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Libri: “Nando Martellini AL LIMITE DEL RICORDARE” – Nando Martellini: chi era costui?

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Per la rubrica “Libri” abbiamo raggiunto e intervistato Pino Frisoli, co-autore insieme a Cesare Borrometi del libro “Nando Martellini AL LIMITE DEL RICORDARE”edito da Oligo Editore.

L’opera, un’antologia degli scritti più significativi del grande e mai dimenticato giornalista sportivo, è curata dai due esperti e arricchita da nuovi saggi sulla vita e l’opera di Martellini: il risultato è a metà tra un viaggio a bordo di un’ideale “macchina del tempo” e una sorta di “ intervista impossibile”. Un omaggio al grande e indimenticabile commentatore della RAI.

Buona Lettura.

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Nando Martellini: chi era costui?

«Campioni del mondo! Campioni del mondo! Campioni del mondo!» Quella calda sera dell’estate 1982 a Madrid, il trionfo dei ragazzi in maglia azzurra di Enzo Bearzot, sotto gli occhi del Presidente della Repubblica Sandro Pertini, venuto apposta per soffrire in tribuna d’onore accanto a Re Juan Carlos e al più autorevole rappresentante politico dell’altra nazione in lizza per il titolo iridato, il Cancelliere dell’allora Germania Ovest Helmut Schmidt, e poi per complimentarsi con Paolo Rossi e i suoi valorosi compagni. Immagini impresse nella memoria di tutti, arrivate nei teleschermi d’Italia punteggiate da un’emozionatissima e già storica voce, quella di Nando Martellini, radiotelecronista elegante e sobrio, forse non passionale come il suo predecessore Nicolò Carosio o trascinante come il suo successore Bruno Pizzul, ma amato e apprezzato per la capacità di descrivere le fasi di gioco senza perdere l’aplomb abituale e soprattutto entrando nella notizia nuda e cruda, anche a costo di suscitare perplessità nei tifosi-ascoltatori più bollenti.

Fernando Martellini nasce a Roma il 7 agosto 1921, una domenica, da famiglia originaria di Priverno (allora Piperno), in Ciociaria. 1921: classe davvero di ferro per l’antico territorio dei Volsci, se si pensa che solo quattro mesi e mezzo prima, in un paesino del versante frusinate, è venuto al mondo un altro bimbo che diventerà da grande una celebrità: Nino Manfredi, straordinario attore.  E non dimentichiamo che, solo cinque giorni prima della nascita del Nostro, si era spento a Napoli Enrico Caruso, il più grande cantante lirico di sempre, questo per testimoniare anche l’amore immenso per la musica (soprattutto operistica) che Martellini saprà costantemente coltivare nel corso della propria vita.

Martellini padre lavora come autista di una nobile famiglia capitolina ed è forse questo clima signorile a forgiare l’educazione del piccolo Nando. L’amore per lo sport nasce in lui presto e sfocia in un viaggio – premio sia per aver brillantemente superato gli esami di Quinta Ginnasiale (presso il Collegio San Giuseppe – Istituto De Merode, esclusiva scuola sita in Piazza di Spagna), sia per festeggiare i quindici anni con gli amichetti del cuore, destinazione Berlino per i Giochi dell’XI Olimpiade. È l’agosto del 1936. Il ragazzo sa già quel che vuole: diventare un giornalista sportivo, magari il successore di Nicolò Carosio alla radio. Nel frattempo pratica qualche disciplina, eccellendo nel nuoto (infatti diventa campione regionale juniores per il Lazio della staffetta 4×100).

Il desiderio di parlare di calcio al microfono cresce comunque dopo aver dato con profitto molti esami presso la facoltà di Agraria dell’ateneo di Perugia. Frattanto, con la caduta del fascismo, anche l’Ente radiofonico di Stato cambia denominazione: non più E.I.A.R., ma R.A.I. – Radio Audizioni Italiane. È l’estate 1944: Roma è stata appena liberata, per cui si cercano nuove voci e nuovi giornalisti, specie tra i giovani studenti universitari. Tra questi arrivano Corrado Mantoni, matricola di Giurisprudenza de “La Sapienza”, che diventa subito annunciatore, e appunto il ventitreenne Martellini. Racconta la figlia Simonetta:

