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Le Penne della S.I.S.S.

Il Brescia targato Carletto Mazzone

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La storia del Brescia targato Mazzone

Nella variegata galassia della storia del calcio il Brescia guidato da Carletto Mazzone s’è guadagnato un posto di tutto rispetto. Il tecnico romano prese in mano una squadra che veniva da stagioni altalenanti tra la A e B. L’obiettivo era quello di trovare una stabilità e in seguito riuscire a costruire un progetto anche contornato da ambizioni. Seguendo questo schema si doveva mettere su una squadra con una serie di giocatori che garantissero un buon rendimento calcistico.

Ad un certo punto Mazzone e il presidente Corioni notano che tra i giocatori svincolati c’era un certo Roberto Baggio. Il numero dieci per eccellenza che ancora non aveva trovato una squadra dove accasarsi. Così, Mazzone e Corioni, non persero tempo mettendosi subito in moto per contattare il “Divin Codino”. Il fantasista, dopo due travagliate stagioni all’Inter di Lippi, aveva bisogno di nuovi stimoli e soprattutto di una piazza capace di dargli nuovamente fiducia.

Il destino volle che quella piazza fosse proprio il Brescia di Mazzone. Quando il tecnico romano contattò, telefonicamente Baggio gli chiese semplicemente se voleva venire a giocare nel Brescia. Il grande numero dieci italiano rispose in maniera positiva firmando per le Rondinelle. Con questo colpo, nei primi anni del 2000, i due diedero il via a un grande sodalizio sportivo che portò ogni tifoso del calcio italiano a identificare il Brescia con il binomio Mazzone-Baggio.

L’arrivo di Baggio e di altri giocatori importanti

L’acquisto di uno dei numeri dieci più forti della storia del nostro calcio andò a completare una rosa che era già attrezzata per guardare ben oltre la zona salvezza. Infatti, nelle Rondinelle di Mazzone militavano gli inseparabili gemelli Filippini, Dario Hubner, Filippo Galli e un giovanissimo centrocampista destinato a diventare un autentico fuoriclasse: Andrea Pirlo. Nonostante i nomi presenti nella rosa, il campionato italiano del tempo era molto competitivo. Serviva tutta l’esperienza del buon Carletto per dare compattezza e concretezza a una squadra che aveva tutte le carte in regola per fare un ottimo campionato.

Per il tecnico romano rimaneva da risolvere un solo grande problema: il dualismo tra Pirlo e Baggio. Tutti e due giocavano nello stesso ruolo e quindi dovevano alternarsi nelle partite. A un certo punto, a Carletto, si accese una lampadina che lo portò a spostare Pirlo, in un ruolo che lo renderà uno dei giocatori più forti del nostro calcio, davanti alla difesa, giocando come quello che nel gergo del basket è chiamato playmaker. La mossa fu vincente perché il giovane centrocampista poté impostare la squadra con i suoi “magici” lanci e con Baggio dietro le punte era tutta un altra storia.

Il primo anno del Brescia di Mazzone

La prima stagione, quella 2000-2001, vedeva un Brescia altalenante tra buone vittorie e altrettante sconfitte. Complice di questa instabilità sportiva furono anche i continui infortuni di Baggio. Le cose però cambiarono, quando il primo di Aprile, gli uomini di Mazzone riuscirono a ottenere un pareggio importante contro la Juventus. Da quel momento in poi, il Brescia, rimase imbattuto fino alla fine del campionato prendendosi un ottavo posto in classifica. Le “rondinelle” si qualificarono per la Coppa Intertoto, che a Gennaio sembrava un’ipotesi remota. In quel preciso momento il Brescia entrò sempre di più in simbiosi con il suo allenatore, in particolar modo dal punto di vista caratteriale, portando sul campo la vulcanica energia di Mazzone.

La stagione 2001 – 2002: l’arrivo di Guardiola e la corsa di Carletto

Con queste premesse la stagione 2001-2002 è quella capolavoro, dove le Rondinelle sono sempre più nel segno di Sor Carletto e a completare una squadra che era già ben composta arrivarono giocatori di tutto rispetto. Alla corte di Mazzone arrivò Pep Guardiola, stella di lungo corso del Barcellona. Insieme a lui, Il Brescia acquistò, altri due giocatori fino a poco tempo fa sconosciuti nel calcio italiano: Igli Tare e Luca Toni. L’arrivo di un giocatore come Pep Guardiola, in una squadra come Brescia, ci descrive bene quanto il nostro campionato a quel tempo era davvero molto competitivo. Nessuna partita, infatti, era una “passeggiata di salute”.

La partita simbolo, di quella stagione, dove Mazzone entrò definitivamente nella leggenda della città di Brescia fu il derby pareggiato 3-3 contro l’Atalanta. Dopo aver subito insulti per buona parte della partita dai tifosi dell’Atalanta, Mazzone riusciva a trattenersi a stento, dopo aver recuperato due gol, Baggio segno quello del pareggio e lì Sor Carletto ci regalò una scena iconica e che passò alla storia: la sua mitica corsa fino a sotto la curva dell’Atalanta. In quel gesto epico (per ogni amante del calcio) era racchiusa tutta l’essenza di Mazzone, un uomo schietto, verace e vero.

L’amore dei tifosi del Brescia per Mazzone

Queste sue qualità sono state sicuramente quelle che hanno portato i tifosi, di tutte le squadre che ha allenato, ad affezionarsi tanto all’allenatore romano. Anche se ogni tanto i suoi modi erano bruschi e poco cortesi. Quella corsa sotto la curva dell’Atalanta, che lo aveva insultato per tutto il match, con la sua promessa che se fosse arrivato il pareggio sarebbe andato sotto la loro curva, fece capire a tutti quanto Mazzone fosse l’incarnazione della gente comune.

Quando per l’appunto arrivò il pareggio di Baggio fece quello che tutte le persone insultate per buona parte della partita avrebbero fatto. Una corsa leggendaria, con la curva del Brescia in delirio per il gol del pareggio e per il suo tecnico partito all’arrembaggio, senza freni, e senza diplomazia. Lo scatto di orgoglio di un uomo prima e del tecnico dopo. Pep Guardiola, (però, in generale tutti i ragazzi del Brescia), lo descrisse come un padre. A volte duro ma anche colmo di bontà e voglia di scherzare. E forse sono tutte queste storie che resero quel Brescia di Mazzone davvero magico.

Bibliografia 

Carlo Mazzone; Marco Franzelli; Donatella Scarnati, Una vita in campo, Baldini Castoldi Dalai, 2010. 

https://www.ilgiorno.it/sport/calcio/mazzone-corsa-1.6864294

GLIEROIDELCALCIO.COM (Marvin Trinca)

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Nato a Livorno il 5 febbraio 1988, si è laureato in "Storia contemporanea" all'università di Pisa, in particolare si occupa di storia dello sport, ha approfondito i filoni di ricerca relativi a questo campo di studi, più precisamente della storia del pugilato italiano e statunitense. Per GliEroidelCalcio in convenzione S.I.S.S.

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