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Le Penne della S.I.S.S.

Paolo Mantovani … un uomo chiamato Sampdoria

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Alessandro Mastroluca) –

” … l’uomo che ha costruito un sogno non sognato e mostrato la via per realizzarlo”

Nell’estate di gloria dello sport italiano, due abbracci hanno fatto la storia. Il più gioioso l’hanno condiviso i due grandi amici Gianmarco Tamberi e Mutaz Barshim che si sono presi insieme l’oro all’Olimpiade di Tokyo. Il più intenso ha stretto Roberto Mancini e Gianluca Vialli dopo il trionfo a Euro 2020 nello stadio di Wembley, dove persero la prima finale nella storia della Champions League, che segnò la fine della miglior Sampdoria di sempre. “Un pezzo di questa coppa la voglio dedicare a Paolo Mantovani che era con me 29 anni fa quando purtroppo perdemmo la finale contro il Barcellona ed anche ai sampdoriani, che quel giorno soffrirono molto” ha detto il ct azzurro.

Mantovani, romano e tifoso della Lazio, ha scoperto Genova dal mare come insegna Ivano Fossati. Prima armatore, poi petroliere, si avvicina al Genoa. Sottoscrive l’abbonamento biennale, come aveva chiesto l’allora presidente Giacomo Berrino per non cedere la futura farfalla granata Gigi Meroni. Ma a fine anno, Berrino lo vende lo stesso e Mantovani giura amore alla Sampdoria.

Inizia come addetto stampa, poi lascia il calcio e ci rientra solo nel 1979. Ha fondato la Pontoil, portando gli utili da 19 milioni a 12 miliardi, è entrato nella Nai (Navigazione Alta Italia), e inizia la rifondazione della Sampdoria. Lo chiamano “Paperone”, ma i soldi spesi per quella che diventerà la sua squadra del cuore non li ha mai rimpianti.

Resta in Italia, e segue la sua Doria anche in trasferta pure nel 1981 mentre i giudici accusano la sua Pontoil di evasione fiscale, truffa, costituzione di attività finanziarie all’ estero, contrabbando di petrolio. A Cagliari, dopo una partita di Coppa Italia, ha un infarto acuto. Vola a Phoenix per farsi impiantare quattro bye pass, osserva a distanza la promozione in Serie A con il condottiero Renzo Ulivieri in panchina. Ancora in convalescenza ordina di acquistare un sedicenne che sta facendo parlare di sé a Bologna, Roberto Mancini. Sogna in grande, Mantovani. In squadra arrivano il raffinato irlandese Brady e il setoso inglese Trevor Francis per cui Mantovani stravede.

I sogni di grandezza si coltivano un passo alla volta. Assolto con formula piena dalle accuse alla Pontoil, Mantovani lascia l’attività petrolifera e si dedica solo alla Samp. Il mosaico si arricchisce: lo zar della difesa Pietro Vierchowod, Grame Souness, Gianluca Vialli, Fausto Salsano danno sostanza a quella che sembra ancora una grande illusione.

La sua è una Sampdoria bella, giovane ma ancora immatura. Un po’ disordinata, per quanto creativa. La vittoria in Coppa Italia del 1985 cambia tutto. La storia di un desiderio chiamato scudetto prende velocità.

Mantovani, l’etica del successo

In quegli anni di costruzione che spezza le vene delle mani, in quegli anni di ambizioni accarezzate e frustrate come nella finale di Coppa delle Coppe 1989 contro il Barcellona (sempre loro), emerge la qualità del presidente che aveva illuminato la squadra con il brasiliano Cerezo scudettato con la Roma. Subito dopo la finale, la Gazzetta dello Sport pubblica un’indiscrezione che fa tremare i tifosi: Mantovani ha venduto Vialli, Mancini e Vierchowod alla Juve. Il piano, di cui scrive il direttore Candido Cannavò, prevederebbe anche la cessione della società a Riccardo Garrone, il proprietario della Erg, che è lo sponsor della squadra. E Garrone, in accordo con la Juventus e il Milan, cederebbe ai bianconeri i tre big. Tanto tuonò che non piovve.