Papà cercava lavoro, e l’aveva trovato come bibliotecario presso i principi Barberini; alla vigilia del suo primo giorno di lavoro, gli arrivò una lettera della Rai, in risposta alla sua richiesta di assunzione come annunciatore: «Ci dispiace, scrivevano, l’organico degli annunciatori è al completo. Se vuole, cerchiamo giornalisti» […] Non si laureò presto. Appena assunto faceva sempre il turno dell’alba per poter frequentare l’università, che poi abbandonò. Solo vent’anni più tardi prese quella benedetta laurea, dietro le pressanti insistenze di mia madre. Che – detto per inciso – conobbe proprio nel ’44 nei corridoi della Rai. Lei al tempo era segretaria in direzione, e lui tutte le mattine alle quattro si impossessava della macchina da scrivere di mamma (ce n’erano poche, ai tempi). Si sposarono dieci anni dopo; nel frattempo lei era diventata la segretaria della redazione radiocronache di Vittorio Veltroni.

Tuttavia i primi impegni del giovane redattore del Giornale Radio non sono legati allo sport, bensì alla politica estera, per giunta in un momento cruciale della storia (sono anni in cui, per effetto del secondo conflitto mondiale, cambiano molte cose). Durante questa gavetta, in attesa di coronare il sogno di affiancare il già mitico Carosio nelle cronache degli avvenimenti agonistici, Nando, a tempo perso, fa anche l’orchestrale come batterista. A lui, come già detto, piace molto la musica: ascolta le opere liriche e ne diventa esperto, tra i compositori classici predilige Piotr Ilic Ciaikovski, ma pure le canzoni sono il suo forte, specie quelle dell’epoca, in bilico tra swing e melodia. Inoltre egli impara a giocare a bridge e, quando trascorre le vacanze al mare, si diletta nella pesca.

Grazie all’incoraggiamento di Vittorio Veltroni, capo delle radiocronache, Nando Martellini trasmette la sua prima partita di calcio non ancora venticinquenne. È il 5 maggio del 1946: per la seconda giornata di andata del girone finale del campionato di serie A (il primo dopo la guerra e per questo inizialmente articolato in due gruppi, Alta Italia e Centro-Sud), si affrontano, allo Stadio della Vittoria di Bari, i “galletti” pugliesi e l’emergente Napoli, che chiudono l’incontro con due reti a testa[1]. Nel 1948 ecco il primo Giro ciclistico d’Italia, ma solo dopo il documentario extra-sportivo Italiani lungo il Canale del 1950, incontro con i nostri connazionali stabilitisi per lavoro nell’area attraversata dal Canale di Suez, Martellini sposa definitivamente la causa sportiva. Alle Olimpiadi di Melbourne del 1956 egli è l’unico inviato del Giornale Radio: c’è già la Nazionale di calcio, con la creazione, assieme a Carosio e al giovane Enrico Ameri, di una triplice conduzione, destinata a protrarsi sino a metà degli anni ’60. Frattanto, il 22 ottobre 1958, con il servizio in Eurovisione da Londra sull’incontro vinto per 5-0 dall’Inghilterra sull’Unione Sovietica[2], comincia la lunga e ancor più ricca e fortunata carriera TV, destinata a concretizzarsi in sei Mondiali di calcio, cinque Europei, svariate finali di Coppe Europee e di Coppa Intercontinentale e financo altri cinque Giri d’Italia (dal 1965 al 1969). Con Francia – Italia 2-2 del 9 novembre 1958[3], Martellini si alterna con Carosio anche in TV nel seguire le partite degli azzurri. Sono anni non facili, con squadre nazionali azzurre composte da singole individualità eccezionali sotto il profilo tecnico ma che non riescono ad amalgamarsi bene, sbandando miseramente nelle occasioni più importanti. La radiocronaca del secondo tempo di Italia – Messico 5-0, disputatasi a Firenze il 29 giugno 1966 e ultima partita preparatoria in vista dei poi disastrosi Mondiali d’Inghilterra[4] sarà anche l’ultimo servizio solo audio su un incontro della nostra Nazionale effettuato da Martellini, destinato a sposare definitivamente la causa televisiva, anche approfittando delle difficoltà, proprio dopo il torneo iridato, del rinnovo contrattuale di Carosio (che in RAI, è bene ricordarlo, lavora con il grado di collaboratore), ma per fortuna “Nick” ritorna tra i ranghi. Per il piccolo schermo, comunque, Nando già cura da anni un appuntamento ormai canonico, destinato a restare tale per moltissimo tempo ancora: la cronaca registrata, in onda intorno alle 19,00 della domenica, di un tempo della principale partita di ciascuna giornata del massimo campionato, presto ribattezzata il “Martellini-show”, con qualche sostituzione di Giuseppe Albertini, dello stesso Carosio, di Ezio Zèfferi e, più tardi, di Bruno Pizzul e di Giorgio Martino.

