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Storie di Calcio

Dixie Dean, il più grande Goleador dell’Inghilterra

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DIXIE IL GOLEADOR …

Esiste una squadra in Inghilterra, l’Everton con il suo stadio, il Goodison Park.

Esiste una statua, fuori questo stadio, che rappresenta la storia, la leggenda, l’orgoglio di tutto il popolo “toffees”, come vengono soprannominati tifosi e squadra dell’Everton.

Questa statua riporta una dicitura: “the most lethal header in the history of the game“e commemora le gesta di un calciatore capace di segnare 60 reti in 39 partite, record mai battuto in Premier League e che potrebbe essere oggetto di quota per i bookmakers inglesi.

Sempre quella statua commemora anche la morte dello stesso calciatore, avvenuta in vecchiaia, da spettatore nello stadio, anni dopo, durante un derby perso con l’odiato Liverpool.

Non bastasse, lo stesso Goodison Park è impregnato della presenza di quel mito senza tempo.

Infatti le ceneri di quel calciatore, dopo il funerale, vennero disperse sul prato verde che per anni lo aveva visto protagonista delle sue leggendarie gesta, forse la più logica ultima dimora che un tal protagonista del calcio potesse mai desiderare.

Ecco, se c’è un giocatore che si identifica completamente, da vivo e da morto, con i colori di una squadra questo è proprio il personaggio che stiamo descrivendo, partendo dalla sua statua, e percorrendo i suoi goal, le sue gesta fino alla sua morte.

Un cavaliere senza macchia e senza paura, un uomo che, nel suo discendere in campo, portava con sé l’orgoglio, la voglia di riscatto, di tutto un popolo di tifosi.

LADIES ANDA GENTLEMEN, DIXIE DEAN, OVVERO IL GOAL!

Ah, già, che sbadato! Dimenticavo di dirvi di chi stiamo parlando.

In verità, lui è ricordato per sempre come “Dixie”, ma è giusto citarlo con il nome che ebbe ai suoi natali, ovvero William Ralph Dean.

In verità, al nostro eroe non piaceva nemmeno il soprannome “Dixie”, affibbiatogli perché scuro di carnagione e con capelli ricci, tratti somatici tipici di uno del sud degli States e quindi “Dixie”, perché abitante al di sotto della linea Mason-Dixon.

E lui ripeteva ostinatamente “My name is not Dixie. It is William Dean. But you can call me Bill!”

Dixie nasce a Birkenhead, città situata sulla sponda opposta del fiume Mersey rispetto a Liverpool il 22 gennaio 1907.

Il padre, William Sr., gli trasmette a soli 8 anni l’amore per il calcio e per i colori dell’Everton.

Dixie inizia la sua carriera nella squadra locale del Tranmere Rovers, dove si mette in luce segnando 27 reti in 29 partite.

Si incomincia a parlare di questo ragazzotto, forte fisicamente e implacabile sotto rete, e molte squadre, Arsenal e Newcastle su tutte, si interessano a lui.

Ma al cuore non si comanda, e se il cuore ha i colori “blues” dell’Everton, puoi fare anche 4 km di corsa per incontrare il manager dei Toffees e trasferirti all’Everton nel 1925 per 3.000 sterline.

UNA VALANGA DI GOL

Arriva a campionato in corso e il suo score parla di 7 partite e due reti.

Ma alla sua prima vera stagione da protagonista, la successiva, segna 32 centri in 38 partite!

21 goal in 27 partite ancora nel 1926/27 che sono solo il preludio alla stagione monstre, quella del 1927/28!

Qui Dixie entra per sempre nella leggenda, segnando 60 reti, ripeto in lettere e sillabandole SES-SAN-TA, record ancora imbattuto in Premier League.

Molto meno modestamente Dixie, fino alla sua scomparsa, alla domanda se era possibile fare altrettanto rispondeva “Certo, ma solo un uomo ce la farà. Ed è quello che cammina sull’acqua”.

L’Everton, manco a dirlo, diventa campione di Inghilterra, per la terza volta della sua storia, e Dixie, o Bill fate voi, a soli 21 anni divenne leggenda.

Oppure semplicemente the greatest goal-scorer of England.

Il più grande e il più famoso attaccante d’Albione.

Ma che tipo di attaccante era Dixie?

Oggi parleremmo di attaccante completo, o almeno questo è il suo ritratto fatto da compagni e avversari.