Difficile pensare ai tre simboli della squadra via tutti insieme dalla famiglia doriana. I giocatori sanno di avere in Mantovani, viso gioviale e un cappello a falda larga che copre con stile la calvizie vistosa, un alleato. “Era rispettato perché è sempre stato un uomo di parola, ci metteva cinque minuti per definire un contratto – ha detto la figlia Francesca in un’intervista a Sky Sport -. I giocatori sapevano di trovarlo sempre, quindi spesso passavano in sede con famiglie e bambini, andavano direttamente a bussare alla sua porta e c’era sempre tempo per un saluto, anche a casa nostra. Per certo li ha molto viziati, contrariamente a quanto ha fatto con noi figli. Io ogni tento ero un po’ invidiosa del fatto che per loro era quasi sempre sì. Però dovevano essere in ordine, con bei vestiti, ben curati. In televisione si andava rigorosamente in divisa”.

Scaramantico, ha scelto per la grande impresa un allenatore capace di sentirsi a casa ovunque e di parlare tutte le lingue del mondo, Vujadin Boskov. Armato di buon senso che distilla in un italiano tutto suo, Boskov ha una visione della Sampdoria del futuro. Visione che però ha bisogno di qualche anno per maturare. Intanto nel 1988, Mantovani sparisce per 18 giorni. Dice alla squadra che va in vacanza, e quasi tutti gli credono. In realtà teme di essere rapito, e ricompare solo quando la sua presenza in un residence a Courmayeur è ormai di dominio pubblico.

Si comincia a parlare di scudetto, prima e dopo la terza Coppa Italia, 4-0 al Napoli di Maradona nella finale di ritorno sul neutro di Cremona. “Sarebbe come pretendere che l’Italia, nell’atletica, battesse gli Stati Uniti” diceva: ai Giochi di Tokyo è successo anche questo, ma è un’altra storia. Intanto, la sua Sampdoria si fa strada in Europa. In Coppa delle Coppe, nella stagione che porta ai Mondiali in Italia, batte Brann Bergen, Borussia Dortmund, Grasshoppers Zurigo e Monaco, prima della favolosa notte di Goteborg contro l’Anderlecht: sofferenza nei tempi regolamentari, poi doppietta di Vialli e si dorme con la coppa.

Il Mondiale porta in dono un nuovo stadio, il Ferraris, e una delusione. Vicini e l’Italia mettono in secondo piano Vialli e Mancini, le Notti Magiche incoronano il codino di Roberto Baggio e gli occhi spiritati di Totò Schillaci. Giocheranno insieme anche nella Juventus, considerata la grande favorita per lo scudetto insieme all’Inter dei tre tedeschi (Brehme, Matthaus e Klinsmann) e al Milan degli olandesi (Rijkaard, Gullit e Van Basten). Ma la cavalcata trionfale è quella della Sampdoria, che nella sfida chiave del girone di ritorno domina anche l’Inter a San Siro. Il sogno cullato a lungo, quello scudetto impossibile anche solo da immaginare, diventa realtà il 19 maggio 1991. Dopo qualcosa come 67 anni, scrive Gianni Brera su Repubblica, torna lo scudetto sui colli a lor volta della Superba. Il gaudioso miracolo è stato compiuto dalla società più giovane del campionato, nata peraltro dalla fusione fra l’antica Doria e la Sampierdarenese nel 1946. Con spietata felicità di mosse, la squadra guidata da Vialli ha travolto e condannato il Lecce per celebrare in anticipo l’evento vittorioso. La storica prodezza è stata anche agevolata dall’ imprevista sconfitta del Milan sul terreno del Bari. Il tifo più giovane di Genova, culla del calcio nazionale, si è riversato a festeggiare in piazza De’ Ferrari, né io penso che la rivalità e la gelosia abbiano impedito ai genoani di considerare giuste quelle manifestazioni di gioia e insieme di orgoglio.

