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Arte & Società

Paolo e Francesco …

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Mario Cantoresi) –

“Francesco… Francesco… suvvia, ‘odesta ‘osa nun cambia nulla fra di noi!
Tu sei sempre – e per sempre resterai – i’ mi grande amico.
O grullo… adesso basta piange’… dai asciuga ‘odeste lacrime… lo sai ‘osa la si fa ora?
Tu stasera vie’ a dormi’ a ‘asa mia a Prato.
La mi’ mamma ha preparato i pici co’ i funghi…
e io e te li si mangia tutti e poi, domani col mi babbo, ti si riporta bello e sazio a Narnali”.

Ecco… più o meno furono quelle le parole che si dissero due ragazzini della campagna toscana più di cinquant’anni fa. Entrambi avevano tanti sogni in testa e qualche piccola delusione molto più a portata di mano. Ma questa cosa, in fondo, accade in ogni angolo del mondo ai bambini che si affacciano per la prima volta sul palcoscenico della vita. La differenza in quel caso fu che quei due ragazzini avevano qualcosa di speciale dentro.
Erano allegri e vivaci come i toscani furbi di una volta, quelli capaci di mandar via la malinconia, con la voglia di vivere tutti i santi giorni che il Padre Eterno donava loro, proprio come se non avessero nessun’altra preoccupazione tranne quella di godere della dolcezza delle colline della loro terra.

E poi non erano così lontane Narnali e Prato. Solo pochi chilometri, anzi, solo qualche centinaio di cipressi verso la periferia e già si era arrivati a destinazione. “Ecco” – disse Francesco a Vittorio, il padre del suo amico Paolo – “Quella è la bottega del mi’ babbo… il barbiere di Narnali. Ora la si scende tutti e ve lo fo’ conosce’.”

Dio mio quanto tempo si è posato su queste parole!
Due bambini della stessa città, nel 1966, andarono a sostenere un provino calcistico a Coverciano.
Com’era grande e bella Firenze dentro i loro occhi, incuteva paura e rispetto.

“Voi due siete entrambi di Prato? Bene, allora stasera dormirete insieme nella stessa stanza. Domani colazione alle otto e poi la si va tutto ‘n campo!”

Il giorno dopo Francesco gioca da centrocampista mentre Paolo lo mettono in attacco. Non è poi così male Francesco… ma Paolo obiettivamente ha qualcosa in più.
Lo si vede quando tocca il pallone, è come se la sfera di cuoio fosse innamorata di lui. E lei che cerca, che si fa accarezzare dai suoi piedi e che fa quello sempre che vuole lui, specialmente i gol. Fu così che in silenzio caddero alcune lacrime sulle guance di Francesco ma lui riuscì a confonderle con le gocce di sudore.

“Paolo… bisogna dire sempre la verità: io non sarò mai forte come te a giocare a Calcio. Meglio che cambi i miei sogni…”

E così passano dieci anni.
Paolo, sempre più velocemente diventa “Paolo Rossi” e fa vincere a suon di gol un campionato di Serie B ai “Lanieri” del Lanerossi Vicenza… forse doveva essere scritto nelle stelle per uno che viene da Prato. Poi, per un soffio non si ripete anche l’anno dopo in Serie A. Sfiora un incredibile scudetto e vola diritto in Argentina dove diventa “Pablito”.

Francesco, invece, inizia a far teatro nella provincia Toscana. È bravo, ha gli occhi dolci e un accattivante accento aspirato che – dicono – provenga da un’eredità etrusca della sua gente.

Paolo e Francesco però si rivedono ogni tanto e sempre con grandissimo affetto.
Qualche volta vanno anche a mangiare qualcosa insieme… forse proprio i “pici con i funghi”, come quelli che cucinò per loro tanto tempo prima Amelia, la mamma di Paolo.

Ma la vita cambia.
Lentamente la parabola del successo di Paolo Rossi si avviò nella fase calante mentre quella di Francesco decollò, fino a farlo diventare un fenomeno del cinema e del costume italiano.

Da “Tutta colpa del Paradiso” a “Caruso Pascoski”, dalle braccia generose di Ornella Muti a quelle non da meno di Clarissa Burt.

Francesco, però, sempre più viziato dagli effetti della sua popolarità, comincia a confondere la vita reale con i personaggi che interpreta sul set.
I risultati sono devastanti: Nuti diventa alcolista, la sua vena creativa si esaurisce e lui tenta per due volte il suicidio.
Poi, nel 2005, accade un incidente domestico (ma molti non credono a questa storia) e Francesco ha un ictus cerebrale, perde l’uso della parola e non si riprenderà mai più!”

Scende così un velo di silenzio sulle vite di quei due antichi bambini. Un velo che è squarciato solo dalla morte di Paolo Rossi.
Ma la vita, come ho già scritto tante altre volte, è un’avventura incredibile, drammatica e meravigliosa.