Eddie Hapgood, terzino dell’Arsenal, lo descrisse così: “un mago con la sfera ai piedi, ma letale di testa, forte come un toro, era impossibile togliergli palla, giocava in modo pulito, era un grande sportivo ed uno che non si dava mai per vinto. Era anche uno duro e tosto, non solo perché era grande e grosso, ma perché amava spesso allargarsi sulle fasce, portandosi dietro il centro-mediano e, assai di frequente, riusciva a saltarlo, complicando assai le cose per la difesa”.

Vabbè, direte, il record di reti sarà il solito caso unico se non raro.

Unico sì, raro, per Dixie, no.

Il destino ti mette alla prova, e se sei un predestinato queste prove le superi, anche attraverso grandi difficoltà.

Nelle due stagioni successive Dixie va incontro ad alcuni infortuni che, però, non gli impediscono di segnare 26 reti prima e 23 in quella dopo.

E l’Everton ne risente, nonostante tutto, al punto tale di subire l’onta della retrocessione.

E qui l’eroe diventa immortale, sfidando la sorte e vincendo, come un cavaliere della Tavola Rotonda, il Lancillotto del calcio.

A suon di reti, 39 che gli valgono il titolo di capocannoniere, riporterà immediatamente i Toffees in First Division e, non contento, da neopromosso con l’Everton, vincerà il titolo e sarà ancora una volta capocannoniere, con 44 reti!

Seguì poi la vittoria in FA Cup nel 1933.

Dean lasciò l’Everton nel 1938 con 383 reti segnate in 433 partite: solo Arthur Rowley ha segnato più reti nella Football League e con 310 reti in First Division Dean è terzo nella classifica dei cannonieri inglesi.

Oltre alle 60 reti in una sola stagione, Dean detiene un altro record: non è mai stato né ammonito né espulso.

Passò poi al Notts County e terminò la sua carriera in Irlanda, negli Sligo Rovers.

Con la nazionale inglese disputò 16 partite segnando 18 reti

IL DESTINO LO RENDE IMMORTALE

Il destino gli gioca ancora contro.

Nel Novembre del 1976 gli amputarono la gamba destra, proprio quella che gli aveva consentito di diventare leggenda, in seguito ad una trombosi.

Per forza di cose dovette limitarsi dal seguire dal vivo il suo Everton, nel suo stadio, il Goodison Park.

Fino al 1° marzo del 1980, quel maledetto, o benedetto a seconda dei punti di vista, giorno del derby tra l’Everton e l’odiato rivale del Liverpool.

Dixie è là, in tribuna, a cercare, con la sua presenza, di infondere il suo coraggio nella testa e nel cuore dei giocatori dell’Everton o il timore nelle gambe di quelli del Liverpool.

Non basterà. Il Liverpool vince 2-1 violando lo stadio di Dixie, e il nostro eroe, il cavaliere senza tempo, morirà lì, a Goodison Park, pochi istanti dopo il fischio finale.

Nemmeno il miglior romanziere avrebbe immaginato un finale così, nemmeno un bookmaker scafato avrebbe puntato su un epilogo che avrebbe così strettamente legato vita e morte, gioia e dolori, vittorie e sconfitte non solo di un eroe della palla rotonda, ma di un intero popolo di tifosi e della loro squadra.

Ricordate? Avevo assimilato Dixie a Lancillotto, celebre cavaliere della Tavola Rotonda.

Come Lancillotto muore pronunciando il nome della sua amata Ginevra, Dixie, quel giorno, ha la fortuna di morire nel suo stadio, guardando la sua squadra, la sua Ginevra, chiudendo i suoi occhi con quel colore, il blue, che tanto aveva amato.

La sconfitta, quella del derby, un semplice orpello fuori luogo ad una storia romantica.

Di calcio, di storia, di vita.

Bill Shankly, il grande allenatore scozzese che plasmò il Liverpool campione, disse di lui, nel giorno del funerale “Dixie was the greatest centre forward there will ever be. His record of goalscoring is the most amazing thing under the sun. He belongs in the company of the supremely great like Beethoven, Shakespeare and Rembrandt.

 

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Nato a Roma, classe ’68, residente a Ischia. Diplomato Capitano di Lungo Corso, ex sergente Radiotelegrafista M.M. Collaboratore del sito www.acam.it, con pubblicazioni su riviste del settore (Archeologia e Misteri). Autore del sito www.pensolibero.it, Web Writer. Autore di racconti brevi pubblicati in varie antologie come “Dritto al Cuore”, “Lasciami Andare”, “L'Altro”, “Brevi Autori” e “Il Bene o il Male”. Autore dei romanzi “Nel bene, nel male”, “ Genocidio civile” e “Storie di uomini. E di calcio”.

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