Il giorno dopo, un lungo applauso accoglie Paolo Mantovani, contento e commosso, confuso e felice, al Processo del lunedì.

Vinta la Supercoppa di Lega in estate, 1-0 contro la Roma, la Sampdoria inizia quella che sarà l’ultima stagione completa della sua presidenza. Una stagione che vive di presentimenti e momenti di gloria nella Coppa dei Campioni diventata Champions League, allora soltanto un esperimento con le otto qualificate ai quarti, suddivise in due gironi da quattro prima della finale. Quella musica dolce, oggi ambita da ogni calciatore in Europa e nel mondo, non era ancora popolare come oggi. Eppure, in campo, la Samp è uno spettacolo di coesione e desiderio. Le partite chiave, a Sofia o a Belgrado contro la Stella Rossa campione d’Europa in carica, restano nella leggenda di una squadra dalla maglia inconfondibile e ammirata nel mondo. Prima della finale di Wembley, però, qualcosa si spezza. Mantovani annuncia a Vialli che stavolta lo cederà davvero alla Juventus. Koeman infila una punizione tagliente nelle illusioni di un popolo di tifosi, in cui spicca anche Paolo Villaggio. Mantovani rompe la coppia gol, separa i due amici anche se in loro onore ha chiamato Luca e Roberto i due cani pastori di famiglia.

Inizia un nuovo ciclo, con lo svedese Sven-Goran Eriksson in panchina, profeta della zona e del pressing, con un centrocampista dal Q.I. Calcistico non misurabile come Vladimir Jugovic e Ruud Gullit scartato troppo presto dal Milan.

Mantovani non fa però in tempo a vederlo. Dal 9 settembre 1993, resta ricoverato nel reparto di cardiologia dell’ospedale Galliera per quelli che inizialmente sembravano normali controlli. Le sue condizioni peggiorano, i medici escludono ogni possibilità di ripresa. Morirà un mese dopo. “Caro Presidente siamo tutti qui per dirti che ti vogliamo bene, tanto bene. Ci manchi tanto, ci mancherai ogni giorno di più. Ma di una cosa siamo certi: tu sarai sempre presente vicino a noi” scandisce Attilio Lombardo tra le lacrime nel giorno del funerale. Fuori, sono in quarantamila con i colori della squadra: bianco, nero, rosso e bluette, mentre la “Heritage Hall Marching band” di New Orleans dà fiato alle trombe e suona “What a friend we have in Jesus” (che amico abbiamo in Gesù), “Old man river” e “We shall overcome”. C’è anche il presidente del Genoa, Aldo Spinelli, che lo stimava anche se in campo, durante la presidenza Mantovani, i rossoblù hanno vinto un solo derby in campionato. Peraltro proprio nell’anno dello scudetto doriano.

L’ultimo saluto di quella Genova che si vede solo dal mare, che Mantovani aveva capito e imparato ad amare. Un abbraccio per un presidente-tifoso, per l’uomo che ha costruito un sogno non sognato e mostrato la via per realizzarlo.

 

Fonti:
19 maggio 1991, la Samp vince lo scudetto. Il ricordo delle sorelle Mantovani, Sky Sport 

Paolo Menicucci, Lo spirito della Sampdoria sospinge l’Italia verso la gloria a EURO 2020, UEFA.com

Renzo Cerboncini, Il pianto di Genova, in la Repubblica, 15 ottobre 1993

Gianni Brera, “Signora dello scirocco”, Repubblica, 21 maggio 1991

Marco Gaetani, “Roberto Mancini. Senza mezze misure”, 66thand2nd, 2021

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Giornalista e scrittore foggiano trapiantato a Roma, scrive di sport da oltre dieci anni. Membro della Siss, è anche telecronista per Supertennis, autore e conduttore radiofonico. Per GliEroidelCalcio in convenzione S.I.S.S.

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