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Le Penne della S.I.S.S.

Storia degli Europei – Da Portogallo 2004 a Francia 2016

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Francesco Gallo) –

2004

Dopo la delusione dei Mondiali di Corea e Giappone del 2002, Giovanni Trapattoni è stato riconfermato sulla panchina azzurra. La qualificazione agli Europei del 2004 è stata raggiunta senza troppi patemi d’animo e la squadra che si presenta in Portogallo non è molto diversa da quella che si era smarrita con la Corea (nel frattempo Maldini ha dato l’addio alla nazionale), né da quella che presto vincerà la Coppa del mondo. L’unica novità è l’innesto di Antonio Cassano, ventunenne esploso da qualche anno nelle fila del Bari. Il resto dei giocatori, da Buffon a Del Piero e da Nesta a Pirlo, nei rispettivi club si dividono le sorti del campionato, e nel 2003 si sono anche affrontati nella prima e unica finale di Champions League tutta italiana.

A tanta dimostrazione di forza dei club, però, non corrisponde uguale valore della Nazionale. Gli europei del 2004 in Portogallo, rappresenteranno per noi un’edizione sfortunata. L’esordio si macchia subito con lo sputo che Totti rifila al danese Poulsen. Il romanista rimedia così una lunga squalifica che altera gli equilibri della squadra. Le conseguenze le paghiamo nella partita successiva con la Svezia che agguanta il pareggio all’ultimo minuto con un gol di tacco di Zlatan Ibrahimovic. La vittoria in extremis con la Bulgaria serve a poco, perché nel frattempo i cugini scandinavi di Svezia e Danimarca hanno acconciato un comodo pareggio (il cosiddetto “biscotto”) che consente ad entrambe di qualificarsi.

Negli altri gironi sorpresa della Grecia che, grazie alla differenza reti dovuta alla vittoria contro i padroni di casa (2-1) supera il girone ai danni della Spagna di Morientes. I talentuosi lusitani, pur perdendo la prima partita, passano il girone al primo posto, guidati da Rui Costa, Nuno Gomes e il giovane Cristiano Ronaldo.

L’altro giovane interessante del torneo è Wayne Rooney che trascina l’Inghilterra al secondo turno, ma deve arrendersi alla classe di Zidane che porta la Francia in testa al gruppo con tre gol.

L’unica squadra a punteggio pieno è la Repubblica Ceca, che conferma la grinta e il valore di una formazione di ottimi giocatori come Nedvěd, Jankulovski e Milan Baroš. Ne paga le conseguenze la Germania che per la seconda volta consecutiva esce al primo turno, senza aver mai vinto neanche una partita.

Avanti invece l’Olanda di Ruud van Nistelrooij che prima elimina la Svezia ai calci di rigore, poi si ferma in semifinale contro il Portogallo perdendo 2-1. I portoghesi in finale attendo sorprendentemente la Grecia, che è stata in grado di battere la Repubblica Ceca in semifinale, dopo che i cechi avevano vinto tutte le altre partite. Il gol di Dellas, il difensore greco in forza alla Roma, merita una menzione speciale perché rappresenta il primo caso nella storia degli Europei di silver gol, la nuova invenzione della Uefa che qualifica la squadra che lo segna entro il primo tempo supplementare.

Per la finale di Lisbona tutti i bookmakers danno il Portogallo padrone di casa sicuro vincente del torneo. È invece ancora la Grecia a sorprendere l’Europa, e il mondo, vincendo 1-0 con un gol di Angelos Charisteas.

Ad Atene esploderà una gioia incontenibile, sembrava proprio l’anno d’oro per i greci che erano stati appena accolti nella comunità europea e che quella stessa estate ospitavano anche le Olimpiadi.

2008

Dopo otto anni, a ospitare gli Europei sono due nazioni, Austria e Svizzera. Gli azzurri di Donadoni si preparano ad affrontare un girone complicato. Francia, Olanda e Romania. L’ex stella del Milan è convinto di aver individuato la formazione giusta, ma l’infortunio di Cannavaro altera gli equilibri della difesa. Ce ne accorgiamo subito all’esordio: l’Olanda ci affonda per 3 reti a 0.

La batosta fa suonare le campane a morto, anche perché nella seconda partita con i rumeni è Buffon che ci salva all’ultimo minuto parando un calcio di rigore ad Adrian Mutu (1-1).

Le speranze di passare il turno sono appese a un filo e per di più di fronte adesso c’è la Francia. Invece con i transalpini indoviniamo la migliore partita e vinciamo 2 a 0, grazie ai gol di Pirlo e De Rossi.

Passiamo, ma a Vienna nei quarti ci attende la Spagna. Li abbiamo sempre battuti, stavolta però riescono a trascinarci fino ai rigori. Le parate di Casillas su De Rossi e Di Natale consegnano le semifinali alle furie rosse.

L’altra semifinalista è la Russia, che ai Quarti supera l’Olanda favoritissima per la vittoria finale dopo aver fatto a fettine le due squadre finaliste dei Mondiali: Italia e Francia. Ma la squadra di Aragones dilaga contro i russi (3-0) e controlla agevolmente la Germania in finale, 1-0. È l’inizio di una dittatura calcistica che durerà per altri sei anni.

