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Donne in Gi(u)oco

ESCLUSIVO – Intervista a Cira Esposito: “Napoli ci ha sempre aperto il cuore e i tifosi ci sono sempre stati vicini”

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Napoli ci ha sempre aperto il cuore e i tifosi ci sono sempre stati vicini“. Così Cira Esposito ricorda il calore del popolo partenopeo, che ha potuto toccare con mano durante gli anni di gioventù quando, tra la fine degli anni Sessanta e gli inizia degli anni Settanta, calcava i campi da calcio con la maglia del Napoli.

Una passione innata per questo sport che Cira ha coltivato fin da bambina, in quanto suo papà aveva giocato come portiere nelle categorie dilettantistiche campane, e che le ha regalato ricordi che ancora oggi custodisce gelosamente.

Quale fu la prima squadra in cui iniziò a giocare?

“Era il 1964 quando entrai a far parte de “Le Sirene”. Si trattava di una squadretta organizzata dal Rag. Esposito. Solitamente ci dividevamo in due gruppi, Sirene Verdi e Sirene Azzurre, e giocavano in giro per i paesini vicino a Napoli per raccogliere i soldi necessari per auto sovvenzionarci. In quegli anni la gente veniva a vedere le partite giusto per curiosità, era quasi uno spettacolo”

I suoi genitori appoggiarono la sua scelta?

“Si, ebbi il loro pieno appoggio. Infatti mio padre disse: “Fai bene, vai a giocare a pallone perché così avrai anche l’opportunità di viaggiare e vedere altre città. L’unica cosa che ti raccomando è di non portarmi dispiaceri, di nessun genere”. Ed io rispettai quella sua unica richiesta”

 Come era vista una donna che giocava a calcio?

“Suscitava ilarità, infatti molte ragazze giocavano ma neppure sapevano tanto bene le regole. Ma devo precisare che gli sfottò non erano offensivi o di tipo sessista. Devo dire che a Napoli le donne avevano più libertà rispetto ad altre città del Sud Italia. Ad esempio quando andammo a giocare a Bagnara Calabra, mi intristii nel vedere come erano trattate le ragazze: dovevano stare chiuse in casa, non potevano andare in discoteca, dovevano portare gonne lunghe e già il fatto di giocare a calcio era quasi scandaloso agli occhi dei loro paesani”

Che tipo di giocatrice era? Quale ruolo ricopriva?

“Ero un po’ un jolly. Ricoprivo principalmente il ruolo di libero o stopper ma all’occorrenza giocavo pure in attacco ed ho segnato anche diversi gol sfruttando le mie capacità nei colpi di testa. Infatti non voglio peccare di superbia ma ero abbastanza brava perché avevo dei buoni fondamentali e sapevo controllare bene la palla in velocità. Ci mettevo tanta passione d’altronde a me piaceva più lo sport che divertirmi andando a ballare in discoteca”

Proprio dalla squadra de Le Sirene” poi nacque il Femminil Club Napoli.

“Con le Sirene, tra il 1965-66, iniziammo ad allenarci ad Agnano dove incontrammo Mimmo Luongo, che gestiva sia il campo di calcio che un ristorantino-bar. Lui si appassionò al calcio femminile e decise di prendere in mano le redini della squadra tanto che un giorno ci portò tutte in un negozio di abbigliamento sportivo per comprare maglie, pantaloncini ecc. Il titolare del negozio era Carlo De Vita che vedendo con quale passione giocavamo a pallone si fece avanti diventando un dirigente e successivamente un vero e proprio factotum. E così nacque il Femminil Club Napoli. Ancora non c’era un campionato vero e proprio ma De Vita ci allenava in maniera seria, insegnandoci anche degli schemi di gioco. Ricordo che in estate, per raccogliere fondi per la squadra, facevamo delle amichevoli, in giro per il Sud Italia, con la Roma. Una volta eravamo a Poggiardo, vicino Lecce, e stavamo in un albergo che sembrava quasi un monastero. La sera l’allenatore passava per controllare se eravamo tutte in camera ed io insieme a due compagne e a due ragazze della Roma scappammo di notte ed andammo in spiaggia dove incontrammo dei ragazzi con cui facemmo amicizia. Che esperienza!

Quando l’attività divenne a livello nazionale, perché si costituì una vera e propria Federazione, fu necessario avere un sostegno economico tenuto conto delle lunghe trasferte che si dovevano affrontare. Così Carlo De Vita trovò l’appoggio di Tardugno, un industriale già noto nel mondo del calcio, che divenne il presidente della società. Fu una persona veramente eccezionale! Infatti per un mese ci portò in ritiro nel suo paese, Padula, in provincia di Salerno. Era inverno e ricordo che c’era la neve. Tenga presente che eravamo quasi tutte figlie di operai, per cui stare per un mese in albergo, mangiare al ristorante ed avere la possibilità di dedicarci solo agli allenamenti fu qualcosa di fantastico. A fine ritiro Tardugno regalò ad ognuna di noi 10.000 lire che allora rappresentavano una bella cifra!

