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La “carta” vincente di Pablito

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Michelangelo Deodato) – Il campione non si vede da come vince con la mano vincente. Si vede da come reagisce alla mano perdente.

Per tanti anni, all’inizio della sua carriera, Paolo Rossi ha avuto solo mani negative iniziando dalle tante operazioni subite fino alla cessione al Como e alla grande tentazione di mollare tutto.

Po finalmente tutto sembrava andare bene con il Vicenza: promozione in Serie A per il Lanerossi Vicenza e titolo di capocannoniere per Paolo Rossi seguita poi da una grande stagione nella massima serie inclusa la lotta per lo Scudetto con la Juventus e la convocazione ai Mondiali di Argentina 78.

La lotta per contenderselo tra Juventus e Vicenza ha poi causato la soluzione alle buste e la puntata miliardaria di Farina, l’indebolimento economico del Vicenza e la successiva retrocessione. A quel punto, Farina e Boniperti l’hanno messo in vendita al miglior offerente con 10 squadre di Serie A partecipando all’asta e altre squadre all’estero che sognavano di avere Rossi. Si erano create invidie e gelosie tra molte, troppe squadre e tifoserie.

Una volta che ha scelto Perugia gli hanno tolto il bene più prezioso, il pallone. Vista la sua innocenza, dimostrata successivamente e confermata dagli stessi accusatori, deve comunque esserci stato un motivo per volerlo togliere di mezzo. Motivo da ricercare nelle gelosie raccontate sopra.

E la critica non era da meno, per criticarlo si aggrappavano a tutto: Paolo Rossi veniva criticato per quanto guadagnava, per le pubblicità che faceva, perché la sua squadra aveva introdotto la maglia con lo sponsor, per la scelta della squadra, perché se segnava allora era fortuna, perché era riservato e perché stava bene a Vicenza e non in una grande città.

Paolo Rossi era solo intelligente ed un precursore dei tempi. Chi giocherebbe oggi senza guadagnare e chi si permetterebbe di criticare Cristiano Ronaldo per i soldi che guadagna o giudicarlo negativamente? Chi non fa oggi le pubblicità con ogni genere di articolo e, non sono nelle riviste ma anche in televisione, Internet, sui social, ovunque? Come agirebbe oggi un giocatore che segna con un colpo di fortuna? Sicuramente non come Rossi ma (spesso) deridendo l’avversario. Quale giocatore permetterebbe l’invasione della sua sfera privata o la pubblicazione non autorizzata delle foto della propria famiglia?

Paolo Rossi veniva criticato se non era fidanzato, poi di nuovo se era fidanzato ma non sposato e così via mentre ora i giocatori mettono i selfie trionfanti con una donna diversa ogni giorno.

Veniva poi accusato di togliere il posto a qualcun altro in Nazionale o criticato perché aveva bisogno di concentrarsi anziché rilasciare la centesima intervista (mentre ora l’intervista è la frase o la parola che molti giocatori scrivono – senza dover rispondere a domande – su Instagram o su Facebook).

Eppure Paolo Rossi non si è alzato dal tavolo quando aveva le carte contrarie, non è mai scappato via. Ha raccolto i pezzi frantumati ed è andato avanti con umiltà ma a testa alta. Ha atteso per due anni in un angolino del tavolo, continuando a credere in sé stesso, rispettando anche chi l’aveva ingannato, maltrattato e condannato, aspettando di avere l’opportunità di tornare a fare il suo lavoro e di tornare a giocare.

Quando sei Paolo Rossi il tuo destino non dipende dalle carte. Perché il tuo destino l’hai già scelto all’inizio: “non importa cosa succede, io resto me stesso, sono fedele al mio spirito, alla mia natura”.

Paolo Rossi è rimasto Paolo Rossi. Non attendeva le carte. Coltivava il calcio e l’amore puro per lo sport e per l’Italia come gli avevano insegnato a casa. E alla fine anche le carte sono passate dalla sua parte. Anche loro poi hanno capito la sua essenza, hanno capito la sua arte.

In Spagna Paolo Rossi è l’obiettivo delle battute di molti giornalisti italiani, il capro espiatorio di tutti i mali del calcio italiano. E lui che fa? Segna 6 gol in 3 partite, sconfigge il Brasile, la Polonia e la Germania, vince un Mondiale, il Pallone d’Oro e cambia l’immagine dell’Italia nel mondo.

Eppure di nuovo, le critiche non scompaiono mai del tutto. Quante volte ho letto commenti e articoli in cui si continuava (anche nel 2021) a mettere in dubbio la scelta di Bearzot a favore di Rossi e a sfavore di Pruzzo (ma Pruzzo ha comunque sempre mantenuto il massimo rispetto al contrario di molti tifosi). Un club viola aveva raccolto migliaia di firme contro un suo possibile acquisto da parte della Fiorentina perché era un giocatore che portava sfortuna alle squadre nelle quali giocava.

Criticato da veri e propri “scienziati” del calcio dotati di grande cultura generale.

E Paolo Rossi rispondeva sempre: “accetto tutte le opinioni e critiche” con il massimo rispetto di tutti, senza mai perdere la pazienza.

Scrivevo all’inizio: un campione non si vede da come vince con la mano vincente. Si vede da come reagisce alla mano perdente. E si vede anche da come reagisce di fronte ad un vero perdente, la persona arrogante e senza rispetto del prossimo.

Un campione è come Paolo Rossi: è un uomo cresciuto con una grande educazione, una grande lealtà, sportività e amore per la sua gente.

Provate ad immaginare se oggi fosse il giorno 12 luglio 1982, il giorno dopo la finale, ma con tutto ciò che il mondo offre ora: Paolo Rossi avrebbe più followers di Ronaldo in tutto il mondo, tutte le multinazionali sgomiterebbero per averlo come testimonial, i suoi guadagni sarebbero 100 volte superiori a quelli che ha effettivamente ottenuto.

Ma lui chi seguirebbe nei social? Quali modelle, quali influencer, attrici o cantanti di successo? La risposta la conosco già.

Seguirebbe le stesse pagine che seguiva quando ha aperto il suo profilo su Facebook circa 10-11 anni fa: Margherita Hack.

La mano vincente di Pablito è stata Paolo Rossi.

Pablito eroe e Paolo Rossi antieroe.

Entrambi, eroi del calcio, eroi italiani.

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Il calcio è cultura, è conoscenza delle lingue, passione e interesse per gli altri paesi e continenti, per la storia, per la geografia, per le altre persone. È apertura mentale, comunicazione, tolleranza ed è la porta per il mondo. Con un pallone parli al futuro perché un bambino sarà sempre pronto a giocare con te. Sono un appassionato di calcio e quando scrivo di calcio dimentico che avrei dovuto scrivere la mia presentazione. Forse è questa.

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