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Storie di Calcio

La freccia di Santander, auguri a Paco Gento

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Buon compleanno Gento

Sono le 19:00, gli hooligans distruggono le reti che dividono il loro settore X dal settore Z. Un regolamento di conti. Sciocco orgoglio, sciocca rabbia inneggiano alla violenza. Come se “noi non siamo inferiori a nessuno”. Un passare oltre a fatti trascorsi che non esiste. L’odio e la vendetta accecano, rendendoti tutti uguali, tutti nemici. Ci sono famiglie; ci sono tifosi che neanche simpatizzano per le due squadre. Però vedere qualche maglia bianconera… fa balenare in quelle menti: “E’ più che una giustificazione”. Sono la frangia più feroce della “tifoseria” Liverpool. E il litigio con gli ultras della Roma, l’anno prima, non l’hanno digerito. “Tifoseria”, poi, è un parolone. Tifare la propria squadra non ti fa disprezzare l’altra, ma sostenere la tua. Questo rappresenta il principio di ogni buon tifoso. Ore 19:15, gente calpestata, picchiata; gente scappata da quella furia per poi venir malmenata dalla polizia, che non ci capisce niente.

Ore 19:15, muro che cede. “Qui accanto a me ho il Responsabile della UEFA. Che mi conferma, che mi conferma, che ci sono 36 morti. Mentre un’altra notizia, che mi lascia piuttosto sconcertato, è che la partita si giocherà” – Bruno Pizzul

“Noi non eravamo a conoscenza di questo genocidio. Lo sapemmo dopo essere rientrati in albergo, che ci furono veramente tanti morti. La partita fu giocata vera, proprio perché non sapevamo di quello che fosse successo e dei deceduti” – Giovanni Trapattoni

Sì, perché lo show deve proseguire. La UEFA ha troppa paura delle possibili rivolte negli altri settori. Quasi che il costo di un biglietto valga più di 39 morti e oltre 600 feriti. Quasi che la rinuncia sia un sacrificio troppo grande. Juventus e Liverpool devono giocare. La partita: La partita che narriamo si svolge il 28 maggio (non 29) del 1958 (non 1985), ma era giusto raccontare. Raccontare di quel 29 maggio 1985. Raccontare di quella struttura retta da del calcestruzzo andato, dove si potevano vedere i buchi, lasciati dai calci delle persone senza biglietto, che scalarono muri per assistere a quella “cosa” (non possiamo chiamarla partita),  Struttura da 70 mila posti che, quel 29 maggio 1985, fece registrare, con elevata probabilità, il suo record di 80 mila spettatori. Come poteva reggere? Infatti, non resse. Tornando a ciò che concerne questo articolo: la storia di un campione

Lo Stadio del Giubileo (ribattezzato Heysel durante il secondo dopoguerra) è gremito. Sono presenti oltre 66 mila persone. Costruito nel 1930, dando un’estetica migliore alla zona (poiché il 1935 l’avrebbe vista ospitare l’Esposizione Internazionale), divenne centro sportivo e culturale della capitale belga, Bruxelles. Vi si disputarono, per elencarne alcune, 4 Finali di Coppa Campioni, 4 Finali di Coppa delle Coppe e la Finale dell’Europeo 1972 tra Germania Ovest e URSS.

Le squadre:

Siamo alla Finale di Coppa Campioni 1958. Da una parte abbiamo il Real Madrid, due volte consecutive campione della competizione. Gli spagnoli, se non si sapesse, starebbero disputando la loro terza finale consecutiva. La seconda, sempre consecutiva, contro una compagine italiana. Hanno un attacco che ha la sua stella in Alfredo Di Stefano, senza parlare del dribblatore Raymond Kopa, il crossatore Héctor Rial e poi… Un tipo talmente veloce che, ai princìpi della sua carriera, lui scattava, ma il pallone restava indietro. Talmente veloce che avrebbe potuto competere, se avesse deciso di cambiare sport, per il record spagnolo dei 100m (di quei tempi): 10’’ e 03. Questa velocità, come abbiamo preannunciato, gli diede non pochi problemi. Non sapeva, credevano almeno, controllare la palla.  Eppure la Saeta Rubia in lui ci vide qualcosa.

