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Dio salvi il 5 luglio 1982

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GLIEROIDELCALCIO (Antonio Mattera) – 1982. È l’anno di Blade Runner (quello vero), E.T. e Rambo al cinema. È l’anno, per me e quelli della mia classe, 1968, dell’esame di terza media. È l’anno delle prime cotte sull’onda lunga del “Tempo delle mele” del 1980.

È l’anno di un grande campionato di serie A, terminato solo all’ultimo minuto dell’ultima giornata, fra polemiche arbitrali e di addii, infortuni che ti tengono col fiato sospeso (Bettega, Ancelotti e, soprattutto, Giancarlo Antognoni che sembra morirci sul campo).

Ma è soprattutto l’anno dei mondiali, quelli in Spagna. I primi che senti veramente tuoi, dato che nel 1974 si era troppo piccoli e nel 1978 ancora troppo fanciulli.

Quelli del 1982, invece, in Spagna sono quelli giusti, quelli ai quali arrivi già con una fede sportiva consolidata, quelli che sono una magnifica kermesse del gotha del calcio mondiale: Falcao, Zico, Maradona, Rumenigge, Boniek, Platini e via dicendo.

E noi si tifa invece Italia, orgogliosi dei nostri Zoff, Scirea, Conti, Antognoni, Cabrini e Tardelli e persino di Collovati, fresco retrocesso in B col Milan o tal Selvaggi del Cagliari che ha soffiato il posto a un certo Roberto Pruzzo, da due anni capocannoniere della serie A.

E si pensa che sì, anche noi a 18 anni potremmo avere i baffi alla Bergomi che ti fanno tanto più grande. E soprattutto si confida in Pablito, l’eroe del mundial argentino, il ragazzino che riempie di gol le reti avversarie.

Nonostante la squalifica di due anni per il calcio scommesse, non c’è uno di noi che, giocando a pallone sui campetti improvvisati, non sogni di essere lui quando il pallone (spesso un Super Santos) varca il limite dei due mattoni o le due cartelle messe per palo.

E lui torna dalla squalifica, a tre giornate dalla fine del campionato, e segna!

Sembra un segno del destino. A dire il vero, vuoi per gli infortuni di giocatori importanti, vuoi che abbiamo preso scoppole pesanti in amichevole e fatto figure barbine contro squadre modeste nelle qualificazioni, c’è poca speranza.

La speranza, però a volte va a braccetto con la fede. È estate, siamo quasi agli sgoccioli degli esami, si può andare al mare, dove ritrovi gli amici, quella brunetta che ti ha fatto battere il cuore, il cartellone con i gelati (fantastico il ghiacciolo multi gusto e multicolori!), i soliti giochi da spiaggia e soprattutto la spensieratezza dell’adolescenza.

Ma io e mio cugino decidiamo diversamente: si fa un “fioretto”, una specie di “voto” in cambio della “grazia ricevuta”.

Non si va al mare, durante il mondiale, durante il mondiale purché l’Italia vinca il Campionato del Mondo. Apriamo la prima, e unica, attività tutta nostra. Fatta da inventiva, come le fughe di Brunetto “Marazico” Conti sulla fascia.

C’è una fontanella di acqua, ci sono dei limoni che possiamo “prendere in prestito” (anni dopo, la sera del primo appuntamento, scoprirò che erano di proprietà del padre di colei che diventerà mia moglie), abbiamo una brocca e due bicchieri di vetro, ci sono i turisti (soprattutto crucchi tedeschi) che passano per quelle strade ancora non trafficate da auto.

Tu dai 150 lire a me, io do la limonata a te. Semplice, come il primo gol di Paolo Rossi al Brasile. Efficiente, come Zoff all’ultimo minuto su Oscar. Simpatico, come Pertini che saltella come un bambino sulle tribune del Santiago Bernabeu, alla faccia del protocollo. E mica inizia bene, anzi, per noi quel mondiale.

La Polonia di Boniek, il Perù di Quiroga “pastetta” 1978, il Camerun di Thomas N’Kono sembrano prendersi gioco di noi e del nostro “fioretto”. Tre pareggi. Fa calore, dannatamente, e veder partire per il mare ogni giorno i nostri genitori e sentirli schernirci non è facile.

