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Storie di Calcio

Joe Jordan, da Bristol per l’addio all’amico Mascetti

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Il gesto del leggendario “Squalo” scozzese che giocò in Italia con Milan e Verona ha commosso tutti

GLIEROIDELCALCIO.COM (Matteo Vincenzi) –

Sono trascorsi trentotto anni da quando Joe Jordan, centravanti scozzese classe ’51 di Leeds, Manchester United, Milan e Verona giocò la sua ultima partita nella nostra serie A.

Soprannominato “lo squalo” per la dentatura particolare (colpito alla bocca dal piede di un difensore mentre si accingeva, in tuffo, ad avventarsi di testa su un cross basso, perse due incisivi superiori e altri due denti), se in patria e con la maglia della propria Nazionale era considerato una leggenda, nelle tre stagioni italiane non riuscì ad esprimersi su livelli degni della sua fama, eccetto forse quella in B con i rossoneri, dove con 10 reti contribuì all’immediata risalita del Diavolo.

L’arrivo dello Squalo a Milano è datato 3 luglio 1981, quando sbarca all’aeroporto di Linate, accompagnato dalla moglie Judith e dalla figlia Lucy. Un’operazione per complessivi un miliardo e 200 milioni di Lire, di cui 700 milioni al club inglese di provenienza. Jordan diventa il primo straniero del Milan dopo la riapertura delle frontiere nel 1980. L’entusiasmo dei tifosi rossoneri è tangibile, ma ben presto la stagione si trasformerà in un incubo, con la seconda retrocessione nella serie cadetta nonostante una rosa di tutto rispetto (in quella squadra giocano fra l’altro Franco Baresi, Fulvio Collovati, Mauro Tassotti, Aldo Maldera e Ruben Buriani).

Ad incidere negativamente, come rivelerà lo stesso attaccante, fu l’ambiente teso, con rapporti tra allenatore, giocatori e dirigenti particolarmente difficili. L’amarezza è in parte mitigata dalla chiamata, nel 1982, del nuovo Commissario tecnico della Scozia, Jock Stein, che inserisce “lo Squalo” nella rosa della squadra che disputa il Mondiale in Spagna. Jordan gioca una sola partita, l’ultima del Gruppo 6 contro l’Unione Sovietica a Siviglia, il 22 giugno. Gli bastano 15 minuti per entrare nella storia perché è lui a firmare il provvisorio 1-0, superando in contropiede Rinat Dasaev, colui che risulterà il miglior portiere del torneo insieme a Dino Zoff. Il match si chiuderà 2-2, la Scozia sarà eliminata per differenza reti ma il nome di Jordan era entrato nel mito. Rientrato in Italia, si cala con il Milan guidato da Ilario Castagner nel purgatorio della B dove contribuirà con i suoi gol al ritorno della massima serie e ad un dignitoso cammino in coppa Italia. «In quella stagione – spiegò – ho avuto più possibilità di mostrare le mie capacità poiché si giocava molto sulle fasce e sia Evani che Pasinato mandavano al centro numerosi palloni che io potevo sfruttare».

Terminata l’esperienza rossonera (la sua ultima partita, nel derby del Mundialito ’83 vinto contro l’Inter, gli valse un lungo applauso dei tifosi), Jordan si trasferisce per una breve parentesi al Verona, club che avrebbe disputato la prima coppa Uefa della sua storia e che necessitava di un profilo navigato in campo europeo. In campionato giocò soltanto 12 partite e segnò una sola rete, ma fu decisivo nello spogliatoio per la crescita degli agili compagni di reparto Maurizio Iorio e Giuseppe “Nanù” Galderisi, che spesso ricorda: «Joe è stato il mio maestro. Ci ha insegnato i valori del gruppo, come lottare insieme e come comportarsi». Conclusa la stagione, Jordan decide di far ritorno in patria. Non senza rimpianti. «Dal punto di vista umano ne ho moltissimi. A Milano e Verona ho lasciato molti amici». E la conferma la si è avuta lunedì 11 aprile, in occasione dei funerali di Emiliano “Ciccio” Mascetti, l’ex direttore sportivo del Verona scudettato. Un gesto che non è passato inosservato, figlio di un’idea di calcio e di vita dove amicizia e valori venivano prima dei quattrini. «Ero un suo amico, non potevo mancare. Emiliano era un gentleman, gli ero davvero affezionato. Venne lui a Milano a convincermi a vestire la maglia gialloblù».

J.J. non ci ha pensato due volte e così da Bristol ha raggiunto l’aeroporto Gatwick di Londra per decollare verso Venezia. Treno per Verona e saluto al Ciccio, e poi abbracci e pacche sulle spalle agli ex compagni di squadra. Percorso all’incontrario per rientrare a Bristol in giornata, quando si dice lo spessore di un uomo.

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Giornalista professionista. Cronista-inviato del quotidiano "La Voce di Mantova" dal 1993, già corrispondente di Libero fino al 2010 e collaboratore di altri quotidiani nazionali. Opinionista sportivo sulle emittenti locali. Appassionato di calcio anni '80 («uno sport completamente diverso in un'Italia diversa») e soprattutto del Mondiale di Spagna dell’82 («inarrivabile per l'intensità e l'atmosfera magica che ha saputo trasmettere, capace sempre di emozionare ogni volta che scorrono le immagini di quella che è stata una storia sportiva, umana e agonistica difficilmente ripetibile»). Diversi gli idoli sportivi, ma se deve scegliere tre nomi non ha dubbi: Franco Baresi, Marco Van Basten e Ivan Lendl.

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