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La Penna degli Altri

Gigi Sacchetti: “Noi giovani portavamo le valigie a quelli della vecchia guardia”

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Corriere Veneto intervista Gigi Sacchetti, ex di Fiorentina e Verona. Ecco uno stralcio.

[…] E col calcio?

[…] «Giocavo nella Matteotti. Scrissi la mia prima poesia dopo una partita mal giocata a Baia Domizia. Fu Franco Scoglio, che l’allenava, a portarmi alla Gioiese nel 1975 a 17 anni. Andò a parlare a mio padre per chiedergli se potesse portarmi in giro per l’Italia a far provini. Ne feci uno alla Juve al Combi a Torino, e poi un altro alla Roma, ma Luciano Moggi disse che ero troppo mingherlino. Ero entrato in nazionale juniores, primo reggino a vestire una maglia azzurra, poi Scoglio mi mandò a Asti. Non fu facile per uno abituato a Calamizzi. Mio padre mi disse: “Ok il calcio, ma se non studi e non ti diplomi, vengo su a prenderti”. Mi diplomai all’istituto tecnico».

[…] Poi la Fiorentina, un grande amore.

[…] «Scoglio sapeva benissimo che l’Asti aveva ottimi rapporti con la Fiorentina, ma non mi disse nulla. Prima di me, a Asti era stato anche Giancarlo Antognoni, che trovai a Firenze nell’estate del 1976. Ero a Coverciano con la nazionale juniores, mi avvicinò un signore molto distinto: “Lei dovrebbe tagliarsi i capelli” mi disse. “E perché?” feci io. “Perché noi alla Fiorentina abbiamo certe regole” mi freddò. Era Egisto Pandolfini, direttore generale della Fiorentina. “Ma non le hanno detto che è un nostro giocatore?” Mi chiese. Quasi mi misi a piangere per l’emozione».

[…] Trovò uno spogliatoio con fior di giocatori.

[…] «Eh già. Noi giovani portavamo le valigie a quelli della vecchia guardia, che ci facevano mettere le loro scarpe nuove per sformargliele. Mi ricordo certe vesciche ai piedi! Mi comperai una Fiat 500L usata, gli altri giravano in Porsche. Allora era così. Se oggi hai un contratto che ti mette a posto per tutta la vita, che problemi hai? Noi il contratto ce lo dovevamo sudare anno per anno».

[…] Come avvenne il suo passaggio al Verona?

[…] «A Firenze ho vissuto sette anni meravigliosi. Ho tanti amici, ho conosciuto mia moglie Francesca, scomparsa nel 2009, e sono nati Matteo e Giulia. Ho anche marcato un giovane Maradona in un’amichevole a Firenze contro l’Argentina campione del mondo. Mi gira ancora la testa (altra risata, ndr). Venne l’estate del 1982, eravamo finiti secondi in campionato a un solo punto dalla Juve dopo un testa a testa risolto all’ultima giornata quando loro vinsero su rigore a Catanzaro e a noi fu annullato un gol regolare a Cagliari. Il conte Flavio Pontello mi disse “Lei sarà il futuro della Fiorentina”. Andai in vacanza in Sardegna con Armando Ferroni, mi chiamò Andrea Orlandini: «Ti va bene il Verona? Hanno fatto una buona offerta, e la Fiorentina ha accettato” mi spiegò».

[…] Gigi Sacchetti, l’uomo di Belgrado.

[…] «Indimenticabile. Il mio gol in Coppa Uefa alla Stella Rossa nella bolgia dei centomila del Maracana. Ancora oggi a Verona, c’è che mi saluta dicendomi “Ciao, Belgrado!”. Una decina di anni dopo al Verona venne a giocare Dragan Stojokovic, fuoriclasse sbocciato nella Stella Rossa. “Ma quello che segnò quel gol è qua in giro?” chiese ridendo alla presentazione. Quella sera lui e Prosinecki erano tra i raccattapalle».

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(CORRIEREDELVENETO.IT di Lorenzo Fabiano)

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