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La Penna degli Altri

Oriundi, passaporti e parentele italiane: una storia iniziata nel 1910

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La storia degli oriundi e delle parentele più o meno vere, in un bell’articolo di Storie di Calcio di cui vi proponiamo uno stralcio.

[…] All’Inter, nel 1910, avrebbero voluto togliere lo scudetto per avere schierato un settimo giocatore svizzero. Si chiamava Ermanno Aebi e aveva 18 anni. Ma se il padre era svizzero, la madre era italiana. E Aebi aveva un doppio passaporto. Per renderlo pienamente italiano gli fecero fare il servizio militare e, dieci anni dopo, giocò pure due partite in Nazionale, primo “oriundo” in maglia azzurra.

[…] Con molto fair-play, invece, il presidente federale Leandro Arpinati, bolognese e gerarca, concesse un nullaosta fulmineo all’argentino Guglielmo Stabile acquistato dal Genoa. Non ne era certa l’ascendenza italiana. Poiché era in programma Genoa-Bologna, Arpinati agevolò il Genoa per non passare da fazioso bolognese ma non fu ripagato benissimo: arrivato il venerdì, Stabile la domenica segnò tre gol.

[…] Al brasiliano Pietro Sernagiotto, ala zigzagante acquistata dalla Juve, capitò di essere adescato da una combriccola di avventurieri sulla nave che lo portò in Italia e di firmare un secondo contratto. Scoperto, fu squalificato per un anno. Michele Andreolo, centromediano uruguaiano dalla gran testa e dal tiro potente, si tolse cinque anni sul passaporto (due in più di quanto fece il clivense Luciano–Eriberto negli anni duemila) e venne a vincere quattro scudetti col Bologna.

[…] Alcide Ghiggia oriundo è rimasto un mistero assoluto. Il killer uruguagio del Brasile nella finale mondiale del 1950 al Maracanà giunse a Roma col suo fisico segaligno, i baffetti rubacuori e una moglie creola. Fu uno dei tanti ottavi re di Roma e giocò persino in Nazionale (cinque partite). Fu “oriundo” per una fantomatica ascendenza ligure. Un antenato, di cui non si seppe mai il nome, era andato dalla Liguria in Spagna e poi in Sudamerica, un viaggio alla Cristoforo Colombo, ma meno documentato.

[…] Angelo Benedicto Sormani, trovò sbrigativamente un nonno lucchese. Sormani era chiamato il Pelé bianco perché era stato nel Santos di Pelé dov’erano tutti neri. Il Santos aveva comprato in blocco la squadra di Jau, dove giocava il quindicenne Angelo Benedicto, che era stata messa all’asta dai piantatori del paese durante la grande crisi del caffè del 1954 in Brasile.

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(STORIEDICALCIO.ALTERVISTA.ORG)

 

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