Con “Zio” Ferruccio Valcareggi in panchina, la nostra squadra nazionale comincia a macinare un gioco più convincente e spettacolare, caratterizzato dalle splendide reti di Gigi Riva e dal dualismo tra Gianni Rivera e Sandro Mazzola, due personalità molto forti dal punto di vista non solo agonistico. Arrivano finalmente risultati migliori ed è Nando Martellini ad annunciarli ai telespettatori, a cominciare dal primo titolo europeo, conquistato allo Stadio Olimpico di Roma il 10 giugno del 1968. Poi arrivano i Mondiali del Messico nel 1970: la punizione inflitta a Carosio, cui viene attribuita un’osservazione razzista mai pronunciata, in realtà, da lui durante la partita tra Italia e Israele per l’annullamento di una regolarissima rete realizzata da Gigi Riva su segnalazione del guardalinee etiope Tarekegn (a dire il vero, si fa di tutta l’erba un fascio, prendendo spunto da alcune affermazioni formulate in sede radiofonica dai giornalisti Antonio Ghirelli ed Eugenio Danese)[5], vede Martellini in veste di commentatore delle rimanenti partite azzurre, compresa quella che, in ottemperanza all’ormai abituale alternanza, sarebbe toccata a “Nick”. Guarda caso, si tratta di Italia – Germania Ovest, la semifinale del 17 giugno 1970 allo stadio “Azteca” di Città del Messico, una piacevole, emozionante e festosa notte bianca per i nostri tifosi incollati al video, con la voce di un quasi commosso Nando, puntuale e deciso nel raccontare quella sarabanda di reti segnate durante i movimentati tempi supplementari. Data la buonanotte ai telespettatori e spento il microfono, il telecronista si lascia andare a un liberatorio pianto, figlio più della tensione che della gioia, tanto che il collega inglese della BBC Kenneth Wostenholme, venuto da lui a complimentarsi per la vittoria italiana, lì per lì non capisce il perchè di quella reazione apparentemente fuori luogo. Comunque, anche per le emozioni date ai tifosi durante quella leggendaria notte, con l’inizio del 1971 Nando Martellini diventa voce “stabile” della Nazionale italiana in TV, ruolo che onorerà sempre, tanto nei momenti gioiosi che in quelli “neri”, mancando all’appuntamento solo cinque volte in quindici anni: un incontro di allenamento pre-Euro ’80 svoltosi a Como contro la Nazionale B ungherese, la finale di Napoli per il terzo e quarto posto degli stessi Europei 1980, persa ai rigori dalla compagine di Bearzot contro la Cecoslovacchia, l’amichevole di beneficenza giocatasi a Roma contro una selezione europea in favore dei terremotati dell’Irpinia (febbraio 1981), tutte e tre affidate d’ufficio a Bruno Pizzul, la partita in Lussemburgo dell’ottobre 1980 che aprì le qualificazioni ai Mondiali poi vittoriosi di Spagna ’82 (con Pizzul in cabina di commento all’ultimo momento al posto di Martellini, influenzato) e il match con l’Inghilterra disputato in Messico nel 1985, appena otto giorni dopo la strage dello stadio Heysel di Bruxelles, con il doveroso “via libera” allo stesso Pizzul, che era stato l’attonito e sconcertato narratore di quella tragedia[6].

