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Storie

30 maggio 1973 – L’Ajax vince per la terza volta di seguito la Coppa dei Campioni e conquista definitivamente il trofeo

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Massimo Prati) – L’edizione del 1973 vide la partecipazione di trenta squadre: Ajax, Anderlecht, Arges, Basilea,  Bayern di Monaco, Benfica   Bonnevoie, Celtic, CSKA Sofia, Derby County, Dinamo Kiev, Galatasaray, Górnik Zabrze, Juventus, Keflavik, Magdeburgo, Malmo,  Olympique Marseille, Omonia Panathinaikos, Real Madrid,  Rosenborg,  Sliema  Wanderers,  Spartak  Trnava,  TPS,  Ujpesti, Vejle, Wacker, Waterford, Željezničar.

Per problemi organizzativi, relativi al regolamento, fu deciso che l’Ajax avrebbe iniziato a prendere parte alla competizione dagli ottavi di finale. Per le stesse ragioni fu anche sorteggiata una squadra che, come l’Ajax, avrebbe saltato il primo turno. La squadra in questione fu il club slovacco dello Spartak Trnava.In finale arrivarono Ajax e Juventus. Nella strada che li avrebbe portati all’incontro decisivo di Belgrado, gli olandesi avevano incontrato ed eliminato i bulgari del CSKA di Sofia, grazie ad una doppia vittoria (tre a uno all’andata e tre a zero al ritorno), i tedeschi del Bayern di Monaco, in virtù di un complessivo cinque a due (tra andata e ritorno) e poi, in semifinale, era stata la volta del Real Madrid, costretto a soccombere a causa di una doppia sconfitta: due a uno all’andata e uno a zero al ritorno.

La Juventus, invece, nella strada per la finale era passata per gli scontri vittoriosi sul l’Olympique di Marsiglia, con un tre a terzo al ritorno che rimontava la sconfitta per uno a zero dell’andata. La vittoria contro i francesi era stata seguita da quella sui tedeschi dell’Est del Magdeburgo (doppia vittoria per uno a zero). Poi era stata la volta dell’eliminazione dell’Ujpesti. Anche se, rispetto agli ungheresi, non ci fu vittoria ma un doppio pareggio, con reti juventine in trasferta che garantirono il passaggio del turno (0-0 in Italia e 2-2 in Ungheria). Prima di incontrare gli olandesi dell’Ajax, i bianconeri avevano ancora avuto tempo di eliminare gli inglesi del Derby County: vittoria all’andata per tre a uno e zero a zero al ritorno.

Arriviamo così al 30 maggio del 1973, giorno della finale di Coppa Campioni, al Marakàna, stadio della Stella Rossa a Belgrado.

Il prezioso tagliando della partita (Collezione Matteo Melodia)

Come ho già avuto modo di dire anche in altre circostanze, l’Ajax era ai vertici del calcio europeo e mondiale da almeno quattro anni. Non a caso, anche in queste pagine de “GliEroidelCalcio” l’anno scorso ho rievocato la finale di Coppa dei Campioni del 1969. A quei tempi, l’Ajax era una squadra ancora un po’ “acerba” e dovette soccombere al catenaccio contropiedista, raffinatamente ideato da Nereo Rocco e finalizzato da Prati, Sormani, Hamrin e Rivera. Ma, come abbiamo già visto, nei due anni successivi gli olandesi erano maturati, raggiungendo i vertici mondiali del calcio per club, con la conquista di due Coppe dei Campioni nel 1971 e nel 1972.

Il 1972, tra l’altro, fu l’anno in cui gli olandesi, a mio parere, annichilirono letteralmente l’Inter in finale. Una squadra, quella nerazzurra, che pure schierava un attacco composto da Mazzola, Boninsegna e Jair. Poi, sempre nel 1972, con la conquista della  Coppa Intercontinentale ai danni dell’Independiente,  l’Ajax raggiunse i vertici mondiali a livello di club.

Ma, per tornare alla finale del 1973, da un punto di vista dello schieramento tattico, l’Ajax aveva una specie di modulo 3-4-3 (a rombo), con Johan Cruijff al suo vertice.

La linea difensiva a tre, davanti a Stuy, era composta da Suurbier (a destra), Blankeburg (al centro) e Krol a (sinistra).

I quattro giocatori disposti a rombo, come ho appena detto, avevano il vertice avanzato (in posizione di centravanti) occupato da Cruijff, anche se poi questo fuoriclasse spaziava dalla propria area piccola alla tre quarti avversaria con, forse, una predilezione per la fascia sinistra. Al vertice basso del rombo, troviamo Hulshoff, mentre a destra si posizionava Haan e a sinistra Neeskens.

Gli altri tre attaccanti erano Rep a destra, Muhren a sinistra e Keizer in posizione più avanzata.

