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Arte & Società

Carlo Liedholm: “Mi piacerebbe che un pezzetto del nuovo im­pianto porti il nome di Nils Liedholm”

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Carlo Liedholm, è stato intervistato per Il Messaggero , ecco alcuni estratti:

Tommaso Maestrelli il 7 otto­bre 1922, suo padre 1’8 ottobre 1922: i due allenatori più amati di Lazio e Roma nati con appe­na 24 ore di differenza.
“Papà non parlava mai dei suoi colleghi, ma ricordo che espres­se più volte ammirazione nei confronti di Maestrelli. Mio pa­dre era fissato con gli oroscopi e credo che anche l’appartenenza allo stesso segno zodiacale, con un giorno appena tra i due com­pleanni, lo abbia affascinato. Quando si diffuse la notizia del­la malattia di Maestrelli, mio pa­dre fu particolarmente colpito. La morte, pochi mesi dopo, lo turbò”
La tifoseria laziale ha deciso di intestare la curva Sud dell’Olimpico a Maestrelli: quale tributo vorrebbe per suo padre da parte della Ro­ma?
“Ho visto che è stato appena av­viato il progetto per lo stadio di Pietralata. Ecco. mi piacerebbe che un pezzetto del nuovo im­pianto porti il nome di Nils Liedholm. E’ stato il più grande alle­natore della storia romanista. Ora però la cosa più importante è che quest’opera venga finalmente realizzata. In Italia con i grandi lavori non sai mai come vada a finire e la storia dello stadio della Roma va avanti ormai da oltre dieci anni. Ho però fiducia nella famiglia Friedkin: mi sembrano persone brave e competenti”

Milan e Roma i due grandi amori italiani di Nils Lied­holm: in fondo al cuore, c’era una piccola preferenza?
“Il Milan gli ha dato tantissimo. Ha indossato la maglia rossone­ra per dodici stagioni. Ha vissu­to con quei colori il meglio della sua carriera da giocatore. A Milano ha anche iniziato il percorso da allenatore e conquistò lo scudetto della stella. Roma è pe­rò riuscita ad amarlo di più. Quei cinque anni formidabili, dal 1979 al 1984, hanno cambia­to la storia del club e hanno se­gnato la vita di papà. Non potrò mai dimenticare la sera della sconfitta ai rigori con il Liver­pool nella finale di Coppa dei Campioni. La giornata più ama­ra della storia sportiva di papà. Tornò a casa senza dire una pa­rola. Aveva sfiorato il cielo con un dito: quando mai potrà rica­pitare alla Roma di giocare una finale Champions nel suo sta­dio? Mio padre aveva già l’accor­do per tornare al Milan, ma vole­va scrivere un’ultima pagina di storia memorabile con la Ro­ma”

Nel corso degli anni suo padre ha mai avuto rapporti più stretti con qualche giocatore? 

“Papà non volle mai fare prefe­renze per rispetto delle persone e del suo ruolo. Dal punto di vi­sta tecnico, si confrontava tal­volta con i personaggi più cari­smatici. Con Di Ba.rtolomei e Fal­cao parlava spesso di calcio”

Come visse suo padre una città dallo straripante repertorio monumentale come Roma?

“Papà s’innamorò di Roma. Quando arrivò la prima volta, nel 1973, per qualche mese abi­tammo all’Eur. Io fui iscritto al liceo Massimo. Lui e mia madre però non si sentivano a loro agio. Decisero di spostarsi al centro. L’ultima casa in cui abi­tammo fu dalle parti di Fonta­nella Borghese. Girare di giorno era quasi impossibile, ma di se­ra, dopo cena, facevamo lunghe passeggiate. Papà aveva la pas­sione per l’arte e Roma è un mu­seo a cielo aperto”
L’immagine di suo padre tra­volto dall’entusiasmo dei tifo­si a Genova 1’8 maggio 1983 è una delle foto della storia ro­manista.
“Papà ha sempre rispettato i ti­fosi. Non ha mai negato un auto­grafo. Gli ultimi anni di vita, ogni tanto suonavano al campa­nello di Villa Boemia, dove ave­vamo la nostra azienda vinicola. Le persone volevano acquistare qualche bottiglia, ma poi inizia­va il rito delle foto e degli auto­grafi. Più di una volta mio padre invitò queste persone a pranzo. Mamma diceva: <Ma Nils, non li conosciamo > E lui: <Sono tifo­si, mi vogliono bene, facciamoli mangiare con noi>
Nella sede dell’associazione Nils Liedholm, a Cuccaro Mon­ferrato, state allestendo il mu­seo dedicato a suo padre.
«Abbiamo alcuni ricordi e cime­li, ma la raccolta non è ancora completata. Nei numerosi tra­slochi di mio padre sono stati perduti scatoloni e bauli. Papà non conservava maglie di calcio o scarpe, ma aveva un’impres­sionante collezione di articoli di giornali, lettere e fotografie». Anche il famoso zucchetto giallorosso è stato smarrito? «Quello no, quello è stato custo­dito per fortuna. Io sono romani­sta e sonori uscito a salvare qual­cosa».
Il giornalista più amato da suo padre?
«Papà ha sempre avuto ottimi rapporti con la stampa. A Roma stimava Gian­ni Melidoni, Mimmo De Grandis, Lino Ca­scioli, Luigi Ferrajolo. Poi Gianni Mura e Al­berto Cerruti. Aveva pe­rò un debole per la pen­na di Gianni Brera, libri compresi».

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