Sono gli anni del declino dei “messicani” e del pronto rilancio, frutto di una rifondazione iniziata dal “Dottor Pedata” Fulvio Bernardini e portata avanti alla grande da Enzo Bearzot, con il soddisfacente quarto posto in Argentina nel 1978 e l’inatteso trionfo spagnolo del 1982, con le gesta dell’oggi compianto Paolo Rossi e Marco Tardelli, “Spillo” Altobelli, Bruno Conti e naturalmente, come ciliegina sulla torta, l’urlo gioioso di Martellini seguito al triplice fischio di chiusura della finalissima al “Santiago Bernabeu” di Madrid: «Campioni del mondo! Campioni del mondo! Campioni del mondo!» Oltre alle telecronache, per le quali Martellini si aggiudica, nel 1975, sia il premio “Bruno Roghi” che la Targa “Leone Boccali”, c’è spazio pure per un paio di conduzioni di rubriche sportive televisive: Dribbling (poi Sabato sport, 1973-76), Sport Tre (1981–83) e Domenica Gol (1983-86). Nel mezzo, la direzione del Pool Sportivo TV.

L’età avanza, le papere crescono. Già in passato Martellini era stato protagonista di un’involontaria gaffe, precisamente durante la telecronaca da Katowice della semifinale di Coppa delle Coppe del 15 aprile 1970 tra il Gornik Zabrze e la Roma (protrattasi ai tempi supplementari), complice un errore di calcolo. Bisogna sapere che allora vigeva nei tornei UEFA una strana regola, poi abolita e solo recentissimamente ripristinata: a parità di marcature nei doppi confronti, le reti messe a segno fuori casa valevano il doppio solo nei tempi regolamentari e non più nei prolungamenti. Di questo Nando non tenne conto per l’emozione suscitata dal gol messo a segno da Francesco Scaratti all’ultimo minuto del secondo tempo supplementare, annunciando così la qualificazione dei giallorossi, allora allenati da Helenio Herrera, alla finalissima. In realtà ci voleva una “bella” per stabilire l’avversario del Manchester City nella finale prevista per il 29 aprile a Vienna, fatto sta che, all’annuncio dato in diretta TV, i tifosi più accaniti cominciarono a fare festa, ma vennero bloccati da due notisti del “Corriere dello Sport” che rivelarono l’amara verità. Andò a finire che non solo la Roma beffardamente perse per il sorteggio con la monetina lo spareggio di Strasburgo, ma anche che Martellini “espiò” il proprio sbaglio offrendo una cena al più importante gruppo organizzato di sostenitori romanisti del periodo[7].

13 novembre 1982: stavolta Martellini è a Milano, allo stadio di San Siro, per trasmettere l’incontro di qualificazione agli Europei di Francia 1984 tra Italia e Cecoslovacchia. Tra i campioni del mondo gioca sin dal primo minuto Alessandro Altobelli, marcato da un roccioso terzino, un certo Frantisek Jakubec. Durante i ripetuti duelli tra l’attaccante dell’Inter (che segna anche la prima rete: la partita finirà 2-2) e il difensore ceco, Martellini se ne esce un paio di volte con un «Jacobelli» che disorienta un po’ i telespettatori e che fa sorridere Jader Jacobelli, il curatore di Tribuna politica, il quale telefona divertito il giorno dopo all’amico e collega Nando per dirgli: «Non credevo, alla mia età, di avere ancora il fisico ideale per giocare a calcio e vestire la maglia azzurra»[8].

Nel maggio 1986 la Nazionale italiana di calcio parte per il Messico, dove proverà senza successo a difendere il titolo iridato conquistato quattro anni prima a Madrid. Per Nando Martellini, che compirà 65 anni ad agosto, dovrebbe essere l’ultimo campionato del mondo da protagonista del microfono, tanto che si prepara spiritualmente all’“addio” con un bel libro di aneddoti dal titolo Da Messico a Messico (via Madrid) e magari con un discorsetto di commiato in chiusura della telecronaca della finalissima. Arrivato nel paese nordamericano, che sta riprendendosi dalle gravi conseguenze di un terremoto avvenuto nel precedente settembre, sembra che non ci siano problemi, tanto che egli è regolarmente in cabina il 25 maggio a commentare l’incontro di allenamento tra gli azzurri di Bearzot e il Guatemala[9]. Un paio di giorni dopo, però, un’improvvisa tachicardia lascia il nostro telecronista numero uno senza voce. Dolorosa, ma inevitabile, la decisione di tornare a Roma a riposare, a seguire il torneo dagli studi RAI per eventualmente inserirsi in caso di interruzione dell’audio durante gli incontri dell’Italia (non capiterà mai, laddove quel “Mundial” è pieno di collegamenti accidentati: piuttosto Nando Martellini sostituirà Giorgio Martino in occasione di Marocco – Portogallo)[10]. Immediata è l’investitura di Bruno Pizzul e da qui si apre un altro ciclo della storia del calcio azzurro in televisione.

