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Storie

I Campionati Mondiali del 1974 (Terza e ultima parte)

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Massimo Prati) –

LA FINALE PER IL TERZO POSTO – POLONIA-BRASILE 1-0

La partita si giocò il 6 luglio del 1974. all’Olympiastadion di Monaco di Baviera. Secondo le cronache dell’epoca, degli oltre 74.000 spettatori presenti quel giorno le rappresentanze di tifosi polacchi e brasiliani erano piuttosto ridotte e la partita ebbe luogo in un ambiente neutrale, in buone condizioni climatiche: dapprima con tempo soleggiato e, in un secondo momento, più fresco e nuvoloso.

Gli episodi avvincenti della partita furono rari perché le due squadre risentivano dei postumi e delle fatiche dei due match precedenti. Nel primo tempo si registra comunque una superiorità brasiliana, in termini di possesso palla e di manovra, anche se i verdeoro non sfruttano appieno le occasioni create, tanto che i polacchi riescono comunque a rendersi altrettanto pericolosi con una serie di contropiedi.

Nel secondo tempo, prima del vantaggio polacco, l’occasione più clamorosa si verifica al 72′: è quella di Mirandinha che, lanciato a rete, viene vistosamente e lungamente trattenuto per la maglia da Kasperczack, ma il polacco se la cava con una semplice ammonizione.

Quattro minuti dopo, la Polonia segna il gol del definitivo vantaggio. In un’azione d’attacco, Marinho perde il pallone che finisce tra i piedi di Zygmunt Maszczyk, passaggio a Grzegorz Lato e l’ala destra si lancia in una delle sue celebri fughe, scarta Alfredo e fa partire un tiro angolato che Leão non riesce a fermare.

La partita non fu una delle migliori delle due squadre. Il gioco della Polonia aveva perso brillantezza e vivacità. Quanto ai brasiliani, in generale, in quei Mondiali, non si dimostrarono all’altezza dei propri predecessori. In un quadro non certo esaltante, tra i brasiliani le migliori prestazioni furono quelle di Alfredo, di Marinho e di Rivelino, mentre tra i polacchi si distinsero Gadocha, Deyna e Lato. Quest’ultimo, con il gol fatto al Brasile, raggiunse quota sette reti e si laureò capocannoniere del Mondiale, davanti a Johan Neskens con cinque gol e Gerd Müller con quattro (a cinque gol c’era anche il compagno di squadra di Lato: il centravanti Andrzej Szarmach).

IL TABELLINO – POLONIA-BRASILE 1-0

6 luglio del 1974. Ore 16. Olympiastadion di Monaco di Baviera. (74.100 spettatori).

Marcatori Grzegorz Lato, 76′.

Arbitro: Aurelio Angonese (Italia). Guardalinee: Youssouf N’Diaye (Senegal) e Jafar Namdar (Iran).
Ammoniti:  Jairzinho (Brasile), 25′; Henryk Kasperczak (Polonia), 72′.

POLONIA: Jan Tomaszewski, Antoni Szymanowski, Jerzy Gorgon, Wladislaw Zmuda, Adam Musial, Kazimierz Deyna (capitano), Henryk Kasperczak (74′), Zygmunt Maszczyk, Grzegorz Lato, Andrzej Szarmach (73′), Robert Gadocha.

Sostituzioni: Zdzislaw Kapka (73′); Leslaw Cmikiewicz (74′).

Allenatore: Kazimierz Gorski.

BRASILE: Emerson Leão, Mario Marinho (capitano), Jose Ze Maria,  Francisco Marinho Chagas, Alfredo Mostarda, Paulo Cesar Carpegiani, Ademir da Guia (66′), Jairzinho, Roberto Rivelino, Valdomiro, Jose Guimaraes Dirceu.

Sostituzioni: Mirandinha da Silva (66′).

Allenatore: Mario Zagallo.

LA FINALE – GERMANIA OVEST-OLANDA 2-1

Lo scontro decisivo tra Germania Ovest e Olanda andò in scena all’ Olympiastadion di Monaco, il pomeriggio del 7 luglio 1974, davanti a oltre 75.000 spettatori.

