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Le Penne della S.I.S.S.

Robin Friday … follia in campo

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Quando la follia entra in campo … la storia di Robin Friday nel racconto di Raffaele Ciccarelli …

Ogni essere umano contiene in sé stesso un lato nascosto, per lo più oscuro, con cui deve convivere ogni giorno.

La prevalenza o meno di questo lato determina quello che può essere il percorso di una vita.

Questa è una condizione che abbraccia tutti, anche gli sportivi, anche i più famosi, anzi soprattutto questi, spesso incapaci di gestire il successo, o ribelli alle regole in maniera estrema, sempre più a guardare, a sostare, sull’orlo di quell’abisso che, come citato dal filosofo tedesco Friedrich Wilhelm Nietzsche, a guardarlo a lungo finisce che guarda dentro te stesso.

Sportivi a tutto tondo, senza una particolare preferenza di disciplina, ma semplicemente quei fuoriclasse da atteggiamenti o comportamenti sopra le righe, se non di più: nel tennis abbiamo avuto John McEnroe, nel basket Dennis Rodman, tanti ne possiamo citare nel calcio, forse perché lo conosciamo e seguiamo di più, anche quegli angoli più reconditi dove questa oscurità si annida.

Di personaggi estrosi o bizzarri il calcio ne ha avuti tanti: George Best forse il più famoso e citato, il calciatore che al Manchester United contribuì a far vincere tutto, ma a un certo punto fu travolto dal successo senza riuscire più a gestirlo; Eric Cantona, talento puro e ottimo professionista, ma sempre contro corrente nelle scelte e negli atteggiamenti; Diego Armando Maradona, tanto indiscutibile in campo    quanto incapace di gestire la sua vita privata, trascinato da un ambiente che non ha saputo tutelarlo e ha anche approfittato di lui, e da un successo tanto grande quanto oneroso per l’argentino.

Questi sono solo alcuni di quei talenti che, come scritto, hanno avuto più che altro atteggiamenti bizzarri, di sicuro inconsueti, poi abbiamo, invece, quelli che rasentano proprio la follia, quelli che in mezzo a momenti di genialità calcistica hanno evidenziato attimi di pura pazzia: Antonio Cassano, mai riuscito a liberarsi da quella sua aria di discolo di Bari Vecchia; Mario Balotelli, troppo prigioniero del fatto di sentirsi diverso senza esserlo, ma finendo per accettare come acquisita questa condizione, diventandone vittima; Paul Gazza Gascoigne, la “perla” tra quelli citati in questa dubbia categoria.

Quello che li supera tutti, però, è un altro, talmente matto da non essere nemmeno riuscito ad imporsi ad alto livello, ma con lampi di genio calcistico tali da passare alla storia come “il più grande calciatore mai visto”, in questo caso nel senso letterale del termine.

Qui parliamo di vera e propria follia, una pazzia talmente accentuata da portare ad una repentina autodistruzione.

Qui parliamo di Robin Friday, uno a cui, in ossequio al suo cognome, veramente mancava qualche venerdì

Era il 1952 quando Acton, periferia di Londra, vide i natali del nostro campione.

Questo è un insieme di quartieri talmente vasto da rappresentare quasi un paese nel paese, importante oggi come zona residenziale multietnica e per la vicinanza all’aeroporto di Heathrow, all’epoca della nascita e della gioventù di Friday periferia piuttosto difficile della capitale inglese, un ambiente che sicuramente ne influenzò la crescita.

Friday amò da subito il calcio che, piccolissimo, si divertiva a praticare con il padre e il fratello gemello nel parco pubblico di Acton.

Poi iniziò una lunga serie di provini nelle giovanili di Crystal Palace, Queens Park Rangers, Chelsea, ma sempre fugaci apparizioni, subito allontanato per il carattere ribelle e la ingestibilità, tanto che alla fine riuscì a mettere in luce le sue capacità calcistiche di ala – centravanti nella squadra del riformatorio dove era stato rinchiuso per furto, altra “capacità” nella quale eccelleva.

Uscito di prigione, sposatosi appena diciassettenne con una ragazza di colore, giusto per non smentire la sua vena di follia, Robin gioca per alcuni anni in società dilettantistiche finché, in un match di FA Cup, è notato da Charlie Hurley, ex difensore e capitano dell’Irlanda, allora manager del Reading, che subito rimase rapito dal controllo di palla divino e dal dribbling ubriacante di Friday.

Fu nel 1974 che Hurley decise di comprare il cartellino dell’attaccante genio e sregolatezza, iniziò così il periodo migliore della carriera del nostro protagonista, tanto intensa e ricca di colpi di genio calcistico, quanto irregolare e piena di mattane, come presentarsi in ritardo e ubriaco a una partita e pure realizzare nel finale il gol della vittoria.

Il pubblico stravedeva per lui, esaltando le sue geniali giocate e perdonando le sue pazzie fuori dal campo: quale sia il misterioso meccanismo che crea un rapporto così stretto tra i tifosi e i loro giocatori più geniali, ma anche più irregolari, resta un mistero.

L’esperienza al Reading durò tre stagioni, con 121 presenze e 46 reti realizzate, poi il limite di sopportazione raggiunse il massimo e ci fu il trasferimento in Galles, al Cardiff City, per il canto del cigno della sua carriera.

Qui, dopo essere stato espulso in un match contro il Brighton, non trovò di meglio da fare che entrare nello spogliatoio della squadra avversaria ed espletare i suoi bisogni corporali nella borsa del suo marcatore in campo!

Fu la sua ultima “prodezza”, il licenziamento dal Cardiff lo portò ad abbandonare l’attività agonistica, cinque stagioni da professionista vissute pericolosamente, ma anche al massimo.

Tutti questi eccessi, con abuso di alcol e droghe, lasciarono evidentemente il segno, perciò fu poca la sorpresa quando, il 22 dicembre del 1990, a soli trentotto anni, fu trovato morto nel suo appartamento per una overdose.

“In campo odio tutti gli avversari, non me ne importa niente di nessuno. La gente pensa che io sia pazzo e lunatico, e invece io, Robin Friday, sono un vincente”, parole sue che possono essere il giusto epitaffio alla sua vita.

Una vita vissuta al massimo della follia, con sprazzi di classe calcistica che ci fanno rimpiangere il mancato campione, icona di un calcio folle, ma anche malinconico e romantico.

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allenatore di calcio professionista, si dedica agli studi sullo sport, il calcio in particolare, dividendo tale attività con quella di dirigente e allenatore. Giornalista pubblicista, socio Ussi e Aips, è membro della Società Italiana di Storia dello Sport (Siss), dell’European Committee for Sports History (Cesh), dell’Associazione dei Cronisti e Storici dello Sport (La-CRO.S.S.). Relatore a numerosi convegni, oltre a vari saggi, ha pubblicato: 80 voglia di vincere – Storia dei Mondiali di Calcio (2010); La Vita al 90° (2011), una raccolta di racconti calcistici; Più difficile di un Mondiale – Storia degli Europei di Calcio (2012); Il Destino in un Pallone (2014), una seconda raccolta di racconti calcistici; Lasciamoli giocare-Idee per un buon calcio giovanile (Edizioni del Sud, Napoli 2016). Per GliEroidelCalcio in convenzione S.I.S.S.

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