Nando Martellini saluta i telespettatori da Los Angeles il 27 luglio 1986, per la cronaca di una partita – esibizione tra una squadra di calciatori centro e sudamericani e un’altra di europei, africani e asiatici[11], e diventa un pensionato a tutti gli effetti. Tuttavia non gli va di stare in ozio: per la Logos TV di Torino realizza una serie di videocassette dedicate alla storia delle grandi squadre calcistiche italiane; cura i collegamenti esterni per il Processo del Lunedì nel 1986-87; ritorna a commentare qualche incontro per la RAI (1988-92, tra cui cinque partite di Italia ’90) e addirittura per la Fininvest (1992-94). È ospite fisso di Quelli che il calcio… con Fabio Fazio tra il 1996 e il ’98, mentre per la Radio Vaticana cura da anni una rubrica di musica operistica e prepara dei corsivi di attualità (ne ricordiamo uno, molto significativo, sulla “pericolosità” di certi super-eroi dei cartoni animati, come le Tartarughe Ninja e i Power Rangers). Mentre la primogenita Simonetta segue le sue orme come giornalista, Martellini si dedica alla famiglia, ai nipotini, alle barzellette, di cui è un cultore tanto accanito quanto raffinato. Tuttavia non resiste al richiamo del microfono quando, nel 2003, RadioRAI gli offre di dialogare per telefono con gli ascoltatori per commentare la giornata del massimo campionato di calcio dopo il posticipo della domenica sera. Seppur malato, Martellini accetta volentieri e collabora sino al 14 marzo 2004: poi, purtroppo, le sue condizioni di salute peggiorano progressivamente. Il grande commentatore sportivo si spegne il 5 maggio, esattamente 58 anni dopo la sua prima radiocronaca di calcio, ed è rimpianto da generazioni di tifosi che lo hanno puntualmente seguito nell’arco di quasi sei decenni. Ben presto la città di Perugia gli dedica il piazzale antistante il locale Palazzetto dello Sport, mentre un torneo per squadre-allievi, in programma annualmente a Limone sul Garda, nel Bresciano, viene intitolato alla sua memoria, ma l’omaggio più grande e sentito è quello di Roma, la sua città, nella persona di un amico di sempre, l’allora sindaco Walter Veltroni, figlio di quel Vittorio sotto la cui direzione Martellini aveva debuttato nella redazione del Giornale Radio: gli viene dedicato uno stadio situato nei pressi delle Terme di Caracalla.

[1] Bari, 5 maggio 1946: Bari – Napoli 2-2 (1-1). Reti: 17’ Lushta (Napoli), 25’ Orlando (Bari), 48’ Maestrelli (Bari), 72’ Barbieri (Napoli).

[2] Londra, 22 ottobre 1958: Inghilterra – Unione Sovietica 5-0 (1-0). Reti: 41’, 61’ e 80’ Haynes, 84’ B. Charlton su rigore, 89’ Lofthouse.

[3] Parigi, 9 novembre 1958: Francia – Italia 2-2 (1-0). Reti: 15’ Vincent (Francia), 57’ e 65’ Nicolè (Italia), 84’ Fontaine (Francia).

[4] Firenze, 29 giugno 1966: Italia – Messico 5-0 (2-0). Reti: 26’ e 34’ Bulgarelli, 64’ Rivera, 78’ Mazzola, 85’ Rivera.

[5] Tutto accadde alla radio nel dopo partita di Italia-Israele. Antonio Ghirelli, all’epoca direttore del Corriere dello Sport, intervistato da Mario Gismondi disse, riferendosi al gol di Riva annullato in seguito alla segnalazione del guardalinee etiope Seyoum Tarekegn, «È stata la vendetta del Negus» senza comunque intenzioni offensive. Passò invece inosservato il commento finale di Eugenio Danese, decano dei giornalisti sportivi italiani e inventore tra l’altro dei termini «zona Cesarini» e «azzurrabili», che a proposito del gol annullato a Riva disse «Non vogliamo essere cattivi, ma il guardalinee era etiope, cioè africano».