Oltre alla visione diretta del materiale di repertorio e ai miei ricordi personali, nell’analisi della partita, ho voluto affidarmi alla consultazione della stampa della Svizzera francofona di quei giorni perché offre comunque un punto di vista probabilmente inedito per il lettore italiano. In un articolo di un corrispondente, pubblicato contemporaneamente in alcuni quotidiani di Ginevra e di Losanna, leggiamo che: “partita male, la Germania ha saputo serrare le file. Ha ritrovato vigore e giocato un football più coerente, in una finale che, nel suo complesso, è stata di eccellente qualità, pur non toccando vette elevate in termini di manovra e di intensità. L’Olanda, per contro, ha eseguito il suo spartito in modo maldestro. La Germania Ovest, invece, ha disputato un match quasi perfetto.

L’estro, il brio, l’abilità collettiva degli olandesi nel corso di tutto questo decimo Campionato del Mondo ha in qualche modo fatto il gioco della Germania Ovest. Di fronte agli olandesi, che fino alla finale avevano impressionato per la loro padronanza di gioco, la Germania Ovest era come uscita di scena. Aspetto, quest’ultimo, che le aveva consentito di ripiegare su una posizione più defilata ma pronta a colpire lo sfidante al minimo segno di cedimento. E, in effetti, è andata proprio così”.

Detto questo, possiamo passare dall’analisi alla cronaca. L’Olanda passò in vantaggio dopo un solo minuto grazie a un rigore, concesso per l’atterramento di Cruijff da parte di Hoeness e trasformato da Neeskens. Non fu un tiro molto angolato, anzi, si trattò di un tiro quasi centrale, ma Maier si gettò alla propria destra mentre il pallone andava verso l’altra metà della porta.

È interessante notare che il calcio di inizio fu assegnato all’Olanda e nel minuto precedente alla concessione del rigore, la palla aveva viaggiato quasi per tutto il tempo passando dal piede di un olandese ad un altro, senza che un solo tedesco potesse intercettarla. Dopo una quindicina di passaggi circa, in lungo e in largo su quasi tutta l’intera superficie di gioco, la palla tornò a centrocampo. Lì, Cruijff puntò la porta, fino a quando non subì il fallo da rigore.

Ma, col passare del tempo, la Germania seppe riprendersi.

In effetti, pur se con ritmi non molto intensi, a partire dalla seconda metà del primo tempo, la Germania Ovest comincia a imbastire alcune azioni offensive e al 22′ reclama un rigore. Il reclamo è dovuto a un atterramento di Müller da parte di Rijsbergen. Però il rigore non viene concesso,

Ma è solo questione di tempo perché al 25′ anche i tedeschi ottengono il penalty. L’azione era nata da Beckenbauer che aveva recuperato un pallone nella propria area e aveva servito immediatamente Overath. Questi era arrivato fino alla propria trequarti e aveva lanciato Hölzenbein sulla fascia sinistra. Da lì, Hölzenbein si era accentrato e, inserendosi tra Haan, Rijsbergen e Jansen, era entrato in area, venendo atterrato proprio da Jansen, che era entrato in tackle scivolato da dietro, ma in ritardo, mancando totalmente il pallone. Sul dischetto andava Breitner. Esecuzione perfetta: tiro teso, basso e angolato. Jongbloed resta quasi immobile e non accenna nessuna una reazione.

Il gol dà ulteriore fiducia alla Germania che aumenta gli attacchi: prima Hölzenbein e poi Hoeness creano pericoli agli olandesi. Fino a quando, a due minuti dal termine del primo tempo, la Germania raddoppia. Bonhof è lanciato da Grabowski e va via in velocità sulla fascia di destra. Poi si accentra, entra in area e fa partire un assist rasoterra per Müller. L’attaccante tedesco controlla di sinistro si gira rapidamente, impedendo ogni possibile intervento di Haan, e segna con un diagonale di destro che si infila in direzione del secondo palo. Si va al riposo sul due a uno per i tedeschi.

