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“La mano de Dios” … e se ci fosse stato il VAR?

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Riccardo Lorenzetti) –

Peter Shilton.

Perché oltre a Diego, è protagonista anche lui.

Anche se Diego sta scrivendo la storia, in quel preciso momento.

Ne è consapevole. E per quanto luciferino sia il gesto, Diego è il Padreterno circondato dagli angeli che sta tendendo la mano, nella volta della cappella Sistina.

Shilton, invece, è Adamo: imperfetto e mortale, che riceve quella mano e la guarda con aria inebetita. Lui sì, inconsapevole del destino che si sta compiendo e che rimarrà cristallizzato per sempre in un’immagine: come il Burgnich di Città del Messico, che tenta di raggiungere Pelé; O Collovati, sovrastato da Mark Hateley nel cielo di San Siro.

Shilton, Burgnich, Collovati.

Quelli che entrano nella storia, aprendo la porta quando non è il momento… E rimarranno per sempre lì, con i loro occhi chiusi, o la bocca spalancata, proprio nel momento in cui gli sposi si stanno scambiando gli anelli.

E poi l’arbitro Bennacer, un Tunisino; che non ha nemmeno l’occhio troppo allenato, e magari è un segno del destino anche quello.

Ci fosse stato un Agnolin, magari, la storia sarebbe andata diversamente… Gol annullato, e cartellino giallo a Maradona per condotta antisportiva, secondo regolamento.

Ma il regolamento è pur sempre un pezzo di carta.

È burocrazia, e chi fa la storia tende a fregarsene della burocrazia, perché certe cose se devono succedere, succedono. Come Napoleone, che fu più risoluto del Direttorio di Parigi. O Giulio Cesare, che fu più forte del Senato di Roma.

Rimane la fotografia di Shilton, con le sue braccia goffamente protese in avanti.

Shilton “grande, grosso e coglione”, avrebbe detto mio nonno, che trovava irresistibili le comiche di Stanlio e Ollio, specialmente quando il ciccione vestito di bianco finiva dentro una botte di catrame.

E rimaniamo noi.

Così allocchi che ci siamo persino inventati la Var. Che, a termini di regolamento, avrebbe prima annullato quel gol e poi, tra instant review, consultazioni via radio e tutto il resto ci avrebbe privato anche di quello “buono”, che infatti arriva appena 5 minuti dopo.

Quello del “geniogeniogenio-ta-ta-ta-goooooool-quiero-llorar-barrilete cosmico, de que planeta viniste?”.

Era il 22 giugno 1986.

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Riccardo Lorenzetti ne ha combinate molte, in vita sua. Ha ideato, e condotto, programmi radiofonici e televisivi; ha scritto per giornali e riviste, per il teatro e per il cinema. Ha lavorato in fabbrica, ha insegnato matematica in una scuola primaria, ha diretto redazioni giornalistiche ed emittenti locali. Si è cimentato anche come paroliere di musica leggera. E’ nato nel 1966; e infatti vorrebbe avere la genialità di Zola e l’irruenza di Alberto Tomba. Gli eccessi di Eric Cantona, la misura di Costacurta, la bellezza di Cindy Crawford. Avrebbe tanto voluto essere al posto del moretto che balla Reality con Sophie Marceau e, soprattutto, gli sarebbe piaciuto scrivere il testo di “Baciami Ancora”, di Jovanotti. Non essendone evidentemente capace, si è accontentato di rubargli l’incipit, per questo suo quinto libro. Dopo “L’anno che si vide il Mondiale al Maxischermo” (2012), “La Libertà è un colpo di tacco” (2014), “L’amore al tempo di Mourinho” (2016), “Il Paese più Sportivo del Mondo” (2018).

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