2012

Vincere è difficile, riconfermarsi lo è ancora di più̀; così le Furie Rosse pronte a conquistare la Polonia e l’Ucraina nel 2012 sanno che la strada alla finale di Kiev sarà più̀ ardua. Tutti li conoscono e hanno pronte contromisure da proporre. Lo si capisce nella prima sfida del loro girone, ancora l’Italia, stavolta allenata da Cesare Prandelli. Gli azzurri non solo reggono il confronto, ma addirittura vanno in vantaggio con Di Natale, che si fa perdonare l’errore di quattro anni prima dal dischetto di Vienna. Il pareggio di Fàbregas riequilibra la situazione, e permette alla Spagna di battere la Croazia e l’Irlanda nei match successivi. L’Italia al contrario si gioca tutto negli ultimi minuti dell’ultima partita contro la nazionale irlandese. È al 90’ quando inizia la storia d’amore, durata solo due settimane, tra la maglia azzurra e Mario Balotelli. Tanto clamore attorno al primo giocatore di colore della nostra storia; la sua risposta è in campo con quella rabbia che vuole esplodere, proprio dopo la girata vincente contro Given.

Di lì̀ in poi è il suo Europeo: sembra far di tutto per portare il destino dell’Italia a incrociarsi nuovamente a quello della Spagna. I quarti vedono prevalere la roja sulla Francia grazie alla doppietta di Xabi Alonso, mentre l’Italia supera l’Inghilterra ai rigori. E dire che l’errore di Montolivo sembra porre la parola fine sulla nostra esperienza europea; a cambiare il corso della storia ci pensa Andrea Pirlo: “Ho visto il portiere che faceva movimenti strani e che era abbastanza carico e ho deciso di tirarlo in questo modo, è andata bene”. Il modo in cui Pirlo calcia il terzo rigore per gli azzurri è un cucchiaio, che prosegue la leggenda iniziata da Panenka e continuata da Totti, e affievolisce il morale degli inglesi. La parata di Buffon su Cole e le reti di due eroi per una notte, Nocerino e Diamanti, ci mandano in semifinale.

Quella contro la Germania è forse la partita più̀ significativa della carriera di Balotelli; nella prima mezz’ora cancella gli avversari con un goal di testa e un bolide sotto gli incroci. Lui se bra imbattibile e l’Italia assieme a Mario, che riesce a mettere a sedere con due reti Angela Merkel e lo spread per almeno 90 minuti. Nel calcio siamo ancora noi i maestri. La Spagna invece rischia, toccando forse il momento più̀ difficile della sua epopea di vittorie: la sfida con il Portogallo termina ai rigori. Sbaglia Xabi Alonso, costringendo Casillas a porre il suo sigillo su questo derby iberico; para prima il rigore a Moutinho, poi si fa aiutare dalla traversa sulla conclusione di Bruno Alves. Cristiano Ronaldo a centrocampo scuote la testa, dato che il rigore perfetto di Fàbregas non gli permette neanche di andare sul dischetto.

La Coppa Delaunay prima della finale ha nastrini di colore diverso, giallorosso e rosso-bianco-verde, servono 90 minuti per capire quale dei due dovrà̀ rimanere. Gli azzurri comprendono rapidamente che la serata sarà̀ buia. Silva e Jordi Alba portano il risultato già̀ sul 2-0 a fine primo tempo; l’Italia non ci crede più̀ e resta di fatto in dieci sul finire della seconda frazione per l’infortunio di Thiago Motta. Torres e Mata allungano il passivo per il 4-0 conclusivo. La Spagna tocca il vertice più̀ alto di questi quattro anni, mai nessuno è stato come loro. Intanto però, poco prima del fischio finale, Iker Casillas guarda l’assistente dell’arbitro e richiama la sua attenzione; vede gli azzurri in difficoltà, inermi davanti a un tale strapotere e con poche parole delinea forse la sportività̀ e il senso di unità europea che Henri De- Launay aveva immaginato quando aveva creato questa nuova competizione: “Respect for the rival, Respect for Italia!”.

2016

L’edizione del 2016, giocata in Francia, ha confermato la volontà della UEFA di allargare le maglie per la partecipazione al torneo. Sono state infatti 24 le nazionali europee a partecipare alla kermesse calcistica. Un’edizione che rimarrà negli albi grazie alla prima vittoria del Portogallo, in finale contro i padroni di casa, grazie al gol di Éder.

L’Italia, pur non partendo tra le favorite, grazie alla grinta, al carisma e alla preparazione tattica di Antonio Conte ha sorpreso tutti, italiani compresi. Gli azzurri si sono prima disfatti del Belgio all’esordio (2-0), poi hanno estratto dal cilindro una grandissima prestazione contro la Spagna agli Ottavi di finale, vincendo per 2-0, gol di Chiellini e Pellé. L’eliminazione ai calci di rigore contro la Germania verrà ricordata per sempre per il modo in cui Zaza e Pellé hanno fallito tirando i rispettivi penalty in maniera inconcepibile.

Si è trattato, purtroppo, solo di un isolato acuto tra un pessimo mondiale nel 2014 e l’incredibile qualificazione mancata nel 2018. Paghiamo l’assenza di una cultura sportiva appassionata e responsabile, e la mancanza di crescita di un intero movimento. Con la speranza che Roberto Mancini possa avviare un nuovo corso capace di rilanciare gli azzurri, godiamoci questa Italia che l’11 giugno esordirà contro la Turchia in questa nuova edizione degli Europei. Ci auguriamo possa essere il simbolo di un’intera Nazione che ha voglia di rialzarsi.

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Nato a Cosenza, classe 1985, è storico, regista cinematografico e scrittore. Autore di diversi saggi e documentari sulla storia dello sport, è anche membro della Siss e dell'Anac. Da qualche anno lavora come supplente a Torino e ha da poco fondato la propria casa di produzione.

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