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La Penna degli Altri

Leonardo, il brasiliano differente

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Rivista Undici ripercorre la carriera del più europeo dei brasiliani … Leonardo. Ecco un estratto.

[…] Come tutti quelli cresciuti tra il finire di un’epoca e l’inizio di un’altra (è un classe 1969), Leonardo Nascimento de Araujo è un uomo versatile: tocca esserlo per forza se vuoi capire come si sopravvive nello spazio stretto che c’è tra quello che è venuto in passato e quello che sarà in futuro. […] Condannato all’incompletezza, si diceva. Una sensazione che si porta dietro da che ha cominciato a tirare calci al pallone: a 17 anni ancora lo chiamavano ratinho, topolino, tanto magro e piccolo che sembrava sempre mancargli un ultimo pezzo di crescita. Un’incompletezza del corpo che lo costringe a lavorare sul cervello, di cervello: ovviamente dentro il campo, dove fa il terzino sinistro talmente bene che la Juventus pensa a lui per consegnare finalmente l’eredità di Cabrini a un degno successore, ma poi diventa mezzala, centrocampista centrale, esterno offensivo, mezza punta. […] Per un periodo pensa addirittura di mollare il pallone e fare contenti papà e mamma: si iscrive alla facoltà di ingegneria dell’università di Rio de Janeiro, ma poi il Flamengo gli fa sapere che c’è un posto per lui accanto a Zico, Müller, Silas, Andrade, Zinho, Edinho, Leandro, Bebeto, Jorginho. Lascia l’università, vince il suo primo campionato che ancora non è maggiorenne, da topolino viene promosso a Leo, che è diminutivo del suo nome ma anche abbreviazione di leone.

[…] Nel momento in cui arriva in Italia, Leonardo deve compiere 28 anni ma è già l’uomo che sarà per i successivi 24. […] Leonardo fa parte probabilmente dell’ultima generazione d’oro massiccio del calcio brasiliano, quella che vince il Mondiale nel ’94, arriva in finale nel ’98, si rifà a rivince nel 2002. Negli USA Leonardo vince ma solo grazie ai compagni, in Francia gioca e perde, nel 2002 è già un ex-giocatore, e infatti non viene convocato da Scolari. […] Nel 1997 si è lasciato convincere a traslocare a Milano dallo smielato “vuoi venire a fare la ciliegina?” dell’allora tecnico rossonero Fabio Capello, che così tanto desiderava quella raffinata guarnizione sul dolce di alta pasticceria che gli era stato cucinato quell’estate dagli chef Adriano Galliani e Ariedo Braida: Ibrahim Ba, Winston Bogarde, Edgar Davids, Patrick Kluivert, un Milan costruito per stravincere – che però arriverà decimo in campionato, a trenta punti di distanza dalla Juventus. In realtà le avances erano cominciate già anni prima: nel 1993 il San Paolo di Leonardo vince la Coppa Intercontinentale battendo proprio il Milan di Fabio Capello. Dopo la partita, Adriano Galliani se ne va da Tokyo sconsolato ma ringalluzzito dalla consapevolezza che dalla sconfitta in campo almeno è venuta la scoperta di un talento.

[…] Nella sua carriera al Milan, durata dal 1997 al 2001 e poi per un breve periodo a cavallo tra il 2002 e il 2003, Leonardo ha accumulato 124 presenze in gare ufficiali e 30 gol segnati; ha vinto un solo titolo, lo scudetto del campionato 1998/99 con Zaccheroni in panchina.

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(RIVISTAUNIDICI.COM di Francesco Gerardi)

Foto WIKIMEDIACOMMONS (Roberto Vicario)

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