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La Penna degli Altri

Il mistero dei piedi di Diego Armando Maradona

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(ULTIMOUOMO.com di Daniele Manusia)

[…] Se non è possibile sapere dove abbia origine il talento, in quale tratto del codice genetico, in quale aneddoto traumatico e/o rivelatorio, almeno sappiamo dove finisce. Nei piedi. E più grande è il calciatore, più grande il mistero contenuto dai suoi piedi. Va da sé, che il mistero più grande di tutti lo contenevano quelli di Diego Armando Maradona. […] 

[…] Ma il mistero dei piedi di Maradona era forte già quando era in vita. Nel servizio Rai di Juventus-Napoli del marzo 1990 si vede Maradona camminare con la maglia che gli copre i pantaloncini, ha le cosce grasse, il colletto alzato, e si sente il suono dei suoi tacchetti rimbombare nel corridoio. I suoi piedi tozzi sembrano dei panini all’olio. Con la straordinarietà di quegli anni, l’inviato Giampiero Galeazzi arriva fino a dentro il campo, dove mentre le squadre vengono presentate al pubblico chiede all’attaccante della Juventus, Totò Schillaci: «Senti ho visto che hai guardato Maradona e gli hai guardato i piedi». «No gli ho guardato il numero delle scarpe, c’ha il piede piccolino». […] 

[…] Il fatto che i piedi di Maradona fossero piccolissimi e privi di grazia, che come il resto del suo corpo sembrassero volersi allargare, rompere gli argini e crescere del doppio o del triplo, non fa che aumentare il loro fascino. Da soli, simboleggiano il suo riscatto: sono piedi cresciuti nel fango, deformati dalle botte, dai tacchetti dei piedi avversari, ma che hanno resistito, non hanno perso la loro ispirazione. Ma è così per tutti i piedi dei calciatori. Persino oggi che la tecnologia degli scarpini si è evoluta, e sono coperti da squame sintetiche, da pelli metalliche o sgargianti, i piedi dei calciatori conservano il segreto dei loro sacrifici. […]

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