Perché sì, altrimenti ci saremmo persi questo campione. L’arrivo di Rial e il rispetto di Di Stefano lo aiutarono molto nel migliorare tecnica e visione di gioco. Lo soprannominano La Freccia, La Freccia di Santander. Originario della Cantabria. Più precisamente del nucleo abitativo Guarnizo, della città de El Astillero. Nel 1570, la località divenne importante, grazie alle sue foreste e al fatto di essere riparata dai forti venti marittimi, per la costruzione dell’armata navale di Re Filippo II. Inoltre, fu anche il luogo dove vennero riparate le navi dell’Invincibile Armata, tornate sconfitte, nella Battaglia di Gravelinga (1588), contro l’Inghilterra. Una delle innumerevoli battaglie della Guerra Anglo-Spagnola. A 11 chilometri da Santander, capoluogo della regione e porto dal quale salparono proprio i galeoni dell’Invincibile Armata, El Astillero rappresenta, oggi, uno dei centri industriali più importanti della zona.

Ecco, da qui proviene il nostro protagonista.

Dall’altra parte, a tentare l’impresa di battere la corazzata blanca, ci sono i Campioni d’Italia 1957. Dei tipi con la maglia rossonera. Il Milan di Gipo Viani e del suo Vianema. Il Milan di, diciamo, Juan Alberto Schiaffino, Cesare Maldini, Nils Liedholm e Gigi Radice.

Le formazioni:

REAL MADRID: Alonso; Lesmes, Santamaria, Atienza; Santisteban, Zarraga, Kopa, Gento; Joseito, Rial, Di Stefano. Allenatore: Luis Antonio Carniglia

MILAN: Soldan; Beraldo, Maldini, Fontana; Bergamaschi, Radice, Danova, Cucchiaroni; Liedholm, Schiaffino, Grillo. Allenatore: Gipo (Giuseppe) Viani

Primo tempo:

Dalle tribune arrivano applausi e urla di incoraggiamento. Le squadre prendono la via del campo. Nel tunnel il rumore dei tacchetti.

Milan e Real Madrid una davanti all’altra, come la prima volta. La prima volta? Certo, questa è la seconda, in realtà la terza. Perché, durante la prima edizione del torneo (1955-1956), i Galacticos affrontarono i Diavoli alle Semifinali, dando vita a due partite al cardiopalma. Ovviamente, la spuntarono i bianchi e vinsero, poi, la competizione.

Capitan Liedholm porta il pallone a centrocampo. L’arbitro Albert Alsteen fischia. Inizia l’incontro, inizia la terza Finale della terza Coppa dei Campioni.

Subito i rossoneri cercano di verticalizzare, ma i madrileni non ci stanno e scacciano la palla. Il primo tempo comincia bene per il Milan.

Dopo, però, vengono fuori le qualità del Madrid. E subito La Freccia di Santander si crea un’occasione.

Si abbassa. Riceve palla. Scambia con Rial, lanciandosi in uno dei suoi scatti fulminei. Calcia, ma colpisce la sfera di collo esterno, dandole un effetto che l’allontana dalla porta.

La retroguardia milanista trema.

Comunque, per adesso, si resta pari.

Prima di proseguire, però, bisogna aprire una parentesi, anzi, fare una precisazione sull’azione appena conclusa: non è che la difesa rossonera si faccia trovare impreparata. E’ soltanto che quello… Ma quanto va forte! Con uno scatto dal cerchio di centrocampo si trova già in area di rigore, quando ancora Fontana ha da entrarci. E il terzino del Milan si trova sulla linea che delimita l’area.

La partita continua. La squadra di Gipo Viani attende, mentre quella di Carniglia corre e attacca.

Ancora un’altra azione e sempre dalla sua fascia, quella mancina (perché sì, il ragazzo è mancino (e che mancino!)). Pallone a Di Stefano. L’argentino porta palla e subito, con la coda dell’occhio, lo vede e lo serve. Il cantabrico di Guarnizo sfida a duello Cucchiaroni. Il centrocampista del Milan non gli sta dietro. Cross e Joseito colpisce di testa. Palla a lato.

