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La Penna degli Altri

Domenico Volpati – Dallo Scudetto a medico volontario Anti Covid

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CORRIERE DEL TRENTINO (Rocco Leo) – Domenico Volpati protagonista dello storico scudetto del Verona dell’85 si racconta al Corriere del Trentino. Ha vestito molte maglie tra cui Torino, Brescia, Como oltre alla già citata Verona.

Inizia ora una sua “terza vita”: nella prima calciatore, nella seconda dentista e ora volontario per somministrare i vaccini anti-Covid nel centro allestito sul Lago di Tesero.

Di seguito alcuni estratti della sua intervista:

Su Paolo Rossi: Un ragazzo d’oro, sempre con il sorriso sulle labbra. Nello spogliatoio non ha mai fatto pesare la sua grandezza, nonostante fosse stato campione del mondo, Pallone d’oro e capocannoniere della Serie A”.

[…] si immagina che abbia conservato un armadio traboccante di cimeli e magliette. Invece, non è così: «Le ho regalate tutte ai miei amici perché sapevo che li avrei resi felici — rivela con una risata —. Quella di Maradona, ad esempio, ce l’ha un mio amico di Salerno, compagno d’università. L’unica che conservo è la casacca dell’Hellas con lo scudetto cucito sopra».

Una storia, quella di Volpati in cui non sono mancati i momenti alla Sliding Doors. In uno in particolare, a presentarsi è stato l’uomo del destino: Osvaldo Bagnoli.

A trentuno anni, quando era al Brescia in Serie B, voleva smettere per riprendere gli studi… “L’ultima partita dovevamo giocarla contro l’Hellas che lottava per la promozione in Serie A, mentre noi eravamo già retrocessi. La domenica, però, venne giù il cielo e la partita fu rinviata per impraticabilità del campo. In quei frangenti, venne da me Bagnoli che, avendomi già allenato alla Solbiatese e al Como, mi conosceva bene. Voleva che lo seguissi in Serie A perché disse che aveva bisogno di un centrocampista con le mie caratteristiche. Ero molto combattuto e gli chiesi qualche giorno per pensarci. Lui mi diede tempo fino al giovedì successivo, giornata in cui si sarebbe recuperato il match. Dopo notti insonni e aver chiesto consiglio a qualche amico, decisi di accettare».

Se gli si chiede quale sia l’eredità più importante che gli ha lasciato il calcio, il «Volpe» non ha dubbi: «Non sono le vittorie e lo scudetto ma l’amicizia con i miei compagni di squadra. Tricella, Fanna, Fontolan, Elkjaer, Briegel… li sento almeno un paio di volte al mese e più passano gli anni, più il nostro rapporto si cementa perché sappiamo cos’è il senso di appartenenza, l’importanza di aver condiviso tutti i giorni una parte importante delle nostre vite e lo spogliatoio. Anche per questo, Verona tuttora ci ama alla follia e ha nei nostri confronti una riconoscenza infinita. Siamo stati in grado di far sognare la gente».

Poi arriva la Coppa Campioni e lo sfortunato incrocio con la Juventus, campione in carica. Quella partita, però, rimase famosa per altri motivi: «Dopo aver pareggiato in casa, perdemmo la partita di ritorno per 2-0 e ci fu negato un rigore evidente sull’1-0 nel secondo tempo. A fine partita, Di Gennaro era furioso e calciò una scarpa che, rimbalzando, finì per rompere un vetro che dava sul corridoio esterno assiepato di giornalisti. Un carabiniere graduato venne da noi e chiese a Bagnoli cosa fosse successo. Vedendo l’uomo in divisa, il mister gli disse in dialetto milanese che i ladri erano nell’altro spogliatoio. Io e Tricella fummo testimoni diretti dell’episodio e, tornando sotto la doccia, non riuscivamo a smettere di ridire».

Ma Volpati è anche un uomo che ha saputo guardare oltre al pallone e quando è arrivato il momento di appendere gli scarpini al chiodo ha portato a termine gli studi in medicina e chirurgia a quarant’anni. Una vera rarità nel mondo del calcio per quei tempi; un’epoca in cui l’altro Doutor era un certo Socrates […]

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