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Storie di Calcio

19 maggio 1991 – Vinto, Visto, Vissuto

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Maurizio Medulla) – A distanza di 30 anni è difficile raccontare a chi non tifa Sampdoria, quanto sia stato bello e intenso lo scudetto vinto dai blucerchiati nel lontano 1991.

Scudetto approdato in una delle città antesignane del nostro calcio. Una marcia trionfale, di cui ricordo ogni singolo momento, ogni singola partita. La gioia era esplosa ancor prima della conquista, ogni partita vissuta come la più importante della nostra storia. Una gioia che ha sempre avuto un crescendo, che ha raggiunto l’apoteosi quel lontano 19 maggio con la partita col Lecce. Cosa possono capire della mia gioia i tifosi delle strisciate abituate a vincere da sempre, cosa possono capire?

Io misero tifoso blucerchiato abituato a girare gli stadi italiani dove il live motiv era: cosa cazzo ci fa la Sampdoria in serie A?

Il mio amore per la Sampdoria ha accompagnato la mia vita, ogni volta che penso a quel percorso mi vengono i brividi e spesso pensando a Paolo Mantovani, artefice di quel miracolo, mi commuovo.

Con Paolo Mantovani, abbiamo vinto, ma sopra ogni cosa abbiamo imparato a perdere. Mai dimenticherò lo striscione steso a Marassi dai tifosi giallorossi alla sua prematura scomparsa, Mantovani ultimo Presidente tifoso, striscione che aveva un valore doppio in quanto steso da una tifoseria nemica.

Ci stiamo preparando alla festa, a ricordo di quello scudetto VINTO VISTO VISSUTO, Genova sta colorandosi di blucerchiato, bandiere ai balconi, manifesti in ogni angolo della città.

Il ricordo va allo scudetto, unico della nostra storia, ma ancora di più il ricordo va a Paolo Mantovani, lui non acquistava giocatori, adottava uomini, e questi uomini li faceva figli.

Prese la Samp in serie b e la portò sul tetto d’Europa e sul tetto d’Italia. Mantovani era un uomo duro, di quelli che affascinavano, ma che non riescono a piacere con uguale facilità, a volte gentile, dolce, a volte scostante. Ma era un uomo vero, un uomo che ho amato come un padre, un uomo che ha regalato tanto ai sampdoriani dal punto sportivo, un uomo che ha insegnato tanto a tutti noi.

Una stagione sportiva che diventa una cavalcata vincente, che spesso racconto ai miei figli come una favola, racconto le gesta di Mancini e Vialli di Cerezo e Katanez, le parate di Pagliuca, racconto quelle trasferte oceaniche, racconto le battute di Boskov, racconto quella giornata vissuta non dormento la notte precedente, le lacrime che scendevano copiose nel catino bollente di Marassi, gli amici di sempre in piazza a fare una festa che durò tutta la notte.

Quello scudetto lo porto cucito sulla pelle, fino all’ultimo giorno della mia vita lo porterò nel cuore.

Vinto, visto, vissuto, notte di domani non mi fare aspettare, sono passati 30 anni, ma lasciatemi fare ancora festa, a me sembra ieri e l’orgoglio di quello scudetto è ancora vivo.

Il sogno si è realizzato, scudetto Blucerchiato.

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Maurizio Medulla, classe 1957, dipendente pubblico e dirigente sportivo nasce a Genova in quel di Sampierdarena. Cresce, come dice lui, a focaccia, Sampdoria e qualche schiaffo. Ultras prima di essere tifoso, colleziona da sempre materiale sulla Sampdoria e sulla sua storia. Gli amici lo definiscono un feticista, lui semplicemente un amante del blucerchiato. Il suo sogno nel cassetto creare un museo che possa essere un punto di ritrovo per gli amanti del calcio fatto di atleti ed eroi e non di mercenari. Il suo idolo da sempre Loris Boni.

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