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Mamma li turchi …!!!

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Mario Cantoresi) –

Sembra una favola di altri tempi …

Ci sono storie poco conosciute ma talmente affascinanti che per la loro particolarità meritano di essere raccontate.
Questa che vi racconto stasera è l’incredibile vicenda di un bambino romano di tredici anni di nome Luigi Franco Gemma che il 17 marzo 1954 eliminò le Furie Rosse di Spagna dal Campionato Mondiale di Calcio che si sarebbe disputato in Svizzera pochi mesi dopo.

Sembra una favola d’altri tempi questa storia ma contribuisce senza alcun dubbio a darci l’esatta percezione di come siano cambiati i regolamenti e gli interessi che ruotano attorno al mondo del Calcio.

Tutto inizia il 6 gennaio 1954, allorquando a Madrid scendono in campo per la partita di andava valida per la qualificazione al Mondiale Svizzero del 1954, le uniche due squadre presenti nel Gruppo 6: Spagna e Turchia.
Ovviamente il pronostico è scontato ed è tutto a favore degli Iberici.
È ancora troppo indietro nel processo di sviluppo il Calcio Turco rispetto al resto d’Europa.

Un po’ a sorpresa il primo tempo si chiude con un sorprendente 1 a 1 ma poi, nella ripresa, un lungo monologo spagnolo chiude il match sul 4 a 1 per la Roja.
In virtù dei moderni regolamenti la partita di ritorno sarebbe niente di più che una semplice formalità… ecco, in virtù dei moderni regolamenti ma, attenzione, siamo nel 1954!
Il regolamento parla chiaro: ogni partita vale due punti indipendente dal numero dei gol realizzati ed è così che quando il 14 marzo le due formazioni si affrontano di nuovo ad Ankara accade l’imponderabile: 1 – 0 per la Turchia e arrivederci allo spareggio che, cosa incredibile, si gioca solo tre giorni più tardi a… Roma!

Nessuno ha nulla da obiettare sulla celerità dei tempi, sulla sede né tantomeno sull’iniquità del regolamento.
Non obietta nulla neanche la Federazione Spagnola quando il 16 marzo, ovvero alla viglia dello spareggio, si vede arrivare un telegramma di formale diffida all’utilizzo del fuoriclasse László Kubala, nato a Budapest ma naturalizzato spagnolo (per inciso, Kubala è l’unico giocatore al mondo ad aver giocato per tre nazionali diverse ma questa è un’altra storia), si sentono molto sicuri delle loro potenzialità gli Iberici.

In questo clima di fair play inimmaginabile si giorni nostri, si giunge alla resa dei conti.
La Spagna è certa della vittoria, la Turchia non ha nulla da perdere e si gioca tutte le sue chance.
La partita che un osservatore d’eccezione come Vittorio Pozzo definirà di poca tecnica e di molto ardore termina 2 – 2 dopo i tempi supplementari.
Ovviamente non ci sono ancora i calci di rigore, tutto viene affidato alla sorte, o meglio alla mano del tredicenne Luigi Franco Gemma bambino prelevato chissà come dalla FIFA direttamente dal quartiere di Monte Mario di Roma.

Il piccolo Franco, ovviamente bendato, estrae dall’urna il bigliettino con scritto Turchia, permettendole così di disputare la Coppa Rimet.
Il trionfo dell’imponderabilità del Calcio!

Gli Spagnoli sono distrutti e non hanno neppure la forza di protestare per due gol apparentemente regolari annullati l’ora dal direttore di gara italiano.
I Turchi sono invece al settimo cielo!
Chiedono a gran voce di poter abbracciare il bambino che li ha portati al mondiale ed ottengono la grazia.

Franco Gemma viene colmato di gentilezze ed è invitato a passare un mese a loro spese In Turchia.
Ma non è finita: vogliono portarlo con loro anche in Svizzera nel prosieguo della competizione come portafortuna.

II bambino di Monte Mario si guarda attorno sperduto, non capisce di essere diventato il protagonista di una vicenda calcistica riguardante gli ottomani.
Forse non può dimenticare che a Roma i bambini della sua epoca quando invocavano aiuto perché si credevano minacciati da un grave pericolo, osavano esplodere atavicamente, nello strillo: “Mamma, li turchi!!!”

NdR: il 9 giugno 1987 Luigi Franco Gemma, assieme all’amico Raffaele Picone, troverà la morte in un incidente d’auto.

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Laureato in Economia e Commercio all’Università La Sapienza di Roma, è un autore, sceneggiatore e attore teatrale. Mario non ama parlare molto di sé, preferisce spendere le sue parole per i personaggi delle storie che racconta e che porta in scena. Adora due cose in particolare: le scarpe da running e le strade del mondo. Ed è così che trova i suoi incredibili personaggi, o forse, più esattamente, sono loro che vanno a cercare Mario, perché ne percepiscono le affinità elettive. Così facendo egli ruba prezioso spaccati di vita dai suoi viaggi, spaziando dalle Regioni della Mitteleuropa, quella da cui, perdendosi fra le acque dell’amato Danubio, non farebbe mai ritorno, ai tramonti meravigliosi dell’Africa, fino alle grandi distanze della Russia, Nazione che ama e da cui è ricambiato incondizionatamente. Distribuisce poi il “suo bottino” trascrivendo il caleidoscopio di vite, sensazioni ed emozioni, a beneficio dei suoi lettori. Un autore, Mario Cantoresi, capace di toccarti nel profondo e lasciarti qualcosa di unico e prezioso dentro.

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