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Libri: “Nazionali senza filtro”. Roberto Anzolin

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Massimo Prati) – Per la rubrica “Libri” abbiamo raggiunto e intervistato Pierluigi Larotonda, autore del libro “Nazionali senza filtro”, illustrazioni di Luca Lucherini e edito da Freccia d’Oro.

Cosa hanno in comune Beniamino Vignola e Gigi Piras? Franco Cresci e Luciano Castellini? Massimo Palanca ed Evaristo Beccalossi? Tutto e niente. Hanno militato in serie A, fatto innamorare i tifosi, costruito storie e rapporti veri che resistono all’usura del tempo. Carriere tali da spalancar loro le porte della Nazionale. Eppure per le loro figurine sono rimaste azzurrabili e non azzurre. Non è scattato il feeling, hanno fatto scelte impopolari, non piacevano ai C.T. o chissà quale altro cavolo di motivo. Soddisfazioni e trofei nei club, ma la Nazionale no. Di questa categoria si occupa l’autore che riserva ad ognuno dei presenti una carezza, fornisce un alibi. “Nazionali senza filtro” è proprio così, un ritratto di uomini prima che di calciatori. Di uomini e di scelte. Ogni pagina merita una riflessione, ogni nome una domanda. Perché il taciturno Agostino Di Bartolomei è rimasto fuori dal giro azzurro? Perché Roberto Pruzzo, capo-cannoniere, ha saltato la spedizione in Spagna e Messico? E le bandiere? Forse Franco Cresci troppo legato a Bologna, forse Gigi Piras ha pagato l’esser venuto dopo Riva?

Insomma… storie da non perdere …

Si ringrazia la casa editrice Freccia d’Oro per l’opportunità.

Buona lettura.

Il team de GliEroidelCalcio.com

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Il portiere buono si vede prima tra i pali e poi nelle uscite e Roberto Anzolin sulla linea di porta era il numero uno, anche di fatto. Agilissimo come un giaguaro, grande classe anche nell’indossare con la Juventus anni sessanta la maglia nera con scollo bianco a V.

Tra i pali, dicevamo, aveva il trono ed una volta disse che se avesse giocato lui i Mondiali del ’66 quel diagonale del coreano l’avrebbe parato.

Ma i “se” nel calcio non esistono mentre vivono le certezze della Storia e Anzolin parava anche le cannonate, questo è sicuro. Carattere diplomatico non ce l’aveva e senza diplomazia spesso si muore d’infarto anche nel football; delle volte non basta lottare per ottenere il massimo, occorre pure qualche astro che a questo portiere di Valdagno è mancato. Lega il suo nome non solo nella Torino bianconera ma anche nella Palermo di Casimiro Vizzini e Totò Vilardo. In rapporto alla sua grandezza, vinse poco: una Coppa Italia nel 1965 e lo Scudetto nel 1967, con la Juve. Forse il nomignolo più azzeccato glielo attribuirono i siciliani, definendolo Saracinesca.

Noi, semplici appassionati di calcio, lo ricordiamo come giocatore che mai ha gettato la spugna, soprattutto nel primo campionato con la Signora (1961-‘62) conclusosi al 12° posto, sfiorando la retrocessione.

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