Due anni fa il talentuoso regista Enio Drovandi
anche attore di film cult come Sapore di mare, Amici Miei atto secondo, Abbronzatissimi, I ragazzi della terza C e tanti altri, scrive una sceneggiatura e un progetto per raccontare la vita di Nuti attraverso il suo cinema.
Contatta la “FILMIN’TUSCANY di Firenze” dei produttori Ivo Romagnoli e Michela Scolari ed i due produttori, entusiasti del progetto, realizzano assieme ad Enio, un docufilm di 35 minuti sulla vita di Francesco Nuti, intitolato: “TI VOGLIAMO BENE FRANCESCO”

Drovandi, allora, conoscendo la storia dell’amicizia fra i suoi due corregionali, ha un’idea meravigliosa: immagina che Francesco Nuti in qualche modo passi la palla a Paolo Rossi e siccome ha visto tutti i suoi film recupera le immagini della sforbiciata che chiude “Tutta colpa del paradiso”, la prima opera di successo di Nuti, e pensa di utilizzarla in maniera geniale.

Quando espone la sua idea a Paolo Rossi, il campione è incredulo ed entusiasta.
Non si aspettava di poter partecipare al lavoro di Drovandi ed accetta felice come un bambino, anzi, come quel bambino di tanti anni prima.
In cambio non vuole nulla, neanche un centesimo, come d’altronde fanno tutti gli altri protagonisti del film che sono grandissimi personaggi dello spettacolo: Giovanni Veronesi, Alessandro Benvenuti che aveva iniziato a recitare con lui nei “Giancattivi” (i due recitano rispettivamente il prologò iniziale ed il monologo finale), lo stesso Regista Enio Drovandi, la ex moglie di Nuti, Anna Maria Malipiero, la loro figlia Ginevra Nuti ed il piccolo Francesco Petit Bon.

Poi ancora tutta una serie di personaggi che nel finale durante i titoli, hanno voluto omaggiore Francesco con i loro saluti
e auguri: Massimo Boldi, Fiorello, Gabriele Muccino, Enrico Brignano, Ornella Muti, Sabrina Ferilli, Cristian De Sica, Massimo Ghini, Enrico , Montesano, Athina Cenci e tanti altri.

Sembra una storia d’altri tempi…
Tutti, artisti e maestranze, per specifico volere del Drovandi e soprattutto per amore di Francesco, hanno partecipato in maniera gratuita ed ogni riconoscimento e premio andrà direttamente a lui.

E così quella rovesciata di Francesco diventa l’assist più prezioso della carriera calcistica di Paolo Rossi.
E Paolo, con la stessa maglia numero 20 della Nazionale Campione del mondo 1982, segna con quell’accorgimento cinematografico il primo gol alla Germania nella magica ed irripetibile notte del Santiago Bernabeu di Madrid.

Pensate di cosa è capace il cinema: l’ultimo gol della sua esistenza Paolo Rossi l’ha segnato due anni fa, con la maglia da campione del mondo su passaggio di un suo vecchio amico d’infanzia che di nome fa Francesco Nuti… e quel passaggio era partito molto tempo prima, precisamente nel 1966!

Com’è strana la vita, quasi profetica a volte, proprio come le parole di quella canzone che Nuti cantò a Sanremo…

Bene, io ho finito di raccontarvi anche questa storia… ma adesso, per favore, Paolo e Francesco venite fuori che io mica vi conosco… oppure, aspettate, è ancora presto, di tempo ne abbiamo ancora, sicuramente tutta l’eternità.

“SARÀ PER TE”
E se il tempo passa… sarà per te.
E se non è mai presto, sarà per te.
Se ho sbagliato e ho riprovato…
sarà per te!

Se quando sono sola
ho paura a star con te.
E se qualcosa resta, sarà per te.
E se un sogno resta, sarà per te.

Se adesso sto cercando
di capirti fino in fondo
e non mi accorgo che rimango
troppo solo in mezzo al mondo.

Ma quando son serena…
io non posso fare a meno di pensare:
“mamma mia, che fortuna che ci sia”.

Sarà, sarà, sarà, sarà per te!
Tutto quello che è stato sarà per te.
Ma adesso vieni fuori
che io mica ti conosco
o, forse, lascia stare,
che mi sembra ancora presto.

– F. NUTI –

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Laureato in Economia e Commercio all’Università La Sapienza di Roma, è un autore, sceneggiatore e attore teatrale. Mario non ama parlare molto di sé, preferisce spendere le sue parole per i personaggi delle storie che racconta e che porta in scena. Adora due cose in particolare: le scarpe da running e le strade del mondo. Ed è così che trova i suoi incredibili personaggi, o forse, più esattamente, sono loro che vanno a cercare Mario, perché ne percepiscono le affinità elettive. Così facendo egli ruba prezioso spaccati di vita dai suoi viaggi, spaziando dalle Regioni della Mitteleuropa, quella da cui, perdendosi fra le acque dell’amato Danubio, non farebbe mai ritorno, ai tramonti meravigliosi dell’Africa, fino alle grandi distanze della Russia, Nazione che ama e da cui è ricambiato incondizionatamente. Distribuisce poi il “suo bottino” trascrivendo il caleidoscopio di vite, sensazioni ed emozioni, a beneficio dei suoi lettori. Un autore, Mario Cantoresi, capace di toccarti nel profondo e lasciarti qualcosa di unico e prezioso dentro.

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