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Storie di Calcio

La scuola danubiana: dove nacque il calcio odierno (Terza e ultima parte)

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Manuel Cordero) –

Ernst Happel fu il primo, dentro i confini europei, ad anteporre il sistema ai calciatori

Iniziando dagli allenamenti, nei quali inseriva esercizi mnemonici e divideva in sezioni il campo da gioco. I giocatori dovevano ripetere dei movimenti, gli stessi che avrebbero eseguito durante il match. Quando si parla di Sistema e Metodo, non valutiamo un fatto: essi furono sviluppati, esaltando le caratteristiche dei calciatori. Non rendendole “utili”. Ma in Happel si nota ancora, almeno ai suoi primordi, questa moralità. Moralità che cessa, a mano a mano che l’austriaco avanza in età ed esperienza. I disegni di calciatori stilizzati, mentre riproducevano movenze dirottate da linee e frecce, dentro sezioni limitate ne sono le prove. La scientificità e la condotta calcistica nascono, inavvertitamente, proprio con lui. Ernst Happel fu il primo tecnico della storia del calcio europeo.

Europeizzazione del calcio totale

Tutti ricordano Rinus Michels. Il totaalvoetbal raggiunge la sua definizione proprio con lui. Ma, a differenza di quanto si creda, questa tipologia di calcio non ha influenzato l’Europa. E ciò per un semplice motivo: il “bel gioco”. Bisogna ricordare che il football sia un business. Non esistono più i calciatori, ma meri oggetti economici. Fonti dello spettacolo, del quale il pubblico ne rappresenta il campo conoscitivo. Atletismo, pressione e scontri diventano i mezzi attraverso cui i fans fruiscono delle emozioni. Ovvio: si devono vedere delle giocate di tanto in tanto. Però, soprattutto grazie alle teorie di Bielsa, verranno, ai giorni nostri, squalificate e poi sublimate nei passaggi che, come già ampiamente specificato, daranno continuità di movimento al pallone: lo faranno “circolare”. Infatti, nel campionato di Serie A, e non solo, notiamo quanto la palla resti sempre più spesso ancorata al terreno e circoli con reti di passaggi sempre più corti. Lo spazio si è ridotto a un campo di pressione delimitato dagli esterni, nel quale la palla circola ininterrottamente per mezzo degli “impostatori”. Questo proprio per ridurre il rischio di uno “spezzettamento” del gioco, ma anche aumentare il ritmo della partita.

Rinus Michels – Wikipedia

Non solo. Oggigiorno i calciatori calciano la palla con una forza sempre minore, perché vi è un accorciamento delle distanze ed è quasi inutile avere la potenza del tiro di Batistuta. Inoltre, gli schemi imposti dai tecnici e ripetuti sul campo vanno a dimostrare quanto il calcio dei nostri giorni sia “limitato”, cioè codificato, normato e standardizzato. Italiano, Dionisi, Gasperini, ecc. non sanno “leggere la partita” e una lieve anomalia può indurre a problematiche non lievi. Perciò, se uno ci fa ben caso, le loro squadre hanno risultati altalenanti. Qualunque calciatore subentri deve “interpretare” la posizione che prima era “interpretata” dal compagno sostituito: esempio, Amrabat-Torreira. Non vi è una diversificazione, ma una differenziazione. Tutto quello appena esposto sopra è fondamentale, perché dimostra che il tecnico non “soluziona”, ma risponde, semplicemente, ad una diminuzione di intensità. Infatti, i “metodi” (poiché discutiamo del calcio in Italia) hanno bisogno di un’elevata tenuta atletica e una medicalizzazione del corpo minuziosa. Per non perdere la partita, i tecnici si adoperano nel cambiare l’interprete. Questa idea, però, rappresenta l’approfondimento delle teorie che hanno, in effettivo, europeizzato quelle di Happel e Michels. Le hanno rese confacenti con le richieste del pubblico europeo. Pubblico abituato agli scontri e alle imposizioni. Tomislav Ivic, tecnico jugoslavo (dopo croato), con il 4-3-3 adottato dalla sua Hajduk Spalato, ha interessato non poco gli occhi dei bravi businessmen. Facendo una breve analisi della sua tipologia di gioco: giocatori con elevata preparazione atletica; i due centrali di difesa fermi e pronti a spezzare le ripartenze; linea alta, pressing a tutto campo e, ancora più importante, gli inserimenti dei centrocampisti e le rotazioni, che servivano a creare e attaccare spazi “vuoti”. Ivic era attratto dal gioco di Michels, ma, a “differenza” di quest’ultimo, con involontarietà, lo ha reso meno sfuggente e più fruibile alla condotta europea. Klopp, Guardiola, Bielsa e qualunque altro tecnico hanno soltanto favorito questa impostazione, già avviata dal croato.

Le giovanili come istituzione correttiva

Arpad Weisz, un certo Hermann Felsner, e altri allenatori danubiani diedero enorme importanza al settore giovanile. Per due semplici motivi: la preparazione fisica e la malleabilità psicologica. Se tu nasci e conosci una sola via, verrai incanalato in questa. Oggi si inizia, insegnando “come stoppare il pallone”, “come passarlo” e “come calciarlo”. Si ripetono degli esercizi e chi li emula con la “migliore” espressione estetica, viene premiato: titolarità, idolatria. Così inizia anche a crearsi una differenziazione, dalla quale vengono individuate le unità (i calciatori) e sezionate (chi da Lega Pro? Chi da Serie B? Chi da Serie A?). Viene iniziata la produzione dei calciatori, rispettando, ovviamente, le norme produttive dettate dalle istituzioni centrali. Infatti, soltanto in questa maniera si può giudicare e paragonare un calciatore. Cosa che, ai nostri giorni, avviene con sempre maggiore frequenza. Dunque, concludendo, per il momento, questa epopea, grazie agli allenatori e alla scuola danubiana, si ha la nascita del calcio odierno che potremmo rinominare come “Calcio Europeo”. Anche se, osservando gli altri continenti, più che “Europeo” pare essere solo “Calcio Emulato”.

La scuola danubiana: dove nacque il calcio odierno (Parte 1)

La scuola danubiana: dove nacque il calcio odierno (Parte 2)

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Vivo a Cerreto Guidi, cittadina della campagna toscana in provincia di Firenze. Sono uno scrittore e un aspirante giornalista sportivo. Cerco di raccontare il calcio alla Foucault. La storia e la tattica sono i miei mezzi. Appassionato del football in tutte le sue forme.

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