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La Penna degli Altri

Pietro Anastasi: l’indimenticato “Pelè bianco” della Vecchia Signora

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(TUTTOJUVE.COM di Stefano Bedeschi)

Un breve estratto dell’ articolo di Stefano Bedeschi che ripercorre la storia e le gesta del compianto Pietro Anastasi, raccontandone gli aneddoti del suo rapporto con la Juventus.
Un rapporto che non fu mai sereno, ma che non influenzò l’ amore dei tifosi per l’ attaccante catanese che lo definirono il Pelè bianco.

[…] La carriera fu rapida e, naturalmente, il successo arrivò presto. Due anni nella Massiminiana (girone F della Serie D) e trasferimento al Varese nel 1966.
Due stagioni in Lombardia e poi la Juventus che vinse la serrata concorrenza dell’Inter: fu pagato un prezzo record, 660 milioni.
È il 1968, un anno magico per il calcio italiano. In Italia si disputa il Campionato d’Europa e, per la Nazionale è l’occasione per tornare fra le grandi potenze del calcio. […]

[…] È un rapporto, questo con la Juventus, che non sarà mai sereno. Quando torna a segnare con una certa continuità, allo stadio compare uno striscione: “Anastasi, il Pelé bianco”.
Le cifre: 302 partite e 129 goal, il 1971-72 è l’anno del suo primo scudetto, subito bissato l’anno seguente. Il terzo tricolore lo conquista nel 1974-75, sempre in bianconero, naturalmente.
Lascia la Juventus per l’Inter, nel 1976-77, poi l’Ascoli e l’addio ai campi di calcio con un bilancio brillante. […]

[…] Anastasi fu ingaggiato da Catella, previo interessamento dell’avvocato Gianni al patron dei frigoriferi Giovannone Borghi, un uomo doppio, ma soltanto nel fisico, mento doppio, sopraccigli doppi, pancia se vogliamo tripla; però, una persona lastricata di buone intenzioni, Borghi aveva quasi raggiunto l’accordo con l’Inter per l’osannato centrattacco del suo Varese, ma all’ultimo momento fu galeotta una questione di compressori per frigoriferi e Anastasi passò alla Juventus, dopo che aveva già indossato in amichevole la maglia neroazzurra. […]

[…] Furbo, ghiotto di tutto, soprattutto di popolarità, colpisce che non ami parlare nel dialetto di Meli. Si esprime in compìto italiano, insomma, e va a miracol mostrare del suo stile impolverato (i primi calci li ha dati scalzo, sui terreni aridi della periferia di Catania) già in questo primo campionato juventino: 1968-69.
La fama gli dà subito un po’ alla testa. Con i cronisti, anche con me, ha rapporti difficili. Nello spogliatoio qualche compagno, ad esempio Furino, non ci andrà mai d’accordo. Voglio dire che ha spesso atteggiamenti spocchiosi. […]

(Foto da Wikipedia)

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