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La Penna degli Altri

Il Museo della Fiorentina elogia il percorso di Celeste Pin

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Il Museo della Fiorentina, nella rubrica Ritratti Viola, ripercorre la storia in maglia viola del simbolo degli anni Ottanta, Celeste Pin. Duecento le presenze in Serie A con il club toscano e un amore condiviso.

[…] Come nella migliore tradizione dei marcatori centrali viola precedenti (Brizi, Galdiolo, Guerrini) arrivò a Firenze giovanissimo, pur senza passare dalle giovanili, nell’estate dell’82. Ebbe un compito che definire ingrato era poco: non solo sostituire il più forte e amato numero cinque degli ultimi quarant’anni, ovvero Pietro Vierchowod, ma anche quello di giocare accanto al libero più famoso del mondo, già campione del mondo, capitano per definizione della nazionale argentina, Daniel Alberto Passarella, appena arrivato in Italia.

La Fiorentina aveva scelto col suo DS Tito Corsi una linea chiara; non essendo possibile tenere il più forte di tutti (Vierchowod era solo in prestito dalla Sampdoria) si virava su un grandissimo libero straniero e allo stesso tempo sul più promettente stopper under 21, già nell’orbita della selezione di Azeglio Vicini. Il ragazzo si era già fatto conoscere in B, ma soprattutto a soli 19 anni in un complicatissimo campionato del Perugia con annessa penalizzazione, marcando e facendo masticare amaro ogni attaccante della serie A, Bettega, Pruzzo e Graziani compresi […]

Avventura complicata e poi la corsa verso la maglia numero 5

[…] L’inizio non fu facile, perché quella Fiorentina dell’82-83, dopo la beffa a Cagliari dell’anno prima, partiva per forza in pole position per vincere il campionato; ma la difesa mutata per tre quarti, richiedeva tempi di assestamento non brevi; e la fatica enorme nell’adattarsi nei primi quattro mesi di Passarella al calcio italiano, pesò molto sulle prime prestazioni del giovane riccioluto viola. Ma alla fine del girone di andata, con l’entrata in condizione del libero argentino, Pin prese le misure  e si attaccò definitivamente sulle spalle la gloriosa maglia numero cinque: non altissimo (1,81 cm), molto agile, capace di grandissima concentrazione, con una scuola da marcatore vero anni Settanta, era anche molto intelligente nel leggere bene il gioco avversario, così come si cominciava a richiedere a un difensore moderno.

Divenne in breve tempo abile nell’anticipo, nello scambiarsi la marcatura con l’altro fratello di reparto, Contratto, ma anche capace di non gettare via il pallone e anzi di uscire dall’area con autorevolezza per appoggiarsi al centrocampo quando si doveva ripartire; insomma, alla fine di quel primo campionato la Fiorentina era sicura di essersi messa a posto nel ruolo.

Della bravura di Celeste tutti si convinsero l’anno dopo (probabilmente uno dei suoi tornei migliori) quando Picchio De Sisti decise, nell’incredulità di tutti, di rendere il reparto di Pin, Contratto e Passarella protagonista di un esperimento: erano talmente tanti i centrocampisti bravi, che decise di farli giocare tutti, togliendo un difensore. Pin prese allora il n. 2, Contratto il 3 e con il 5 andò l’offensivo Massaro. Renzo e Celeste giocarono, guidati da Passarella, un calcio difensivo innovativo che allora faceva solo l’Anderlecht, in una zona mista che permetteva alla Fiorentina di attaccare e tenere costantemente il pallone, con il nostro difensore coraggiosissimo nel trovarsi sempre nell’uno contro uno, con gli attaccanti avversari […]

La Fiorentina senza di lui non era più la stessa cosa

[…] Ed ancora di quanto fosse importante Celeste ci si rese conto ancora l’anno successivo, perché per la prima volta (lui sempre molto presente) si trovò a dover saltare tutto il girone d’andata per un brutto infortunio: il risultato fu il crollo totale della Fiorentina in difesa, con la difficoltà a sostituirlo di tutti gli altri compagni […]

L’Europa e la seconda pelle, quella viola

[…] Arrivati al 1989-90 riuscì poi con Giorgi e Graziani a fare i suoi match più belli, proprio in Coppa UEFA, in un contesto europeo complicatissimo e con straordinari campioni affrontati: Baltazar, Salenko, Protasov, Kovács, Riedle, e poi Casiraghi, che grazie a un arbitraggio vergognoso a Torino andò a commettere un fallo gigantesco proprio su Celeste segnando il gol più schifoso della storia.

L’anno dopo, alla soglia dei trent’anni, con una nuova proprietà (lui che era legatissimo ai Pontello) e un allenatore brasiliano, Lazaroni, la carriera di Pin si chiuse definitivamente in maglia viola. Ma di lui rimasero la grinta, il cuore, l’attaccamento ai colori, la voglia di non mollare mai, e anche qualche suo gol: pochissimi, ma tutti incredibilmente importanti; nel primo anno col Verona, che evitò una pesante sconfitta in casa; quello col Milan, nell’87, sempre a Firenze, ad avviare una rimonta disperata dopo un primo tempo coi rossoneri avanti di due gol; e infine anche uno in Europa, un autentico eurogol, una sforbiciata pazzesca da centro area, sotto la Fiesole, a battere i lusitani del Boavista.

Uno degli ultimi difensori veri, uno che per la maglia viola non avrebbe mollato mai, fino all’ultima goccia di sudore.

Uno di noi […]

(MUSEODELLAFIORENTINA.IT di  Fabio Incatasciato)

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