Il Real Madrid sta iniziando a trovare qualche sezione vuota nel Vianema, ma i Diavoli tengono: 0-0 alla fine dei primi 45’ minuti.

Secondo tempo:

La seconda parte vede fin dal principio un Madrid aggressivo. La Freccia di Santander ci prova da lontano. La palla sfiora il palo.

Altra parentesi: non è un caso che la palla abbia sfiorato il palo. Il ragazzo della Cantabria ha nelle sue doti questo tipo di soluzione, anzi, più che soluzione dovremmo chiamarlo solo gol. Perché ne ha segnati tanti così.

Comunque, procediamo.

Finalmente! Un’azione del Milan. I rossoneri cercano l’imbucata con Cucchiaroni. La difesa Blancos non è che si dia alla pazza gioia, quando deve ripiegare. D’altro canto, però, si dà il caso che sia una mansione da svolgere e l’estremo difensore, Alonso, fa buona guardia. Esce e ruba la sfera.

Si resta 0-0, ma la compagine italiana mostra di possedere anche doti offensive.

Doti che al minuto 59’: Grillo porta palla sulla sinistra. La marcatura non pare essere delle più asfissianti e il cross del numero 10 rossonero arriva dalla trequarti.

Se non fosse per il fatto di sapere già il risultato finale, chiunque penserebbe guardando: “Quelli in casacca bianca chi si credono di essere?”. Perché sulla rete, bellissima, di Schiaffino al volo appaiono come degli sfaticati. Quasi per dire: “Che noia”. Eppure sono sotto di una rete.

Sì… Ok, bisognerebbe farglielo presente. Comunque, posizionano il pallone nel cerchio di centrocampo e ripartono.

Questa volta sono ancora più aggressivi.

Dunque, la difesa è un optional? Quanta forza mentale hanno quelli lì?

Il Real Madrid pressa altissimo e, minuto dopo minuto, la retroguardia rossonera comincia a scricchiolare.

74esimo: Kopa affronta sulla destra Cucchiaroni e Beraldo. E’ un 1 vs 2, se non si capisse. Il francese, sicuramente non famoso per il suo altruismo, vede quello coi capelli biondi chiamato “Saeta”. Il numero 9 stoppa, mandando a vuoto l’intervento dei difensori, e batte di destro a rete: 1-1 e parità ristabilita.

Il Milan non ci sta. I rossoneri provano ad impensierire Alonso, ma il portiere spagnolo non sembra volersi tirare indietro. Finché al 77esimo, Grillo riceve palla sul limite dell’area e spara la palla nel sette.

Gli oscuri Diavoli passano di nuovo in vantaggio.

La reazione dei candidi Blancos non manca e questa volta è repentina. Minuto 79’: Joseito osserva l’arrivo di Rial. Lo spagnolo scodella un pallone perfetto. L’argentino lo addomestica di coscia, lo porta avanti di sinistro e, infine, con l’esterno destro alza una parabola imparabile per Soldan.

Si torna in parità: 2-2 all’Heysel.

L’emozione del pubblico va in crescendo. C’è chi si mangia le unghie. Chi ha il piede ballerino, perché non ce la fa a stare seduto; ma, se dovesse alzarsi, potrebbe ricevere un giornale dritto in testa da chi occupa uno dei posti dietro di lui. Chi esulta, chi soffre.

La tensione si taglia col coltello. 

Il pareggio, dopo i primi 90 minuti regolamentari, fa sorgere speranze e dubbi. Li fa sorgere assieme. 

Ciò destabilizza. E non soltanto il pubblico.

Tempi supplementari:

Adesso o mai più. Come adesso o mai più? Vero! Adesso o la monetina.

I tiri di rigore non furono contemplati nel regolamento, se non dal 1970.

Inoltre, la prima finale internazionale decisa dagli 11 metri fu quella dell’Europeo 1976: vinta dalla Cecoslovacchia contro la Germania Ovest.