Come risulta dalla lettura della stampa dell’epoca, lo schieramento della Juventus per la finale fu oggetto di discussioni e polemiche precedenti all’incontro. Polemiche che, ovviamente si acuirono ancora di più a seguito della sconfitta dei bianconeri. I problemi tattici dei bianconeri, e le scelte che ne dovevano conseguire, avevano riguardato l’individuazione del giocatore da mettere in marcatura su Cruijff, l’utilizzo o meno di Cuccureddu e la presunta efficacia di uno schieramento offensivo a tridente.

L’allenatore bianconero, Čestmír Vycpálek, decise di mettere Morini sul “profeta del gol”, di lasciare Cuccureddu in panchina, e di configurare un attacco fatto da Anastasi (a sinistra), Bettega (al centro) e Altafini a (destra). Il centrocampo era formato da Capello, con funzioni di regista, Causio in posizione di mezzala e Furino come uomo di movimento. Dietro, davanti a Zoff c’era Salvadore in posizione di Libero e Morini in quella di stopper.

LA FINALE

Il programma (Collezione Matteo Melodia)

Dopo poco più di tre minuti si registra già un attacco olandese. Cruijff fa una discesa sulla sinistra e lancia il pallone verso la porta. L’intenzione dell’olandese sembra più quella di volere effettuare un cross ma invece ne viene fuori un tiro che colpisce l’esterno del palo, all’altezza dell’incrocio.

Al 3′, l’Ajax conquista un calcio d’angolo, ma il corner è battuto lungo e il pallone attraversa l’area dei bianconeri, andando a perdersi sul lato opposto del campo. Al 5′ arriva il gol olandese. Neskens e Blankeburg fraseggiano sul lato sinistro della metà campo juventina. Dopo un paio di triangolazioni Blankeburg fa partire un lancio sul lato opposto dell’area della Juventus. Lì arriva Rep che batte sul tempo Longobucco e, con un colpo di testa a palombella supera Zoff. Non passa neanche un minuto che l’Ajax si rende nuovamente pericoloso: l’azione è innescata da Jonny Rep che, paradossalmente, è in posizione di terzino destro. Da lui, la palla arriva al centro, dove c’è Krol. Il difensore olandese fa partire un lancio sulla fascia laterale sinistra. Raccoglie Neskens in corsa. Traversone al centro dell’area juventina dove Keizer colpisce, mandando fuori di poco.

Al 7′, si registra la prima azione offensiva della Juventus: Altafini si invola sulla fascia destra, arrivato sulla linea di fondo fa un retropassaggio per Furino che fa un cross nell’area olandese. Ma Anastasi arriva in ritardo e l’azione finisce con un nulla di fatto. Al 10′, su assist di Cruijff, il difensore dell’Ajax Horst Blankeburg si spinge in un’azione offensiva e triangola con Johnny Rep, ma il tiro dell’attaccante non centra lo specchio della porta e finisce alto di un paio di metri. Tra il 10′ e il 12′ si verifica qualche rapido capovolgimento di fronte, senza però che questo produca delle vere occasioni da gol. All’11’, su un cross in area olandese, Altafini arriva in ritardo e la palla e facile preda di Stuy. Sugli sviluppi del contropiede olandese, Rep va al tiro con un colpo di testa, ma il pallone non centra la porta.

Al 12′ bel tiro da fuori area di Wim Suurbier, splendidamente servito in diagonale da Cruijff. Zoff comunque è ben piazzato e si fa trovare pronto. L’azione comunque mette in evidenza il tipo di gioco dell’Ajax. Un gioco per cui, in quel frangente, il difensore laterale olandese si trova in posizione di ala destra. Al 14′ un cross di Bettega per Altafini costringe Krol alla deviazione di testa sul fondo: la Juve conquista il suo primo corner. Causio si incarica della sua esecuzione. Ma il pallone da lui calciato finisce direttamente nelle mani di Stuy.

Così come il suo “collega” di destra si era trasformato da difensore in ala, andando al tiro un paio di minuti prima, al 15 è  Ruud Krol a fare lo stesso sulla sinistra, scagliando un tiro teso e rasoterra che termina di poco a lato dalla porta di Zoff. In questa fase della partita le azioni sono tutt’altro che entusiasmanti (sia da una parte che dall’altra), i tiri in porta sono merce rara e quando se ne verifica uno, si tratta di tiri facilmente parabili, come quello di Neskens al 22′, facilmente neutralizzato da Dino Zoff.

