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Roberto Baggio: “Per me è stato un onore regalare gioie all’Italia”

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GLIEROIDELCALCIO.COM – La lunga chiacchierata comincia con la difficoltà di poter intervistare il mito Baggio. Un mito sincero, schivo e silenzioso, lontano dalle luci dei riflettori. Revista Libero, giornale indipendente spagnolo, riesce però a raggiungere il Divin Codino e a realizzare un lavoro completo, in cui il 10 di Caldogno racconta la sua fantastica carriera.

Diversi i capitoli, partendo da quello della sua Nazionale e del Mondiale ’94:

“Ero convinto di segnare, mi è sempre piaciuto prendermi le responsabilità. Fa parte del gioco ma da undici metri ci sono regole diverse. Tiravo sempre rigori, sin da quando ero piccolo. Non ho mai avuto paura di quella sfida con il portiere, in questo caso con Taffarel. È un gioco da ragazzi, ma chiunque li ltiri può sbagliarli, ed è qui che inizia un altro film”.

Poi la parentesi Fiorentina, con l’addio forzato destinazione Juventus:

“Non avevo niente contro la Juventus, ma volevo restare alla Fiorentina. C’erano persone lì che mi avevano aspettato dopo aver trascorso i primi due anni da infortunato. Ci siamo affezionati l’uno all’altro. Ho promesso che sarei rimasto. Il club viola, in realtà, non fu corretto perché mi vendette senza dirmi nulla”.

Parentesi Italia ’90, il Mondiale che la Nazionale era condannata a vincere:

“Il Mondiale in casa fu una fortuna. […] Siamo caduti contro l’Argentina in semifinale. Ricordo ancora i sentimenti che provai contro la Cecoslovacchia. Irripetibile. Anche oggi mi viene la pelle d’oca quando ci penso. […] Per me è stato un onore regalare gioie all’Italia”.

E il Brescia di Mazzone:

“L’atmosfera era unica. […] Quando giochi a calcio con persone competenti […] che sanno cosa è meglio per la squadra, è normale che tutto funzioni. […] Abbiamo ottenuto buoni risultati, ma soprattutto abbiamo regalato emozioni che sono rimaste per sempre nel cuore delle persone. Questa è la più grande vittoria, il più grande successo. C’è solo una pagina nera di quel viaggio: la morte di Vittorio Mero. Voglio ricordare il suo sorriso e la dolcezza di uno splendido ragazzo. Vorrei anche ricordare due persone per me fondamentali lì: il presidente Gino Corioni e Carletto Mazzone, un grande allenatore. […] Se deve dirti qualcosa, te lo dice in faccia. Mi ha dato la possibilità di vivere altri quattro anni di calcio. Un calcio bello, puro, totale. Brescia è stata molto generosa con me, ma mi ha aiutato a conoscerla a fondo. Eternamente grato”.

Per leggere l’intervista completa, vi forniamo il link diretto a Rivista Libero.

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