[6] Ecco come andarono le partite che costituirono oggetto delle primissime, ancora occasionali telecronache “azzurre” di Bruno Pizzul: Como, 1° giugno 1980: Italia – Ungheria B 4-1 (1-0) (partita di allenamento non ufficiale, trasmessa dalla RAI in bianco e nero per la scarsa illuminazione dello stadio “Sinigaglia”). Reti: 12’ Graziani (Italia), 65’ Nogy rigore (Ungheria), 75’ Antognoni (Italia), 79’ Bettega (Italia), 82’ Graziani (Italia); Napoli, 21 giugno 1980: Italia – Cecoslovacchia 9-10 (dopo i calci di rigore e senza tempi supplementari: 0-0, 1-1, 8-9). Reti: 53’ Jurkemik (Cecoslovacchia), 72’ Graziani (Italia). Rigori trasformati nell’ordine da: Causio (Italia), Masny (Cecoslovacchia), Altobelli (Italia), Nehoda (Cecoslovacchia), G. Baresi (Italia), Ondrus (Cecoslovacchia), Cabrini (Italia), Jurkemik (Cecoslovacchia), R. Benetti (Italia), Panenka (Cecoslovacchia), Graziani (Italia), Goegh (Cecoslovacchia), Scirea (Italia), Gajdusek (Cecoslovacchia), Tardelli (Italia), Kozak (Cecoslovacchia), Barmos (Cecoslovacchia). Errore di Collovati (Italia); Lussemburgo, 11 ottobre 1980: Lussemburgo – Italia 0-2 (0-1). Reti: 33’ Collovati, 77’ Bettega (espulsi Causio e Schreiner all’80’ e Antognoni all’ 89’); Roma, 25 febbraio 1981: Italia – Resto d’Europa 0-3 (0-1). Reti: 32’ Simonsen, 56’ Halilhodziç, 79’ Woodcock; Città del Messico, 6 giugno 1985: Italia – Inghilterra 2-1 (0-0). Reti: 73’ Bagni (Italia), 74’ Hateley (Inghilterra), 89’ Altobelli (Italia).

[7] Roma, 1° aprile 1970: Roma – Gornik Zabrze 1-1 (0-1). Reti: 21’ Banas (Gornik), 53’ Salvori (Roma); Katowiçe, 15 aprile 1970: Gornik Zabrze – Roma 2-2 (dopo i tempi supplementari: 0-1, 1-0, 1-0, 0-1). Reti: 10’ Capello su rigore (Roma), 60’ Lubanski su rigore (Gornik), 92’ Szarinski (Gornik), 120’ Scaratti (Roma); Spareggio a Strasburgo, 22 aprile 1970: Roma – Gornik Zabrze 1-1 (dopo i tempi supplementari: 0-1, 1-0, 0-0, 0-0. Vittoria del Gornik per sorteggio). Reti: 42’ Lubanski (Gornik), 57’ Capello su rigore (Roma).

[8] Milano, 13 novembre 1982: Italia – Cecoslovacchia 2-2 (1-1). Reti: 13’ Altobelli (Italia), 26’ Sloup (Cecoslovacchia), 65’ Kapko autorete (Italia), 70’ Chaloupka (Cecoslovacchia).

[9] Città del Messico, 25 maggio 1986: Italia – Guatemala 4-0 (1-0) (partita di allenamento non ufficiale). Reti: 21’ e 63’ Altobelli, 70’ Galderisi, 83’ Altobelli.

[10] Guadalajara, 11 giugno 1986: Marocco – Portogallo 3-1 (2-0). Reti: 19’ e 26’ Khairi (Marocco), 62’ Krimau (Marocco), 80’ Diamantino (Portogallo).

[11] Pasadena – Los Angeles, 27 luglio 1986: American All Stars – Resto del Mondo 6-5 (dopo i calci di rigore, senza tempi supplementari: 0-1, 2-1). Reti: 14’ Butcher (Resto del Mondo), Rossi (Resto del Mondo), 79’ Cabanas (American All Stars), 88’ Maradona (American All Stars). Rigori trasformati da Falcao, Alemao, Cabanas e Maradona (American All Stars) e Rossi, Leroy e Strachan (Resto del Mondo). Errori di Amoros e Park Chang-Sun (Resto del Mondo).

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