Al 24′ è la Juve a portarsi in attacco, con un’azione iniziata da Anastasi che lancia sulla propria sinistra Altafini. Il tiro del brasiliano però non mette certo in difficoltà il portiere dell’Ajax. Un minuto dopo, situazione simile, sullo stesso lato del campo, con un tiro di Bettega agevolmente intercettato da Stuy. Leggermente più impegnativa, forse, la parata di Zoff a seguito di un capovolgimento di fronte olandese che trova Mühren al centro dell’area bianconera, spalle alla porta, e che conclude con una semirovesciata di sinistro. Zoff si salva mettendo in angolo e portando il computo dei calci d’angolo due a uno a favore dell’Ajax. Della sua esecuzione si incarica Haan, ma il suo tiro è inefficace e la palla è facilmente gestita dalla difesa della Juventus.

Al 34′ c’e una buona occasione per la Juventus: Altafini serve bene Bettega nell’area piccola degli olandesi ma il portiere dell’Ajax fa buona guardia, e riesce ad anticipare l’attaccante dei bianconeri. È una fase questa, in cui la Juve arriva un po’ più spesso nell’area avversaria. Ma, in termini di finalizzazione si tratta di azioni che non costituiscono dei grandi pericoli per la porta di Stuy. È il caso, per esempio del tiro di Altafini al 35′. Causio fa anche un paio di numeri molto belli, dribblando elegantemente gli avversari, intorno al 36, ma i suoi due cross, ben tagliati nell’area olandese, non trovano pronto nessun juventino. Al 39′, grande occasione olandese: punizione da centrocampo di Blankeburg che pesca Cruijff nell’area piccola. Il profeta del gol sguscia tra Marchetti e Morini e serve Mühren, il quale da posizione centrale, ravvicinata alla porta, non inquadra lo specchio e calcia fuori.

Al 43′, altra bella azione della Juve che però si conclude ancora una volta in modo piuttosto sterile. Capello conquista palla sulla tre quarti, in una zona centrale del campo, passa in avanti per Causio, sulla sinistra. Causio crossa al centro, dove Bettega tira a rete, con un colpo di testa. Ma Stuy para con grande facilità. Al 45′ la Juventus conquista il suo secondo calcio dalla bandierina, senza che questo, però, porti ad una situazione di pericolo per gli olandesi. Termina così il primo tempo, con una Juventus che forse ha creato qualche azione offensiva in più, ma senza costringere il portiere olandese ad interventi particolarmente difficili, mentre l’Ajax, sul finale spreca una clamorosa occasione per raddoppiare, con il gol mancato da Rep che ho appena ricordato.

Il secondo tempo inizia su ritmi lenti e offre poche emozioni. Al 5′, Mühren ruba palla a Morini su una rimessa laterale, punta la porta e tira da fuori area, ma il suo tiro finisce alto e a lato della porta di Zoff. Nei primi dieci minuti del secondo c’è un alternarsi di capovolgimenti di fronte, senza che nessuna delle due squadre riesca ad entrare nell’area dell’altra e, ancor meno, a tirare nello specchio della porta avversaria. Fino al 60′, l’unica cosa da annotare nel taccuino del cronista è la sostituzione di Bettega con Helmut Haller. Per vedere il primo tiro in porta del secondo tempo, bisogna aspettare fino al 61′: lancio lungo di Capello dalla propria metà campo, la palla arriva ad Altafini, posizionato all’interno dell’area avversaria. Il brasiliano, pressato da Krol, può solo indirizzare la palla verso la palla avversaria. Ma, per bloccarla, Stuy non deve neanche tuffarsi. Insomma, un tiro assolutamente inoffensivo. In mancanza di vere emozioni, non resta che segnalare un cartellino: al 68′, Cruijff scappa a Furino in una zona centrale del campo. Lo juventino colpisce l’olandese con un calcio alla gamba ed è ammonito dall’arbitro.

Al ’70 l’Ajax tenta il raddoppio: Cruijff, da una posizione centrale all’altezza della tre quarti, lancia Rep sulla destra, l’ala destra olandese chiude il triangolo con un passaggio al centro dell’area dei bianconeri ma Muhren arriva tardi. Sugli sviluppi di quell’azione la palla torna in possesso di Arie Haan che, sulla sinistra, arrivato sul limite dell’area dei bianconeri, fa partire un tiro potente di destro che Zoff può solo respingere ma non riesce a bloccare. Sulla respinta di Zoff arriva Rep che anticipa Longobucco. Ma il suo tiro di destro termina fuori. Ci sono voluti venticinque minuti del secondo tempo per vedere un attacco olandese degno di questo nome. Ma quando l’Ajax ha deciso di farlo, ha messo in seria difficoltà la Juventus.