Il secondo tempo inizia subito con una buona occasione per la Germania. Al 3′, corner battuto sulla sinistra da Hoeness che tira uno spiovente sul secondo palo. Il tiro pesca Bohnof che colpisce di testa cercando l’angolo basso del palo opposto. Ma la palla finisce a lato di poco.

All8′ è l’Olanda ad avere una buona occasione. Corner a destra. Se ne incarica Rep. Tiro sotto porta. Maier esce ma controlla male. Fortunatamente per lui c’è Breitner sulla linea di porta che evita il gol. Al 10′ ci sarebbe un’ottima occasione per l’Olanda. Cruijff batte una punizione dalla destra. Sulla sinistra, vicino alla porta tedesca, c’è Krol. Ma l’olandese colpisce malamente di testa. La palla rimbalza a terra, perde di forza e Maier, riesce comunque a parare agevolmente.

Al 13′, in un’azione di contrattacco tedesco che inizia nella propria metà campo da un fraseggio tra Vogts e Overath, la palla arriva a Hölzenbein che viene messo giù sulla trequarti. La punizione è battuta da Overath che lancia sulla destra a Grabowski. L’ala destra tedesca fa partire un cross al centro dell’area olandese. Müller è in mezzo a tre Orange ma li anticipa tutti, calcia di destro e fa gol. Però la rete è annullata per fuorigioco.

Per una ventina di minuti ci sono frequenti capovolgimenti di fronte ma rari e veri pericoli per entrambe le porte. Alcune cronache parlano di un’azione pericolosa al 71′. Van Hagenem, sulla trequarti tedesca, passa a Van de Kerkhof sulla sinistra. Il centrocampista olandese fa un bel numero nei pressi dell’angolo: arretra, poi punta improvvisamente sul fondo e riesce a crossare. Ma dopo una serie di rimpalli in area, Breitner riesce a mettere in corner. Tuttavia, non mi sembra che si possa parlare di un grande pericolo per la Germania.

Intanto i minuti scorrono e gli olandesi cercano di mettere sotto pressione i tedeschi. Effettivamente è questa una fase in cui gli Orange si portano più spesso in attacco: al 73′ Van de Kerkhof crossa ancora dalla sinistra e il pallone sorvola quasi l’intera area tedesca in larghezza. Dalla destra destra arriva Rep che tira in porta e chiama Maier all’intervento. Al 30′, sugli sviluppi di una punizione di Cruijff, c’è un tiro di Arie Haan che finisce altissimo sulla traversa. Poi, in un paio di occasioni, Theo de Jon tenta il gol ma sono tentativi che si rivelano vani. Al 40′ stupenda azione della Germania Ovest. Beckenbauer libera di testa dall’area tedesca. La palla arriva a Hoeness. Retropassaggio di nuovo a Beckenbauer e il “Kaizer” fa partire un lancio superbo sulla sinistra per Hölzenbein che, dopo una sgroppata di una ventina di metri, entra in area ed è atterrato dal numero sei olandese, Wim Jansen. Sembra rigore netto ma l’arbitro dice di proseguire. Sull’immediato capovolgimento di fronte, e conseguente contrattacco olandese, la palla arriva a Neskens che si trova sul limite dell’area tedesca. L’olandese fa partire un tiro che termina di poco a lato del palo alla destra di Maier. È l’ultimo episodio degno di nota di questo incontro. Poi, l’arbitro fischia la fine e sugli spalti dell’Olympiastadion compare uno striscione in cui c’è scritto “Weltmeister”.

Le sostituzioni olandesi del secondo tempo hanno dato un’effimera vivacità di manovra a sinistra con Van de Kerkhof e a destra con De Jong. Ma non hanno fatto la differenza. Alla fine l’unico vero pericolo del secondo tempo per i tedeschi è quello nato da un errore di Maier a cui, provvidenzialmente Breitner ha posto rimedio. Gli olandesi non hanno fatto molto per ribaltare il risultato e la vittoria tedesca appare giusta, tanto più se si considera il gol annullato e, soprattutto, il rigore negato.