In Italia, invece, già per la fase finale della Coppa Italia 1957-58 e la prima fase della Coppa Italia 1958-59 vennero attuati. E con l’alternanza delle squadre a calciarli. Poiché, inizialmente, ogni compagine doveva attendere che l’altra tirasse i suoi 5 rigori, prima di tirare i suoi. Anche se non c’era l’obbligo di cambiare rigorista. Obbligo che entrò in vigore nel 1971.

Real Madrid e Milan si dissetano, aspettando l’inizio del primo tempo supplementare.

E lui? Dov’è finito? Calma, calma. Lo abbiamo detto: lui è il protagonista.

Vedrete, a breve lascerà il segno.

Il primo tempo supplementare mostra un Madrid trasformato. L’atteggiamento dei Blancos diventa predatorio.

La fame, la fame di vittoria li spinge ad andare oltre le loro capacità aerobiche.

Ma di là, in attesa, ci sono i Diavoli di Viani. E, sicuro, non si lasciano intimorire.

La prima frazione mantiene sempre il solito punteggio: 2-2.

I rossoneri tengono botta all’Invincibile Armata.

Infine, inizia il secondo tempo supplementare. Passano pochi minuti e… Puoi tener botta quanto vuoi, ma quelli… Eh… Quanta forza mentale hanno quelli lì?

Kopa porta palla da destra verso il centro, tagliando il campo. Ancora una volta, a discapito delle dicerie, il francese passa. Santisteban sa subito cosa fare: traiettoria che cala sulla testa di Di Stefano. Il numero 9 la indirizza sul piede mancino della Freccia di Santander.

Il diagonale porta dritto verso la rete.

Il ragazzo fa un balzo gigantesco. Non ci crede. Lui, lui ha deciso la terza Coppa dei Campioni. Corre verso Di Stefano, colui che ha creduto nelle sue doti. Colui che gli ha affiancato il mentore giusto, al momento giusto. Colui che gli ha servito l’assist decisivo.

Soldan e la difesa del Milan si guardano. Forse, il portiere dei Diavoli ha compiuto una diavoleria, ma a discapito dei suoi. 

La palla rimbalza, vero; eppure la velocità non sembra altissima. In più: perché inginocchiarsi? Questa posa non ha permesso all’estremo difensore rossonero di allungarsi e respingere la palla.

Comunque, nulla toglie la gioia di un gol. Soprattutto se decisivo; soprattutto se decisivo per una Finale di Coppa Campioni.

La rete l’ha siglata un certo Francisco Gento Lopez. Noto a tutti come Paco Gento.

Albert Alsteen fischia tre volte.

Il Real Madrid si conferma Campione d’Europa.

Oggi La Freccia di Santander, il cantabrico di Guarnizo avrebbe compiuto 89 anni.

Si è spento lo scorso 18 gennaio.

Detiene il record di 6 Coppe Campioni vinte da calciatore. Record tutt’ora imbattuto. 5 vinte con campioni come Di Stefano, Kopa e Puskas, ma una, quella del 1966, vinta da capitano, quando tutti i compagni di quel grande Real Madrid non erano più in Blancos.

Ha partecipato 15 volte consecutive alla massima competizione europea per club. Terzo dopo Casillas 19 e Giggs 18. Assieme a Paolo Maldini è il calciatore che ha giocato il maggior numero di finali: ben 8.

Col Madrid ottenne la bellezza di 602 presenze in partite ufficiali, segnando 182 gol e vinse ben 12 volte la Liga. Oltre a 2 Coppa Latina (alla quale partecipavano le vincenti dei campionati italiano, francese, portoghese e spagnolo), una Coppa Intercontinentale (in cui si sfidavano la squadra Campionessa d’Europa e quella del Sudamerica) e 2 Copa del Rey.

Beh… Che dite? Poca roba?

Auguri da quaggiù Paco Gento. Auguri a uno dei più grandi calciatori spagnoli di sempre. La Freccia è volata verso l’alto e adesso corre tra le stelle.

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Vivo a Cerreto Guidi, cittadina della campagna toscana in provincia di Firenze. Sono uno scrittore e un aspirante giornalista sportivo. Cerco di raccontare il calcio alla Foucault. La storia e la tattica sono i miei mezzi. Appassionato del football in tutte le sue forme.

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