Purtroppo nel 1970 se andò probabilmente per dei dissapori con Mister De Vita. L’anno seguente divenne Presidente l’Arch. Eugenio Iasiello, anche lui una persona squisita. Vennero ingaggiate due giocatrici svizzere, Weber e Spuhler, che erano fortissime e ci fecero fare un salto di qualità (il loro debutto fu per Napoli – Trastevere del 6 giugno 1971 ndr). Invece Elena Contino, la nostra centravanti, passò alla Lubiam Lazio ed ancora oggi rammento quanto fu dolorosa incontrarla da avversaria. Ma anche la permanenza in società dell’Arch. Iasiello non durò molto perché di lì a poco la squadra si sciolse e un gruppo di giocatrici seguì Mister De Vita mentre un altro il Presidente”

A quale età appese le scarpe al chiodo e come maturò questa decisione?

“La mia ultima stagione fu nel 1971 perché ormai avevo quasi vent’anni ed avevo iniziato a lavorare e di conseguenza non avevo più tempo libero da dedicare al calcio. A dir la verità ebbi la possibilità di giocare nella Roma. Infatti la Prof.ssa Bellei, una persona fantastica e molto dolce, venne a Napoli e mi fece firmare il tesserino ma di fatto non scesi mai in campo con le giallorosse”

Quali erano i campi che utilizzavate per allenarvi e per disputare le partite?

“Ci allenavamo solitamente al “Collana” al Vomero, che condividevamo con l’Internapoli di Vinicio. Ricordo che in quella squadra c’erano diversi calciatori che poi avrebbero fatto una bella carriera nelle categorie superiori come Chinaglia, Massa e Gallina. Noi ci allenavamo due volte a settimana, quasi sempre di mattina. Le partite di campionato le giocavamo sempre al “Collana” ma qualche volta anche al “Maradona”. Ci seguivano fino a 3.000 persone sugli spalti e ogni stagione avevano un bel numero di abbonati”

Ci racconti proprio che sensazioni ha provato nel poter calcare il prato di uno stadio così importante come il “Maradona”.

È stata un’esperienza bellissima perché entrare in quello stadio enorme era un qualcosa di fantastico e che ti dava una carica incredibile. Ricordo in particolare due incontri internazionali che giocammo nell’allora “San Paolo”. La prima fu quella del 22 marzo 1970 contro la squadra austriaca del Landhaus Vienna, che battemmo per 3-1.

E ancora più speciale è stata la gara del 17 giugno 1971 contro la selezione della Svizzera davanti a 10.000 spettatori. Già dentro gli spogliatoi sentivamo il tifo del pubblico e quando entrammo in campo avevamo la pelle d’oca. Io fui tra le protagoniste nella vittoria per 2-1, infatti centrai il palo di testa e poi propiziai l’autogol con cui sbloccammo il risultato portandoci sull’1-0 sul finire del primo tempo. Poi a cena fummo ospiti del Consolato svizzero qui a Napoli. Che esperienza incredibile! Ci sentivamo quasi in imbarazzo dinanzi a tutte queste importanti personalità ed autorità: il Console svizzero Kunsi, il Sindaco De Michele, l’Assessore allo Sport Bergamo ecc.”

Quali sono i ricordi più belli della sua esperienza da calciatrice?

“La mia soddisfazione più grande è stata quella di poter fare uno sport che mi piaceva e di poter conoscere persone che porterò sempre nel mio cuore e che dopo tutti questi anni continuo a ricordare con affetto. Mister De Vita, Tardugno, Iasiello, la Prof.ssa Bellei, le mie compagne, sono state tutte persone speciali ed eccezionali. Inoltre ho avuto la possibilità di viaggiare e visitare altre città. Insomma ha aperto gli orizzonti del mio mondo. Ho giocato con amore e passione, ho avuto bellissime soddisfazioni e bellissimi ricordi. Insomma ho vissuto delle sensazioni che non dimenticherò mai”

Per GLIEROIDELCALCIO.COM Giovanni Di Salvo

Si ringrazia Cira Esposito per la documentazione fotografica messa a disposizione.

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Per chi volesse approfondire l’argomento:

Giovanni Di Salvo “Quando le ballerine danzavano col pallone. La storia del calcio femminile con particolare riferimento a quello siciliano” della GEO Edizioni.

Giovanni Di Salvo “Le pioniere del calcio. La storia di un gruppo di donne che sfidò il regime fascista” della Bradipolibri (Prefazione scritta dal CT della nazionale Milena Bertolini)

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Ingegnere palermitano con la passione per il giornalismo e il calcio femminile. Autore di due libri: "Le pioniere del calcio. La storia di un gruppo di donne che sfidò il regime fascista" e "Quando le ballerine danzavano col pallone. La storia del calcio femminile".

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