C’è da diventare isterici. Come Stielike man mano che vedeva sfuggire la coppa. Io e mio cugino, però siamo incrollabili nella nostra fede. Continuiamo con lo sciopero della spiaggia, la limonata ai tedeschi e a divorarci tutte le partite di quel mondiale. Affamati di calcio, come Paolo Rossi sul primo gol alla Germania.

L’Italia passa il turno ma si trova dinanzi l’Argentina di Maradona campione del mondo e il Brasile degli extraterrestri. La fede vacilla e il diavoletto tentatore ci dice che sì, forse tra una settimana si va al mare. Pazienza.

Ma poi ci pensano Cabrini e Tardelli ad allontanare, per qualche giorno, quella voglia di infradito e costume. Si arriva a quel 5 luglio 1982, una di quelle date che, col senno di poi, benedici di aver vissuto. Ti segnano per sempre. Sono una sorta di compleanno fuori dagli schemi, ti rimangono dentro più del primo bacio e quasi quanto la nascita di un figlio.

Quel 5 Luglio 1982 è la tua Partita del secolo come lo è stata Italia-Germania nel 1970 per i tuoi genitori, è il tuo ammaraggio sulla Luna, è il tuo “Il Piave mormorò: non passa lo straniero”. E lo straniero non passa. Non passa, Zico allora come Maradona prima sotto la guardia di Claudio Gentile. Segna Pablito Rossi, un ‘ombra fino ad allora. Segna una volta, due, tre.

Il sogno di noi ragazzini, con un Super Santos e i pali fatti da pietre o cartelle, diventa realtà! Nel mezzo segna anche Socrates, ma questo diventa un dettaglio. C’è tempo per odiare Falcao, io che sono tifoso giallorosso, e maledirlo per la prima e unica volta. C’è tempo per gioire e poi rammaricarsi al gol annullato ad Antognoni. C’è tempo…anzi non c’è più tempo, l’arbitro fischia tre volte. Tre come i gol di Pablito Rossi.

È finita. Noi si urla. Urlo, come quello di Tardelli in finale. Siamo in semifinale, non ricordiamo nemmeno più dove sono gli infradito e i costumi. E perdoniamo i nostri padri, fratelli e cugini per quei risolini ironici subiti sino ad allora. Il perdono, la forza dei forti.

Forti come Oriali che macina chilometri. E io e mio cugino siamo forti, decisi, convinti che lassù′ qualcuno ci ama.

Il resto, dopo il 5 luglio tutto nostro, è storia a divenire. Avanti a limonate e via fino alla Polonia per finire, come tutti sappiamo, alla Germania. Che paradosso!

Noi ci adoperavamo ad “astringere” i crucchi tedeschi con la limonata mentre Rossi, Tardelli e Altobelli li purgheranno. Siamo Campioni del Mondo, non sogniamo, Martellini ci rassicura tre volte. Tre come i gol di Rossi al Brasile. Tre come i pareggi iniziali. Tre come i gol rifilati alla Germania. Tre come i titoli mondiali vinti. Dal giorno dopo si torna al mare. Da campioni del mondo, imprenditori di limonate, e maturandi delle medie. Fa niente che la brunetta non ti ha aspettato: peggio per lei, con i soldi delle limonate potevi offrirgli uno di quei ghiaccioli multicolori. Un tuffo a mare finalmente.

Non so ancora che la festa, per me tifoso giallorosso, è appena cominciata e continuerà.

Che anno, quel 1982!

Foto WIKIPEDIA 

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Nato a Roma, classe ’68, residente a Ischia. Diplomato Capitano di Lungo Corso, ex sergente Radiotelegrafista M.M. Collaboratore del sito www.acam.it, con pubblicazioni su riviste del settore (Archeologia e Misteri). Autore del sito www.pensolibero.it, Web Writer. Autore di racconti brevi pubblicati in varie antologie come “Dritto al Cuore”, “Lasciami Andare”, “L'Altro”, “Brevi Autori” e “Il Bene o il Male”. Autore dei romanzi “Nel bene, nel male”, “ Genocidio civile” e “Storie di uomini. E di calcio”.

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