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La Penna degli Altri

Franco Baresi: “Tanti più bravi di me non ce l’hanno fatta … destino, infortuni, sfortuna”

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Il GIORNALE – Franco Baresi, idolo rossonero, si racconta in una bellissima intervista si racconta a Roberto Perrone de Il Giornale,  di seguito alcuni passaggi:

«Sono cresciuto in una famiglia di contadini, papà Terzo era agricoltore, con mamma Regina hanno avuto 5 figli. Non avrei pensato di raggiungere quello che ho raggiunto. La passione per il calcio è esplosa a 6 anni. Ma non avevo il tempo di sognare … Aspettavamo che tagliassero l’erba dei prati. Due contro due, tre contro tre. Poi all’oratorio ho trovato una squadra e due porte vere. Ho iniziato in mezzo al campo, poi sono arretrato. M’è venuto naturale, volevo avere tutta la visione del gioco […] Sono partito a 14 anni con tante paure e poche certezze. Vivevo a Milanello con ragazzi di diverse età. Tanti non ce l’hanno fatta, tanti più bravi di me allora. Diversi fattori: destino, infortuni, sfortuna».

«Io volevo andare con mio fratello, già nerazzurro, ma l’Inter voleva aspettare. Non ho proprio fatto un provino, diciamo che di là, al Milan, dimostrarono un po’ più di fiducia. Il destino ha voluto che io e mio fratello disputassimo il derby uno contro l’altro».

“Durante la settimana ci sentivamo, ci vedevamo, poi in campo ci impegnavamo per le nostre squadre. Io e Beppe siamo ancora emozionati al pensiero di esserci trovati uno contro l’altro nel Milan e nell’Inter».

«Ho avuto la fortuna di conoscere e di esordire con grandi personaggi della storia rossonera. Liedholm in panchina, Rocco direttore tecnico, Rivera capitano… […] Per me è stato molto importante. Nel ’78-’79 io cominciavo e lui chiudeva. Arrivò lo scudetto della stella. Seguivo come si comportava. Un leader».

“[…] Il Milan è la mia seconda famiglia […] il calcio era il primo pensiero. A 22 anni mi diedero la fascia. Un grande onore ma anche molti oneri». […]

Su Berlusconi … «Ha rappresentato molto per il club, per il calcio e anche per me. All’inizio pensavamo che la sua idea di un Milan vincente nel mondo fosse un’utopia. Ma è stato coinvolgente e ha creato una delle squadre più forti della storia. Io sono fiero di averne fatto parte».

[…] «Sacchi ha dato moltissimo a noi giocatori. Ma quando c’è un cambiamento ci vuole pazienza. Non eravamo restii ad accettare le sue idee, anzi, eravamo curiosi. Vivemmo tre anni a un’intensità incredibile: scudetto, due Coppe dei Campioni, l’Intercontinentale».  

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