IL TABELLINO

Olympiastadion di Monaco 7 luglio 1974. Ore 16 (75.200 spettatori).

Marcatori: Neeskens (rigore), 1′; Breitner (rigore), 26′; Müller 44′.

Arbitro: Taylor (Inghilterra).

GERMANIA OVEST: Maier, Vogts, Breitner, Schwarzenbeck, Beckenbauer, Bonhof, Grabowski, Hoeness, Müller, Overath, Hölzenbein.

Allenatore: Helmut Schön.

OLANDA: Jongbloed, Suurbier, Krol, Haan, Rijsbergen (68’ De Jong), Jansen, Rep, Neeskens, Cruijff, Van Hanegem, Rensenbrink (46’ R. Van de Kerkhof).

Allenatore: Rinus Michels.

Concludo con alcune riflessioni: 1) Quel Mondiale fu “moderno” in un’accezione positiva del termine, perché fu un palcoscenico planetario della nuova concezione di gioco olandese. Un sistema che avrebbe rivoluzionato il gioco del calcio. Ma fu “moderno”, dal mio punto di vista, anche in un’accezione negativa, perché segnò cambiamenti importanti verso una maggiore e più sistematica trasformazione del calcio in business. I primi due esempi che mi vengono in mente, di questa tendenza, sono l’apparizione del logo degli sponsor sulle maglie dei giocatori e l’ampliamento della formula a gironi (a scapito delle partite a eliminazione diretta), con la conseguente proliferazione dei match e l’incremento degli introiti televisivi.
2) Come abbiamo visto all’inizio,  l’Olanda si qualificò ai Mondiali del ’74, ai danni del Belgio, grazie ad una ingiusta decisione arbitrale. Viene da chiedersi se il calcio contemporaneo sarebbe stato lo stesso senza la partecipazione degli Orange a quel Campionato del Mondo. E la risposta, a mio parere, è che ovviamente il calcio attuale non sarebbe stato lo stesso 3) La vittoria in finale della Germania a mio avviso fu giusta. Ma quando penso all’insieme di quel Mondiale mi viene da associarlo a certe vecchie edizioni del Festival di Sanremo. Festival di cui, a dispetto della canzone vincitrice, ti è rimasta nel cuore la seconda classificata. È una cosa che mi capita spesso, per esempio, quando penso al Festival di Sanremo del 1970.

I Campionati Mondiali del 1974 (Prima parte)

I Campionati Mondiali del 1974 (Seconda parte)

 

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Classe 1963, genovese e genoano, laureato alla Facoltà di Lingue e Letterature Straniere di Genova, con il massimo dei voti. Specializzazione in Scienze dell’Informazione e della Comunicazione Sociale e Interculturale. Vive in Svizzera dal 2004, dove lavora come insegnante. Autore di un racconto, “Nella Tana del Nemico”, inserito nella raccolta dal titolo, “Sotto il Segno del Grifone”, pubblicata nel 2004 dalla casa editrice Fratelli Frilli; di un libro intitolato “I Racconti del Grifo. Quando parlare del Genoa è come parlare di Genova”, edito nel 2017 dalla Nuova Editrice Genovese; di un lavoro sulla storia del calcio intitolato “Gli Svizzeri Pionieri del Football Italiano”, Urbone Publishing, 2019; di una ricerca storica dal titolo “Rivoluzione Inglese. Paradigma della Modernità”, Mimesis Edizioni, 2020; della seconda edizione de “I Racconti del Grifo. Quando parlare del Genoa è come parlare di Genova”, Urbone Publishing, 2020. Infine, coautore, con Emmanuel Bonato, del libro di didattica della lingua italiana, “Imbarco Immediato”, Fanalex Publishing, Ginevra, 2021. È anche autore di numerosi articoli, di carattere sportivo, storico o culturale, pubblicati su differenti blog, siti, riviste e giornali. Collabora con “Pianetagenoa1893” e “GliEroidelCalcio”.

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