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Storie di Calcio

Piervittorio Pozzo: “I Mondiali di mio nonno sono andati nel dimenticatoio”

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Vittorio Pozzo è il leggendario commissario tecnico azzurro, ex tenente degli alpini, che alla guida della Nazionale vinse i Mondiali del ’34 e del ’38 ma anche le Olimpiadi del ’36 e la Coppa Internazionale nel ’30 e nel ’35.

Piervittorio Pozzo, 70 anni, è il nipote di Vittorio Pozzo e ha rilasciato una lunga intervista a il Giornale in cui “denuncia” la censura che grava sulle imprese del nonno.

«Su quelle celebri imprese sportive incombe un cono d’ombra, causato da un pregiudizio ideologico … Il problema è di ordine culturale. I ragazzi di oggi conoscono solo i Mondiali vinti nel 1982 e nel 2006 e nulla sanno dei precedenti. Ma la responsabilità è di chi ha cancellato le prime due pagine gloriose per paura di compromettersi … Nel caso di mio nonno il rimando al fascismo è solo di ordine temporale. In realtà Vittorio non fu mai fascista […] Una sindachessa di Torino, quando si pensò di intestare il nuovo stadio di Torino (l’attuale delle Alpi) a Vittorio Pozzo, legato a doppio filo alla storia del Toro e alla città, mi diede una risposta sconcertante […]  Ma le pare che possiamo dedicare il nuovo stadio a un fascista?».

Piervittorio ribadisce come suo nonno era «Un alpino fiero di quella penna nera che portava sul cappello. E orgoglioso del suo Paese che difese in guerra. Amante della famiglia. Fedele a valori incrollabile come lealtà, libertà e onestà» e precisa che il nonno ripeteva costantemente che mai avrebbe preso la tessera del partito fascista perché “il giorno dopo il partito si sentirebbe in diritto di impormi la formazione”.

«L’impronta militaresca di mio nonno è innegabile. Era cresciuto nell’alveo di gerarchie ben precise. Ma il suo atteggiamento nei confronti dei giocatori non fu mai di tipo dittatoriale ma improntato all’autorevolezza … I calciatori sentivano che dietro gli ordini perentori di quel mister c’era l’affetto di un uomo che dava tutto se stesso per la causa».

«Mio nonno è stato il Ct tecnico più vincente della storia della Nazionale, ma tutto quello che ha fatto è figlio della sua passione e della sua competenza. Perfino il Duce dovette rassegnarsi: Pozzo era un uomo impossibile da manovrare».

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