente, capisce e non se la prende. […] 27 presenze nella stagione 1985/86 e nessuno pensa più a possibili favoritismi, in campo il ragazzo è quasi sempre il migliore. Non ci si scandalizza nemmeno quando nel 1986 suo padre lo convoca nella Nazionale Under 21. Da questo momento, per un qualsiasi giornalista scrivere di lui in termini non agiografici diventa pressoché imbarazzante: Paolo Maldini sembra un uomo privo di difetti.

[…] L’esperienza con la Under è l’anticamera della Nazionale maggiore, alla quale Maldini jr. arriva a 19 anni. È un’amichevole nell’allora Jugoslavia. Anche quell’esordio finisce 1-1. Negli anni successivi il Milan si trasforma nel fiore all’occhiello della galassia berlusconiana e il giovane Maldini è uno dei pilastri del progetto sportivo. Tant’è che a 20 anni non ancora compiuti Paolo è un leader in difesa della squadra campione d’Italia. Nella stagione 1987/88 segna perfino due volte (contro Avellino e Sampdoria). Soprattutto, Maldini è una sicurezza per il reparto arretrato e un punto di riferimento per tutto l’ambiente. Non si lamenta mai, neanche quando ce ne potrebbe essere motivo.

[…] Nel 1990 ha 22 anni ma ai Mondiali italiani sembra un veterano. La vittoria finale sfuma, non certo per colpa sua. Non sono sfumate nel frattempo due Coppe dei Campioni e altrettante Intercontinentali con la squadra di club. Passano gli anni, cambiano i compagni ma il numero 3 del Milan rimane sempre lui. È uno dei pilastri della difesa che il quel decennio neutralizza qualsiasi avversario. Dalle parti della linea a quattro Maldini-Baresi-Costacurta-Tassotti non si passa ed è da quella certezza che riparte il gioco a favore delle punte stellari che il Milan può permettersi.

 

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