Al 74′, seconda sostituzione della Juventus, entra Cuccureddu per Causio. Due minuti dopo, i bianconeri conquistano un calcio d’angolo (computo totale dei corner, in quel momento, tre a due per gli juventini). Alla bandierina va Haller, che centra bene nell’area. Lì, Altafini colpisce di testa, ma non inquadra la porta olandese. All’87, quarto corner per la Juventus (questa volta, a destra, sul lato opposto del corner precedente). Lo batte Cuccureddu che centra in area. Ma il pallone è bloccato da Stuy che, tra l’altro, subisce anche fallo. All’88’ l’Ajax conquista il quarto corner. Cruijff batte corto per Keizer che è a un metro da lui. Keizer si gira e crossa al centro dell’area bianconera. Lì, partito dalla difesa, si fa trovare il centrale Barry Hulshoff che colpisce di testa e manda il pallone ad urtare sulla parte superiore della traversa. È l’ultima azione degna di nota. Poco dopo, l’arbitro fischia la fine del match.

A mio parere, quella di Belgrado fu una delle più brutte finali di Coppa dei Campioni che ho avuto modo di vedere. Non a caso, di quel match, si registra un insolito e basso numero di calci d’angolo, una serie nutrita di passaggi sbagliati e pochi tiri in porta, caratterizzati, tra l’altro, da un basso indice di pericolosità.

Comunque, dopo aver visionato l’intero filmato della partita, l’impressione che se ne ricava è che per la Juve quella finale fu un’occasione sprecata. Tra i bianconeri c’erano giocatori di alto livello: Causio, Capello, Bettega, Anastasi, Altafini e Haller (anche se questi ultimi, ormai, erano quasi a fine carriera). L’Ajax invece, retrospettivamente, stava finendo il suo periodo d’oro. In effetti, di tutte le partite che ho visto dell’Ajax, a mio avviso, questo è sicuramente l’incontro meno avvincente.

Chiaro che con considerazioni come le mie, si rischia di cadere nel “senno del poi”, ma resta il dubbio che con un’altra formazione ed un altro schieramento, la Juve avrebbe potuto conquistare il trofeo. Per quello che può valere, anche il fattore campo giocava a favore del club torinese, perché dalle immagini risulta una schiacciante presenza di tifosi della Juventus.

Alla fine, comunque, giusta la vittoria olandese: un Ajax tutt’altro che esaltante, ma il suo portiere non ha corso un solo pericolo in novanta minuti.

IL TABELLINO

30 maggio 1973, ore 20:30. Belgrado, Stadio Stella Rossa (89.484 spettatori).

Ajax- Juventus 1-0

Arbitro: Milivoje Gugulovic (Yugoslavia).

Marcatori: Rep, 5’.

AJAX – Heinz Stuy, Wim Suurbier, Ruud Krol, Johann Neeskens, Gerrie Mühren, Piet Keizer, Horst Blankenburg, Barry Hulshoff, Johan Cruijff (C), Arie Haan, Johnny Rep.
Allenatore: Ștefan Kovács.

JUVENTUS – Dino Zoff, Gianpietro Marchetti, Silvio Longobucco, Giuseppe Furino, Francesco Morini, Sandro Salvadore (C), José Altafini, Franco Causio (73′), Pietro Anastasi, Fabio Capello, Roberto Bettega (63′).
Allenatore: Čestmír Vycpálek.

Sostituzioni: Helmut Haller (63′). Antonello Cuccureddu (73′).

foto wikipedia

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Classe 1963, genovese e genoano, laureato alla Facoltà di Lingue e Letterature Straniere di Genova, con il massimo dei voti. Specializzazione in Scienze dell’Informazione e della Comunicazione Sociale e Interculturale. Vive in Svizzera dal 2004, dove lavora come insegnante. Autore di un racconto, “Nella Tana del Nemico”, inserito nella raccolta dal titolo, “Sotto il Segno del Grifone”, pubblicata nel 2004 dalla casa editrice Fratelli Frilli; di un libro intitolato “I Racconti del Grifo. Quando parlare del Genoa è come parlare di Genova”, edito nel 2017 dalla Nuova Editrice Genovese; di un lavoro sulla storia del calcio intitolato “Gli Svizzeri Pionieri del Football Italiano”, Urbone Publishing, 2019; di una ricerca storica dal titolo “Rivoluzione Inglese. Paradigma della Modernità”, Mimesis Edizioni, 2020; della seconda edizione de “I Racconti del Grifo. Quando parlare del Genoa è come parlare di Genova”, Urbone Publishing, 2020. Infine, coautore, con Emmanuel Bonato, del libro di didattica della lingua italiana, “Imbarco Immediato”, Fanalex Publishing, Ginevra, 2021. È anche autore di numerosi articoli, di carattere sportivo, storico o culturale, pubblicati su differenti blog, siti, riviste e giornali. Collabora con “Pianetagenoa1893” e “GliEroidelCalcio”.

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